L’ultimo incredulo

di Federico Giacanelli “Bolso”

Il silenzio è così assordante che rimbomba nelle orecchie.
– Che ore sono?
– Che domanda è? Non lo sai?
– Che ore sono?!?
L’uomo di fronte a me tira fuori un oggetto circolare di metallo. Una lunga catena sottile lo lega al suo vestito. Ha il quadrante di una app da orologio analogico. Ha le lancette, ha i numeri, ha pure la lancetta dei secondi che si muove, solo che è di metallo. Fa un suono buffo, come un ticchettio.
L’uomo ruota la vite in cima al quadrante, poi lo guarda: “Le tre e quarantatré”.
Tiro fuori il mio smartphone con processore a 128 bit, lo schermo nero, vedo il simbolo di una batteria lampeggiare freneticamente con l’ultima striscia di pixel rimasti, rosso intenso, appena in tempo per veder comparire il logo luminoso al centro del rettangolo nero. Cinque secondi dopo il nulla elettronico.
– Quella non la trovi più. Neanche al mercato nero. Non darti troppa pena: ormai è andata.
La voce mi si strozza in gola:
– E adesso come faccio?
– Non ti servirebbe comunque.
– Come faccio… Come faccio? COME?!?
L’uomo mi mette una pacca sulla spalla.
– Usalo come fermacarte di design. Bevi qualcosa? Hai fame?
“Carte? Quali carte?”
Cerco di ricompormi, mi calmo e faccio un cenno all’uomo dietro il banco.
– Due birre. Grandi. Anche qualcosa da sgranocchiare.
Allungo il mio iPhone sul bancone. Il barista sorride, l’uomo scuote la testa, mette una mano sulla mia e spinge l’iPhone nuovamente verso di me.
– Lascia fare a me.
L’uomo mette sul bancone due pezzi di carta rettangolari. Li avevo visti solo in foto. Inutile cercare una conferma in rete. Le banconote esistono solo sui, sugli…
– Queste le avrai viste sui libri di storia, vero? Peccato che non esistano più neanche quelli.
Gocce di sudore mi scorrono sulle tempie, sul collo e sulla schiena. Sono gelide. Posso sentire il battito del mio cuore risuonarmi nel petto e rimbalzarmi i testa. Tonfi di terrore.
– L’hanno spenta. Tutta quanta. Hanno inibito prima gli hub, poi la backbone, poi le torri e le antenne. I terminali come il tuo li hanno lasciati morire di morte naturale, entropica.
Non ci avevo mai creduto, c’era sempre qualcosa di acceso, doveva esserci. I dati, gli affari, le infrastrutture, l’industria, la cultura, i ricordi… I nostri ricordi erano sulla nuvola. Sulla rete.
– Avevo sempre fatto backup…
– E con cosa lo leggi ora, col grammofono? Hai stampato qualcosa, almeno?
Chiudo gli occhi, mi asciugo il sudore cercando di calmare respirazione e tachicardia.
– Ho venduto l’ultima stampante dodici anni fa.
– Male. Dovevi essere più previdente.
Mi guardo intorno sconsolato. Gli occhi pieni di lacrime.
– Avevo petabyte di dati, intere filmografie, video ancora da montare, la mia vita e quella della mia famiglia in migliaia di foto, documenti di lavoro, modelli tridimensionali, giochi e… Libri. Non hai idea di quanti libri volevo leggere prima di diventare troppo vecchio.
L’uomo mi guarda con un sorriso paterno.
– Sentiti più leggero. Il grosso è andato e di tutto si può fare a meno. I libri, quelli sì, sono un problema: i libri elettronici non esistono più e i libri di carta… Beh troveresti più facilmente dei diamanti prima di imbatterti in un libro, un vero libro.
Balbetto qualcosa di incomprensibile anche a me.
– Ne hai conservato qualcuno prima del grande switch, vero? Ne avrai una o due casse ben nascoste in casa, di’ la verità!
Non dico niente e ricomincio a sudare. Il sorriso dell’uomo si spegne. Ora è scuro in volto.
– Almeno devi sapere che ore sono se vuoi ricominciare.
Mi avvicina l’orologio strisciandolo sul bancone. Il rumore metallico mi fa trasalire. Il ticchettio cattura la mia attenzione.
“Le tre e cinquantasette”.
– Segnati tutto, pensieri, ricordi, appuntamenti, qualsiasi cosa possa esserci utile.
Lo guardo come la vacca guarda il treno.
– Prendi. Non una parola, io non ti ho dato nulla.
Mi porge una penna e un quadernino nero, rilegato in pelle o almeno così mi sembra. Una fettuccia di stoffa pende dalle pagine, un elastico lo tiene chiuso.
– È ora di ricominciare: tu, io, tutti quanti. Ci vedremo ancora. Sei dei nostri. Coraggio!
– Coraggio? Avercene! Ma come faremo a…
Mi giro e l’uomo è già sparito.
Finisco la mia birra ed esco nella notte nera come uno schermo spento.
Dopo pochi passi ho un pensiero fugace. Prendo il quadernino e me lo scrivo. Con la penna.
Ricominciare. Sì.
Non manca molto all’alba.

__________
Federico Giacanelli “Bolso”
45 anni il giorno in cui è uscito l’eBook. Ha fatto il fisico per capire ordine alle cose della vita. Ha fatto l’informatico per mettere in ordine i dati della vita. Ha fatto il fotografo per catturare la bellezza dell’ordine delle cose della vita. Ha suonato pianoforte per molti anni perché ne era innamorato. Scrive sul web perché l’ordine delle cose senza le connessioni non porta a niente. Fed’s Bolsoblog

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(marco manicardi)
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