Solo più sensibile

di Simone Magnani “Purtroppo”

Toglietemi questa luce dalla faccia!
Non mi state interrogando. Sono io che ho chiesto di parlare. E questa volta vi racconto tutto.
No, eh! Non voglio vedere quelle facce perplesse.
Ascoltatemi fino alla fine. Tanto sono breve, quando voglio.
La Terra è un pianeta molto prezioso nell’economia di questa parte di universo.
Se ci pensate: mica sono tanti i pianeti così fortunati da essersi formati alla giusta distanza dalla loro stella. In un equilibrio grazie al quale riescono a essere non troppo caldi e non troppo freddi. Tanto da mantenere allo stato liquido quell’aggregato di idrogeno e ossigeno che qui chiamiamo “acqua”.
Sì, ma voi non vi rendete neanche conto che l’acqua è così preziosa. Noi ne abbiamo il pianeta ricoperto per la maggior parte. Io sono sicuro che in altre parti dell’universo ci sono guerre per riserve molto più piccole di quelle che abbiamo qui. E, e, e voi ci buttate pure la spazzatura, idioti! Ci lavate l’Opel la domenica mattina e ci pisciate dentro, quando andate in spiaggia. Lasciatemelo dire: siete proprio cretini. Mi spiace solo essere un terrestre come voi. OK, OK, vado avanti…
Una di queste civiltà ha avviato un programma per tutelare le riserve universali d’acqua. E ha mandato uno di loro sulla Terra. Non sto qui a dilungarmi, anche perché rischierei di raccontarvi un sacco di cose imprecise. Ma da come l’ho capita deve essere una specie di esemplare geneticamente progettato per somigliarci il più possibile. Quindi biologicamente simile a noi e capace di vivere e ragionare come noi. Ma è uno di loro. Certo: uno di loro.
Gli hanno scritto nella memoria genetica i loro stessi valori. E quelli non glieli togli mica, neanche in cento anni!
La sua missione non deve esser davvero niente di avventuroso. Deve solamente stare sulla Terra. In modo da mandare dei rapporti periodici. Sì: una specie di vedetta annoiata. Lui deve solo raccontare dal di dentro come si comportano i terrestri. E controllare che non diventiamo troppo pericolosi per il nostro pianeta acquoso. È in tutto e per tutto come noi. Ma è uno di loro. Solo più sensibile.
L’esemplare si chiama MXC-01N1, anche se sulla terra ha dovuto, ovviamente, trovarsi un altro nome. Non chiedetemi come l’ho saputo, non ora.
È stato portato in fase evolutiva iniziale, quella che sulla terra chiamiamo “neonato”. Solo così, si diceva, sarebbe stato in modo di mimetizzarsi e di imparare tutto degli umani. “Tra i terrestrei come un terrestre“. (Perché sono strasicuro che, in ogni angolo dell’universo, i generali sanno davvero trovare gli slogan più idioti, quando sono costretti a farsi approvare un progetto).
Sulla Terra MXC-01N1 è cresciuto. Ha studiato. Ha cominciato a ragionare come i terrestri. È andato a scuola con noi, anche se (bisogna dirlo) con dubbio profitto. Ogni tanto, quando doveva, ha mandato rapporti dettagliati al suo pianeta. Dopo venti dei nostri anni si è persino dimenticato di venire da fuori. Ricordate: è stato selezionato a partire dal suo DNA proprio perché era sensibile. La stessa sensibilità che gli ha permesso di capirci, di interpretarci e di avvicinarsi ai nostri modi. A vent’anni, dicevo, quasi tutti sulla Terra si sentono alieni. E lui era solo uno dei tanti.
Ah, ma guardate che nella base indotta geneticamente della sua memoria i formatori della Compagnia lo dicevano chiaramente. “Pensate come loro, nella loro lingua, agite come loro, vivete come loro. Solo così sarete naturali nei comportamenti“.
MXC-01N1 è finito non lontano da qui. In Italia. In Emilia, per la precisione. E tra le tante, possibili idee e forme di appartenenza si è appassionato al vecchio comunismo. Buffo no? Una delle tante strade possibili. Ma una delle più affascinanti, considerando com’erano i suoi vent’anni. Ha studiato, poco e senza fretta. Ma voglio vedere voi! Ha frequentato i posti dove si ritrovano quelli con la stessa idea. Alla fine ha imparato così bene da empatizzare. Da sentirlo come un valore proprio.
