Il più bel giorno della nostra vita

di Salvatore Mulliri “Isola Virtuale”

– Ciaooo Mammaaaa!
– Ciao piccola puzzola.
– Uffa, io non sono una puzzola.
– A giudicare dall’odore di quella maglietta direi di sì. Vieni che ti preparo la merenda. Che ne dici di pane e nutella?
– Siiii. Ho fame.
– Ti sei divertito con i nuovi bambini del vicinato?
– Abbiamo costruito una casa. Grandeeeee.
– Davvero?
-Si. Davide ha portato il cartone e sotto l’albero del suo giardino e abbiamo fatto questa casa. Il suo cane voleva entrare. Ma noi non l’abbiamo voluto perché puzza.
– Quasi quanto te. Mi sa che è ora di cambiare la maglietta… E quindi ti sei divertito… mi passi il barattolo?
Lei era ancora giovane, con il bel volto illuminato dal sole al tramonto e da un sorriso allegro. Sembrava danzare nella piccola cucina. Sul vestito a fiori indossava un grembiule che si allacciava alla vita con dei nastri rossi.
Nastri rossi. Nastri rossi mossi dal vento. Nastri rossi con la scritta “Remove before flight”.
Scuoto la testa stordito ricacciando quel ricordo infantile nell’area del mio cervello diventata ormai residenza stabile dei nano-tech alieni.
Intorno a me nulla è cambiato: il mio aereo, il vecchio, caro Typhoon EF-2000, armato e rifornito, attende il segnale di “scramble” che non arriva mai. Come un cobra grigio che si mummifica inutilmente sotto il sole cocente di un pomeriggio di maggio.
La pista sembra perdersi all’infinito circondata dal fieno alto. Sopra ogni cosa sento il frinire dei grilli moltiplicatisi a dismisura intorno all’aeroporto. Protetto dall’ombra del velivolo da combattimento, appeso nel pilone dell’ala destra, il missile ASAT a testata nucleare è pronto per fermare qualunque oggetto scenda dall’orbita. Sorrido, guardando l’ordigno bianco, grosso e inutile. Uno strumento da bassa macelleria, tutto sommato.
Loro, gli alieni, sono stati ben più raffinati. Niente invasioni in grande stile, niente cieli oscurati da sciami di dischi volanti. Niente colossali robot che schiacciano i grattacieli. Chi ci ha fatto questo scherzo si è comportato come il maitre di un ristorante di classe di fronte a una comitiva di bifolchi maleducati: un dessert e un cortese invito ad andare via.
Qualcuno li aveva chiamati agenti nano-tecnologici, ma probabilmente esistevano da millenni nel corpo umano, dormienti e inattivi, parassiti tra i tanti che nuotavano nelle nostre vene. Un bel giorno si sono attivati e insediati nel cervello del loro ospite umano. Per completare la missione per la quale erano stati progettati: far ricordare.
Infatti lavorano sui ricordi.
Chissà come riconoscono l’area del cervello dove conserviamo i nostri ricordi più preziosi e si stabiliscono laggiù, operando microscopiche manipolazioni nella nostra mente. Dapprima le persone colpite hanno la sensazione di rivivere frammenti della propria vita passata. Poi i frammenti si compongono insieme a diventare la perfetta ricostruzione di un giorno della vita trascorsa. Il più bello della nostra vita.
Chi può resistere ad una visione simile? Il giorno in cui siamo stati più felici, il giorno in cui ci siamo addormentati soddisfatti, senza fardelli, con un sorriso tra le labbra. Per qualcuno era il giorno del matrimonio, per altri il giorno di un riconoscimento importante, per altri ancora quello della nascita di un figlio. Ciascuno ha il proprio giorno perfetto dove rifugiarsi. Il film che chiunque può proiettarsi all’infinito senza stancarsi.
Troppo tardi ci siamo resi conto della pericolosità di quella che fu chiamata la Sindrome del Ricordo. Le persone colpite si estraniavano poco a poco dal resto del mondo, intrappolati nella visione del proprio giorno fatidico, rivissuto ripetutamente sin nei minimi particolari. Se i malati non erano assistiti, smettevano persino di mangiare e bere. Infatti la maggior parte di loro moriva disidratata, ma con un sorriso sereno tra le labbra.
