Chissà cosa stai facendo

di Leonardo Poggi “naltro”
(con il contributo fondamentale di Pietro, Tamara e Simona)

Lo Spacciatore notò che anche questo Cliente stava guardando perplesso l’insegna “Police” affissa davanti al suo negozio. I primi mesi aveva pensato di toglierla perché temeva che gli facesse saltare qualche affare, ma chi era arrivato fin lì era improbabile che decidesse di andarsene. E comunque quei pochi secondi durante i quali il cliente indugiava sulla soglia gli permettevano di soppesarlo, di capire che tipo fosse, così da sapere su quali binari mandare la conversazione che stava per iniziare. Questo sembrava un tipo diverso da tutti i suoi clienti usuali. Sembrava una persona… uhm… com’era la parola? Sembrava… aveva lo sguardo nostalgico che avevano tutti gli altri, certo, ma per il resto sembrava tranquillo, sereno.
Normale, ecco.
Lo Spacciatore si riscosse subito da questo pensiero e partì con il classico attacco della conversazione, ormai affinato da tempo (era un altro aspetto utile del cartello). “Lo so cosa sta pensando” disse al Cliente non appena questo mise piede nel negozio “ma non è come crede lei. Scrivere Police sulla porta di un negozio come il mio non è uno sfrontato atto di sfida contro il sistema. È solo un omaggio alla miglior descrizione possibile della mia attività, e la si trova nelle parole di una canzone di un vecchio gruppo, che si chiamava proprio così. Li conosce?”
“No” rispose il Cliente, senza dare l’idea di voler aggiungere né sentire altro.
Lo spacciatore non se ne accorse – o fece finta di – e continuò. “C’era questa loro canzone, Every breath you take. Basta cambiare i suoi verbi dal presente al passato e sembra proprio che parlassero di noi. Every breath you took, every move you made, every step you took I’ll be watching you. Perfetto, non trova?”
Ma il Cliente non lo stava più ascoltando, i suoi pensieri erano già andati alla deriva non appena lo Spacciatore aveva aperto bocca. “Conosce i Police? Ah! Certo che li conosco, ma non è che lo vengo a dire a te”. Non che ci fosse niente di male, a conoscere i Police, ma nell’era in cui il concetto di privacy aveva subìto il colpo più duro di tutti i tempi, i suoi pensieri e le sue motivazioni preferiva tenerli per sé. O forse era soltanto timido e si sarebbe comportato così anche se fosse vissuto nel passato, chi lo sa.

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Il passato. Gli uomini si erano sempre interessati al passato, ma in questa epoca l’interesse, limitato al passato recente, era trasceso trasformandosi in mania. E tutto per via dell’invenzione per cui si trovava lì, che affondava le sue radici proprio nel periodo storico in cui erano stati in voga i Police. Quel periodo storico, così vicino ma così lontano, fatto di gente perennemente con uno stecchetto fumante bianco giallo in bocca, di famiglie accomodate sul divano incantate dalla luce azzurra dello scatolone che chiamavano tv, di personaggi famosi con l’espressione splendida splendente paralizzata dal botulino, un veleno di moda in quegli anni (come potesse un veleno andare di moda era fuori della sua comprensione ma a quanto pareva era un fatto storico assodato) e di ragazzine – e anche non più tali – che si immortalavano con autoscatti nei cessi dei locali nella posa della bocca a culo di gallina.
Il periodo storico, ironia della sorte, dell’omeopatia e della grande bufala della memoria dell’acqua. Aveva letto molto, di quel periodo, e lo divertivano sia la cieca fiducia di chi credeva sia, ancora di più, l’indignazione di chi vedeva chiaramente la falsità del tutto. Lo divertiva immaginare cosa avrebbero detto gli scettici di allora se avessero potuto sapere quello che oggi era stato dimostrato con certezza: che la memoria dell’acqua era una grandissima palla, ma che una cosa ancora più incredibile e all’epoca impensabile era, invece, vera. La memoria dell’aria.