Il comunismo poi, ha un approccio alla realtà che non è poi così lontano dalle logiche della Compagnia.
Uguaglianza, risorse a disposizione di chi ha meno, gestione collettiva.
Solo che su questo benedetto pianeta acquoso, questa intuizione di società perfetta funziona meno. Non attecchisce, convince solo a tratti. Non vince gli egoismi cronici. È come un bel quadro che resta appoggiato al muro, per terra, aspettando che qualcuno lo appenda in alto.
Aspettando di essere visto e apprezzato. E intanto prende polvere e sembra brutto.
MXC-01N1 ha iniziato a coltivare anche altre passioni. Come un ventenne terrestre ha iniziato persino a suonare. Lo intuiva come un momento importante di aggregazione e di comunicazione. Sapete: a quell’età ci si illude anche fuori da questo sistema solare.
Se tra di voi c’è qualcuno che non è di questo pianeta è meglio che ci chiariamo. “Suonare”, sulla Terra, è usare le vibrazioni sonore per creare dei suoni piacevoli. Noi umani lo facciamo addirittura con le corde vocali. Un virtuosismo davvero particolare, se ci pensate.
MXC-01N1 non può cantare, anche se il suo organismo, meccanicamente potrebbe. Lui più che cantare parla. Parla. Parla con quell’accento. L’accento della terra dove è cresciuto.
Non fa ridere anche voi sentire uno che viene da un altro pianeta parlare così, con quel didascalico accento reggiano? Ma forse fa ridere solo me perché sono provinciale…
D’accordo non è di un’altra galassia ma il pianeta da cui viene è lontano almeno… Bah, lasciamo perdere. Vedo che mi guardate in modo strano strano.
Dicevo…
MXC-01N1 l’ha presa sul serio. Le sue canzoni sono dei lunghi monologhi. Chissà se quella retorica terrestre e quel certo gusto del grottesco sono voluti o casuali. Ma ha messo insieme pensieri, sogni, frammenti di vecchie relazioni alla Compagnia. E parla di comunismo. Di nostalgia senza tempo e senza spazio.
Parla di piccoli episodi. Fatti che noi terrestri finiamo per farci scorrere davanti e per dimenticare presto.
Parla di crostacei marchigiani. Di cioccolato piramidale barattato con esperienze cosmiche non parallele. Parla di ciclisti mezzi congelati, stupendosi per soprannomi floreali dati a un intero popolo. Parla di amori irrazionali che razionalmente finiscono e tutto viene fatto a metà. Nel dubbio di tagli asimmetrici di spazzolini da denti. Parla di avvicinamenti a paradisi dell’Est e a biscotti che erano buonissimi, quando faceva le scorte senza leggerne l’assetto proprietario sulla confezione. Parla di insegnanti scuri e di saltatori in alto che usano stili superati. Parla di gomme da masticare alla cannella, che fuori dalla Terra mica le trovi.
Parla di sé, ma se hai la voglia di ascoltarlo, qualche volta ti può dare l’impressione che parli anche di te.
Se vi capita ascoltatelo. Sempre che ascoltiate la musica, voi che adesso mi puntate questa luce in faccia e fate tutte queste domande.
Forse, adesso che vi ho raccontato chi è veramente, lo ascolterete con un’altra curiosità.
Ah dimenticavo. Non chiedete in giro di MXC-01N1.
Nessuno lo conosce con quel nome lì.
No non sono pazzo, è tutto vero! Ascoltatelo, se non mi credete!
Cosa fate? Lasciatemi! Vi basta ascoltarlo per capire che è tutto vero.
Lasciatemi!
Lasciaaaatemi!

__________
Simone Magnani “Purtroppo”
Scrive un po’ qui un po’ là. Cinque maratone, tre figli, due blog, una moglie. Ama parlare di sé, ma non ha grandi argomenti. Non ha mai ritirato di persona un premio letterario.

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(marco manicardi)
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