3 giorni dopo

di Alessandro Vicenzi “Buoni Presagi”

Palestina. I secolo dopo Cristo.
Una strada nei pressi di Gerusalemme.

Maria e Tommaso non potevano credere ai loro occhi. Il Maestro era davanti a loro. Sulle prime, lo avevano scambiato per un contadino che andava con il passo stanco verso i suoi campi, verso di loro.
Ma il Maestro era morto.
Morto e sepolto.
Da tre giorni.
Avevano assistito alla sua crocifissione, nascosti tra la folla.
Lo avevano visto morire, soffiare via la vita che gli era rimasta.
C’erano quando il suo corpo era stato deposto dalla croce. C’erano quando era stato adagiato nel sepolcro, protetto da una pesante pietra.
Ma ora il Maestro era lì, sulla strada assolata, a pochi metri da loro.
Il corpo era livido, di un bianco innaturale.
Il colore della morte.
Ma il volto era il suo.
Era quello dell’uomo che avevano seguito per tre anni, l’uomo che uno dei suoi discepoli aveva venduto ai suoi nemici.
Maria cadde in ginocchio. Lei non aveva mai creduto a quella follia del figlio di Dio, ma ora davanti agli occhi aveva la prova tangibile del suo errore.
Lui era tornato dalla morte, dopo tre giorni. Come aveva predetto.
Il Maestro avanzò verso di loro.
Tommaso scrutò il Maestro. Da vicino, non aveva un bell’aspetto, come tutti i cadaveri di tre giorni. Era seminudo e i suoi lembi della ferita al costato causata dalla lancia di un centurione romano erano coperti di piccoli vermi bianchi e mosche. Lo stesso i polsi e le caviglie, forati dai chiodi.
Tommaso fece un passo avanti e tese una mano, come per volere essere sicuro che quello che vedeva fosse vero, non una semplice allucinazione.
«Sei veramente tu, Maestro?» chiese.
Il Maestro non rispose. Increspò le labbra in quello che Tommaso interpretò come un sorriso. E poi abbracciò il suo discepolo.
La pelle del Maestro era fredda. Gelida. Tommaso fu percorso da un brivido di fastidio quando sentì le labbra del Maestro appoggiarsi al suo collo. Non capiva. Non era quello il bacio che si scambiavano di solito.
Poi arrivò il dolore. I denti del Maestro erano affondati nella sua carne. Urlando, Tommaso spinse via il corpo del Maestro, si portò una mano al collo ferito e guardò incredulo il sangue che la macchiava.
Maria urlò. Si alzò in piedi e cercò di scappare, ma il Maestro le fu addosso. La sua bocca si avvicinò al corpo di Maria.
Lei amava essere morsa con delicatezza durante l’intimità e amava come il Maestro lo faceva. Ma quella volta non fu né dolce né piacevole e le urla di Maria non erano solo di dolore.
Erano paura. Follia.
Tommaso, disperato, cercò di staccare il corpo del morto da Maria, ma non ci riuscì. Aveva perso troppo sangue, sentiva la testa girare, percossa da un sole che batteva implacabile come il fabbro che forgia i chiodi. Cadde a terra.
Un attimo prima che i sensi lo abbandonassero, li vide.
Gli angeli.
Erano comparsi dal nulla, sembravano nudi e la loro pelle era di un biancore accecante.
Uno di loro allungò un braccio verso il Maestro. La testa del Maestro scomparve. Cessò di esistere.
L’angelo si chinò su Maria, le sue mani diventarono di luce e Maria smise di urlare.
Un altro angelo fece lo stesso con Tommaso. Passò una mano sulla sua ferita e il sangue smise di scorrere. Tommaso sentì un senso di pace, di benessere.
Gli angeli sorrisero.
Uno di loro aveva caricato sulle spalle il corpo del Maestro.
Con un lampo di luce, gli angeli scomparvero. E con loro il Maestro.
Erano tornati in cielo. Erano tornati alla casa del Padre.

*

Rapporto pattuglia TemPolice n. 3.14. Mod. Ipsilon Delta.

Identificate coordinate spazio-temporali del frammento Σ-3 del satellite infetto Oremor. (cfr. rapporto AVG280979)
Intervenuti, trovavamo un solo caso di infezione, con resurrezione post-mortem, e due potenziali infetti.
Eliminato il primo, abbiamo curato i secondi. Non è stato però possibile riprogrammare le loro memorie a causa di un malfunzionamento dell’unità CarCanc. Considera l’epoca arretrata, tuttavia, si ritiene che l’evento verrà interpretato come intervento sovrannaturale con scarse ricadute se non locali.
Il corpo dell’infetto è stato portato alla centrale per i rilievi medici necessari.

__________
Alessandro Vicenzi “Buoni Presagi”
Vive tra Genova e Bologna, praticamente su un Intercity. Scrive delle cose lunghe su βuoni presagi e delle cose brevi su nipresa.

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(marco manicardi)
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