La scoperta rivoluzionaria era dell’anno precedente. Ogni volta che respiriamo, a quanto pareva, imprimiamo una modifica all’aria circostante. Una modifica lievissima ma univoca per ciascuno di noi, come le impronte digitali. Era molto più difficile da rilevare ma, differenza cruciale, una volta rilevata poteva essere usata per tracciare a ritroso tutti i luoghi in cui eri stato sin dal momento del tuo primo respiro. Il livello di dettaglio necessario per l’analisi delle molecole dell’aria era pazzesco, ma i computer al grafene erano una realtà già da anni e avevano sprigionato una potenza di calcolo mostruosa, che era giusto in attesa di un’applicazione che la sfruttasse appieno.
La notizia della scoperta era stata accolta dal consueto mix di scetticismo ed entusiasmo, a seconda della propria inclinazione. Ma era una scoperta di cui era facile verificare la correttezza: bastava recarsi in un apposito centro, fare un paio di respiri in uno speciale boccaglio e attendere qualche minuto. Subito appariva sulla mappa un segnaposto puntato sulla propria posizione. “Ovvio che il Computer sa dove mi trovo, lo so anch’io dove mi trovo senza nemmeno il bisogno di un computer” era il primo pensiero dei primi scettici che erano corsi a provare il macchinario con ancora più rapidità dei “credenti”, in una sorta di gara a essere il primo a pubblicare online le prove dello sbugiardamento. L’espressione, da scettica, mutava rapidamente in incredula e poi sbigottita quando, terminata l’analisi e premuto il tasto playback, sulla mappa il segnaposto iniziava a muoversi lungo il percorso a ritroso effettuato dallo scettico per venire fino al centro scientifico, poi entrava nella casa da cui lo scettico era uscito al mattino, ci restava per il numero di ore in cui aveva dormito lì e poi usciva di nuovo, per andare al ristorante in cui lo scettico aveva cenato la sera prima. Lì la dimostrazione gratis finiva e lo scettico rimaneva di sasso.
Certo, poteva ancora essere una truffa, nemmeno tanto difficile da attuare: bastava seguire il soggetto dalla sera prima, cosa possibilissima dato che bisognava prenotare la visita al Centro con giorni d’anticipo. E anche i primi testimonial entusiasti, che asserivano di aver visto il loro percorso ricostruito fino a un anno addietro, potevano essere complici o semplicemente attori pagati per recitare una parte. Ma poi era arrivato qualche riccone per il quale i 50.000 pezzi da sborsare per la ricostruzione fino alla nascita erano un rischio accettabile e passavano i giorni e le sbugiardate non arrivavano. Così lo Scettico Professionista più famoso al mondo aveva avuto gioco facilissimo nel farsi approvare la spesa dal suo direttore e si era presentato all’appuntamento con la sua troupe. Il video che ne era stato tratto, che mostrava il professionista in lacrime mentre osservava il suo segnaposto ripercorrere la sua vita al contrario, era stato visto da cento milioni di persone in meno di tre ore da quando era stato messo online. Da lì in poi, era stato il boom: la memoria dell’aria era un fatto reale e tutti volevano interrogarla.
Nel giro di pochi mesi i prezzi erano scesi a livelli molto più abbordabili e la gente aveva preso a regalarsi la “Life Map” per i grandi eventi, in particolare matrimoni e anniversari di nozze, e subito erano iniziati i primi casini. L’idea delle coppie era quella di riavvolgere il nastro della propria esistenza per vedere in quali occasioni si erano sfiorati prima di conoscersi. “Oh guarda come andiamo veloci lungo lo stesso percorso! Probabilmente eravamo sullo stesso autobus. E guarda! Siamo scesi, cioè saliti, alla stessa fermata. Chissà se ci siamo scambiati qualche sguardo”. “E guarda adesso, cosa c’è a quell’indirizzo? L’antica trattoria, no? Eravamo a cena lì tutti e due. Pazzesco!” Era un’idea molto romantica, certo (e la stessa idea per cui Il Cliente era venuto dallo Spacciatore, più o meno). Finché non insorgevano le prime gelosie: “A quell’indirizzo lì c’era la tua ex, eh? Guarda, guarda, quante volte ti sei fermato a casa sua per un’oretta. Chissà come vi divertivate, eh”. Per non dire di quei fessi che, travolti dalla romantica novità, non avevano pensato a tutte le conseguenze. “Scusa, ma questo non è l’indirizzo della tua ex? Che ci sei andato a fare l’anno scorso a casa della tua ex? Per un’ora?” […] – nel frattempo la mappa con le posizioni dei due scorreva inesorabile all’indietro – “E guarda, anche la settimana precedente, stesso indirizzo. Aspetta che siamo a casa che ti faccio vedere io”.
