La buona educazione

di Andrea Zanni “aubreymcfato”

Era un’accecante mattina di fine agosto, e Bologna riposava ancora per la mancanza di studenti. Sarebbero arrivati da lì a poche settimane, brulicanti come insetti. Solo alcuni, mamma e figlio (maschio o femmina non importa) si avventuravano come api esploratrici, annusando gli annunci slabbrati ai pali e alle bacheche. Non tirava un filo di vento.

Le vecchie passeggiavano, con la pazienza di chi non ha niente da raggiungere.
Passarono davanti al Museo di Anatomia Comparata, in via Selmi, nato vecchio e brutto nei primi anni ’60 del Novecento, ora decrepito e con varie scritte e graffiti sopra i muri. Continuavano a chiamarle tag, testimonianze feromoniche, pisciate di cane a marcare il territorio.

L’avevano appena verniciato il muro, guarda che roba. Bisognerebbe insegnarli l’educazione, a questi qui.

Già.

La buona educazione.

Le vecchie risero, come ridono i vecchi, con le labbra crepate come una gonna a soffietto, con una risata che sussultava le spalle, come un atto estraneo che il corpo voleva scuotersi via il prima possibile. Smisero tossendo.

***

Li avevano trovati nel giro di due giorni.
Oramai il riconoscimento motorio era roba che anche comuni alla fame come Bologna si potevano permettere, ogni graffito era un’impronta, si riconosceva la calligrafia, il polso, come per i marconisti secoli prima, pigmenti preferiti, tutto. L’ecologia delle tag era stigmergica, li avevano studiati, si comportavano davvero come insetti, era la droga che li faceva regredire ad uno stato pre-umano, bruciava la corteccia, l’alcol faceva il resto. Vagavano come scarafaggi, ogni tanto taggavano per marcare il territorio, per poter raccogliere i rifiuti che si ammassavano a tonnellate di fianco alle case. Mangiavano ciò che capitava, e a volte capitavano cose orribili. Le telecamere erano ovunque, non era stato difficile.

***

La Buona Educazione era un protocollo preciso, e le vecchie lo svolsero diligentemente, con le movenze dei vecchi, con la pazienza di chi non ha niente che lo aspetti.
La popolazione era invecchiata talmente tanto che la post pensione prevedeva almeno trent’anni di servizi sociali e lavori socialmente utili, e loro avevano scelto di lavorare per il decoro urbano.
Finirono prima del buio, e chiamarono i robot a pulire dal sangue e dalle feci.

Misero quello che rimaneva nei sacchi, che venivano puntualmente appoggiati, a tonnellate, di fianco ai palazzi.
Videro lentamente brulicare gli altri, fuori dalle fogne, fuori dai cassonetti, fuori da ovunque.
Li video aprire i sacchi e mangiare.

Loro due guardavano dall’alto, le palpebre stanche, con la pazienza di chi deve svuotare il mare un secchiello alla volta.

__________
Andrea Zanni “aubreymcfato”
Matematico fallito, bibliotecario digitale, lettore piuttosto snob. Non scrive mai e si vede.

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(marco manicardi)
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