Quello era il dessert avvelenato che il maitre ci aveva offerto per uscire di scena.
Quando capimmo che si trattava di una pandemia che colpiva tutto il pianeta, cercammo di reagire. L’agente virale non è stato immediatamente identificato, ma, con la forza della disperazione, è stato subito scoperto il modo per fermare la malattia. È solo una cura momentanea e serve giusto per neutralizzare quello che si pensava fosse un solo virus molto, molto scaltro. Sospendendo le dosi quotidiane di antidoto la Sindrome si ripresenta.
Ulteriori studi hanno scoperto l’origine artificiale dell’infezione, e non è più un’ipotesi che la Sindrome del Ricordo sia stata progettata in laboratorio e da una scienza che non è di questa Terra.
Grazie a questo brillante contributo esterno, l’universo umano, lentamente, ma inesorabilmente, è andato sorridendo a puttane. Le fabbriche sono state chiuse per mancanza di forza lavoro, le città si sono svuotate perché nessuno ormai era in grado di mantenerne i sistemi igienico sanitari. In tutto il mondo tutte quelle persone si sono spente lentamente o sono morte senza accorgersene, di colera, difterite e tifo. O semplicemente di fame e di sete.
L’antidoto neutralizzante è troppo difficile da fabbricare e l’abbiamo ricevuto in pochi, praticamente chi comanda e noi dell’operazione “Last Citadel”. Mentre i primi si sono chiusi nei loro bunker nelle profondità della terra con viveri e antidoto per anni, noialtri, l’ultimo baluardo dell’umanità, rimaniamo in superficie per far vedere che questa cosa dell’estinzione di massa ci ha fatto lievemente incazzare. Per far capire a chi arriverà a reclamare la Terra che qualcuno non è d’accordo. Gli americani ci hanno dato persino i missili antisatellite nucleari e si sono offerti di coordinare il contrattacco con il Norad.
Così mentre la superficie terrestre diventa un immenso cimitero, e la natura si prende la sua rivincita sulla civiltà umana, rimaniamo noi, con i nostri aerei fermi sulle piste ad aspettare, con i nostri inutili missili nucleari e le scorte di antidoto che si assottigliano. Restiamo solo noi, al nostro posto, in attesa del segnale, invece che lasciarci andare e perderci in struggenti, dolcissimi ricordi. Come tutti gli altri.
Ma il segnale non arriva.
Ogni giorno è la stessa cosa. Si controlla il Typhoon, i suoi motori, l’avionica, l’armamento, il missile ASAT e il sistema di puntamento. Si toglie l’aereo dal rifugio corazzato, e se è bel tempo si aspetta fuori. Ma non succede mai niente: la radio da campo rimane muta.
Ormai sono passati mesi e le scorte di antidoto stanno finendo. La settimana scorsa l’ultimo aviere che era rimasto con me mi ha dato la sua scorta e mi ha detto:
– Glielo faccia vedere lei, capitano, a quei bastardi.
Poi ha chiesto in prestito la mia pistola d’ordinanza e si è sparato in bocca.
Ma anche così le scorte di antidoto non dureranno per molto, così ho dimezzato la dose…
Sono convinto, a questo punto, che non lancerò mai quel missile. Non ci sarà nessuna invasione. Comincio a pensare che chi ha fatto lo scherzetto all’umanità non volesse occuparne il pianeta, ma forse pensava che noi, con la nostra infantile civilizzazione, stessimo rovinando un mondo bellissimo. È stato come un vigile che vede dei teppisti calpestare un’aiuola fiorita. Magari ha pensato che, crescendo, potevamo diventare anche più pericolosi.
– È ora di mettersi il pigiama. Su dai… non fare i capricci.
– Ma… va bene mamma.
– Devi dormire. Devi riposarti. Anche se domani non devi andare a scuola.
– Che bello… Sarà una bellissima giornata.
– Si, bambino mio, il primo giorno di vacanza è sempre il più bello. Adesso dormi. Buonanotte
– Buonanotte mamma.

__________
Salvatore Mulliri “Isola Virtuale”
Ormai terrestre da tanti anni.
Isola Virtuale (tumblr)

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. (n+1)esimo ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...