Nella versione iniziale del software, inoltre, gli sviluppatori avevano previsto di lasciare visibili tutti i segnaposti generati dalle singole Life Map (per rendere meglio l’esperienza visiva dell’essere stati in posti affollati o deserti) e, addirittura, avevano previsto la funzione di ricerca: se una persona aveva già creato la propria Life Map era possibile cercarla per nome o nickname per vedere dove si trovasse in un dato punto del tempo. Anche in questo caso l’intento era benigno: era curioso e interessante, per esempio, vedere dove si trovavano i tuoi amici il giorno di un evento particolare. Ma più che altro era una funzione che era stata inserita per il solito vero motivo sottinteso a qualunque programma o invenzione:
perché era possibile farlo. Delle conseguenze se ne sarebbero occupati gli altri. E agli altri era stato subito chiaro che questa funzione era il paradiso dello stalker, per non dire di peggio, il che aveva provocato la prima, seppur tenue, ondata di critiche nei confronti di questa invenzione.
Ondata che non era nulla rispetto alla marea di proteste che salì quando fu reso noto un dettaglio che gli inventori inizialmente non avevano chiarito: una Life Map era per sempre. Una volta generata non era possibile cancellare i dati, perché questo avrebbe rischiato di danneggiare i dati relativi a tutte le Life Map altrui. Bastava cedere una volta alla curiosità di rivedere i luoghi lungo cui si era dipanata la propria esistenza per essere schedati per sempre. Subito si diffusero le prime voci sul governo di qualche paese lontano che stava usando le Life Map per rintracciare i dissidenti. Poi altre voci sull’utilizzo del programma da parte della criminalità organizzata. Quasi contemporaneamente nacque l’inevitabile movimento di protesta hacker organizzata, il Privacy LIberation Front, PLIF. E quando infine i primi politici vennero arrestati grazie anche all’incrocio dei dati delle loro Life Map, la politica entrò in campo di prepotenza, per regolamentare l’uso di “una tecnologia avveniristica ma che, se lasciata all’autoregolamentazione, ha mostrato di generare pericolose distorsioni” (parole loro).
Ne uscì in tutto il mondo una serie di leggi che dicevano più o meno la stessa cosa: se i dati alla base delle Life Map non erano cancellabili, il software che le visualizzava doveva comunque essere regolato in modo tale da mostrarne solo una per volta e ciascun cittadino poteva visualizzare soltanto la propria.
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“Cosa?” “Qui. Si sieda qui, prenda un bel respiro e soffi due volte dentro la mascherina.”
“Ah, sì, scusi, mi ero distratto un attimo”, disse il Cliente allo Spacciatore.
“Di che colore lo vuole, il segnaposto?”
“Uhm… verde.”
“Che tonalità?”
“Non saprei. Faccia lei, per me è indifferente.”

Una volta generata la Life Map del Cliente, lo Spacciatore la esaminò con uno speciale software in mano a tutti quelli come lui, che ripercorreva a velocità fulminea tutta la vita dei clienti alla ricerca di specifici punti chiave. Una volta accertato che il Cliente non era un poliziotto in incognito, si poteva passare alla vera transazione.
“Tutto a posto, mi dica pure chi vuole tracciare. Sono 500 pezzi per un anno di una persona, 1000 pezzi per tutta la sua vita. 1500 per due persone. Se ne vuole tracciare di più, vediamo”, enunciò lo Spacciatore.
“Non ho molti soldi”, rispose il Cliente, offrendogli 800 pezzi. “Prendo una vita ignota”.

La tariffa “vita ignota”, così gli aveva spiegato chi gli aveva dato il nome dello Spacciatore, permetteva di tracciare tutta la vita di un segnaposto scegliendolo direttamente dalla mappa, senza però poterlo associare con certezza a un nome e cognome. Tutto sommato per lui era una fortuna, tanto comunque il suo nome non lo conosceva, ma in compenso si ricordava bene quello che Lei aveva detto alla festa.

