La carovana dei mondi

di Alberto Cecon “cek”

Su veloci vascelli viaggiavamo – ricordi? – sospinti da vorticosi venti solari, il silenzioso scintillio delle stelle ci condusse ai confini del Cosmo, laddove, in nebulose di nebbia purpurea, spesso ci perdemmo, ritrovando poi noi stessi e i segreti degli spazi siderali.
Sconosciuti satelliti scoprimmo, e pianeti popolati da piante, e strane forme di vita invisibili, e formazioni di pietre pensanti; incuranti di credi, costumi, culture da noi molto diversi, visitammo le vaporose regioni al di là dell’ignoto, alieni in aliene contrade sulle strade del Tempo.
Per centinaia di migliaia di anni navigammo senza una meta, senza fretta, senza il dovere di cercare una fissa dimora; come naufraghi in un dolce naufragio, ci lasciavamo sospingere dallo sciabordio delle onde gravitazionali, e solo una prematura supernova, o una stella esplosa in un perduto passato ci faceva da faro. 
Colonizzatori senza casa, ogni pianeta era il nostro Paese, a ogni emporio scambiando ogni nostro avere; collezionisti di conoscenza, senza guerre conquistavamo le galassie, a tutti offrendo ogni nostro sapere; felici nomadi dell’infinito, con carovane di temprato titanio, con astronavi color cobalto solcavamo le solitarie autostrade dell’Universo.
Poi un giorno, in un’epoca remota, in un posto imprecisato, l’immobile marea (o l’imperizia di un pilota) ci sospinse su un mondo misterioso, popoloso di primitivi pitecantropi, creature curiose, bipedi parlanti – forse intelligenti; come dèi, con divini onori, con devoti furori ci accolsero, ci accudirono, ci costrinsero a rimanere. Nel lento volgere delle ere, per lunghissime generazioni ci frequentammo, incrociammo i nostri destini, scambiammo i nostri geni, generando nuove genti, una progenie più evoluta – il genere umano.
Fu allora che dimenticammo. Più forti ma più folli, più sapienti e meno saggi, scordammo come si fa a volare, non riuscimmo più a solcare le vie del cielo, e rimanemmo a terra; attaccati a questo nuovo suolo, radicati ormai a una realtà diversa, il nostro sguardo si levò sognante alle lontane stelle perdute il cui lucore ci rammentava qualcosa – ma cosa? – che non riuscivamo più a ricordare.
Stregati da questa nuova luna, quando sale con riflessi d’argento tra le fronde fruscianti degli alberi nel chiarore notturno; catturati dal bagliore vermiglio del nostro nuovo sole, quando scende in un lago di fuoco nei tramonti d’estate; accarezzati dal profondo respiro della brezza mattutina, quando sembra soffiare dagli astri sospesi in un sopore cremisi, ecco, allora ricompare prepotente l’antico ricordo, il dimenticato desiderio, la struggente nostalgia delle stelle.
E noi torniamo a volare, come un tempo, a navigare nei fluttuanti abissi siderei, a esplorare con immutato stupore gli infiniti oceani dell’Universo, ma solamente – ahimè – con la nostra mente, nei nostri cuori, dentro i nostri sogni – e così sarà per sempre.

We sail, through endless skies, stars shine like eyes, the black night sighs;
The moon, in silver trees, falls down in tears, light of the night;
The Earth, a purple blaze, of sapphire haze, in orbit always;
While down, below the trees, bathed in cool breeze, silver starlight, breaks down the night;
And so, we pass on by, the crimson eye, of great god Mars, as we travel the universe…
Black Sabbath, Planet Caravan

__________
Alberto Cecon “cek”
Nato a Monfalcone e vissuto tra Ulthar, Tlön e Sadastheria, antichista contemporaneo, crononauta ritardatario, necromante freelance, scrive (anche) fs per sublimare la mancata carriera astronautica, alla quale non ha ancora del tutto rinunciato. Aspirante scrittore part-time e lettore full-optional, in attesa di essere ricontattato dagli alieni ha fondato Sadastor Edizioni, per far conoscere altre dimensioni agli umani.
Sadastor Edizioni – Cek’s Corner

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(marco manicardi)
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