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Lei. Da quando aveva messo piede lì dentro, ancora non l’aveva pensata, anche se era il solo motivo per cui si trovava lì. Tipico suo: tenere a bada i sentimenti, sviando il discorso su tecnicismi, parentesi, pensieri laterali di nessuna importanza. Però adesso non poteva esimersi dal pensarla. L’aveva conosciuta una settimana prima, a una festa, e se n’era invaghito a prima vista. Tipico suo anche questo. Entrava, si guardava in giro, si invaghiva della più bella e si metteva in un angolo a fantasticare su di lei, senza nemmeno provare a parlarle, tanto… E non solo non provava l’approccio, ma nemmeno la seguiva con lo sguardo: anzi, gli piaceva lasciare al caso e al flusso della festa ogni successivo, sporadico, avvistamento. Anche alla festa della settimana scorsa stava andando così, con una differenza: la più bella era stranamente anche la meno considerata. O meglio: era chiaro che la sua bellezza non stava passando inosservata, ma non sembrava essere in una qualche compagnia, anzi sembrava sola e spaesata.
A un certo punto il flusso della festa l’aveva portata ad affiancarsi a lui, già da qualche minuto appoggiato al bancone del bar in attesa che il barista lo considerasse. Gli aveva rivolto un dolcissimo sorriso a mo’ di saluto e poi per un po’ se ne erano rimasti così, ognuno immerso nei propri pensieri. Poi: “Che ci fa una bella ragazza come te tutta sola soletta?” Oddio, l’approccio triste numero uno, peggio persino dello “hai da accendere” di cui ogni tanto il Cliente leggeva nei romanzetti storici che gli piacevano, ma che non era certo entrata tra i suoi modi di dire: la schifezza era uscita da un tizio che si era messo all’altro fianco di lei, appoggiando al bancone il suo avambraccio muscoloso con tanto di chincaglieria d’oro a polso e dita (e collo. Ma il collo non l’aveva appoggiato al bancone. Purtroppo). Lei aveva buttato giù la testa in chiaro segno di sconforto, ma subito dopo si era ravviata i lunghi capelli viola dalla fronte, aveva rialzato la testa, raddrizzato le spalle e si era girata verso il tizio. “Tu devi essere uno di quelli che saluta con ‘come va’, senza metterci nemmeno un accenno di punto interrogativo, per scongiurare il pericolo che gli altri te lo raccontino davvero, come gli sta andando. Perché non ve ne frega mica un cazzo, di come ci sta andando, vi interessa solo di come andrà a voi. Beh, io invece te lo dico come mi sta andando, e poi ti dirò anche come andrà a te. A me sta andando che avevo appuntamento con un’amica nella piazzetta qui accanto e sono rimasta un’ora da sola ad aspettarla e quella non s’è fatta vedere né sentire e siccome poi tra solitudine e crepuscolo oltre all’incazzatura m’è scesa un po’ di inquietudine, mentre me ne tornavo mesta a casa, a piedi, perché sai com’è: non guido, mentre tornavo, dicevo, ho sentito la musica uscire da una delle finestre qui è mi sono detta, ehi, proviamo a entrare, dai, che magari mi passa almeno una delle due tra incazzatura e inquietudine. E in effetti l’inquietudine mi è passata, grazie a te. Carta batte sasso e sconforto batte inquietudine. L’incazzatura quella no, quella anzi mi sta salendo ancora.” “…” “E quanto al come andrà a te: beh, in realtà non lo so, ma quello che so e che non ti andrà con me.”
Il tizio alzò le mani in segno di resa e girò rapidamente sui suoi tacchi, in cerca di un approdo più tranquillo. Il Cliente e Lei restarono per alcuni secondi in silenzio, poi Lei gli confidò, quasi senza guardarlo: “non so cosa mi ha preso. Non vado mai alle feste se non sono sicura di conoscere almeno metà delle persone, non sono aggressiva nemmeno con chi mi rompe le scatole da anni e non parlo con gli sconosciuti, che siano piacioni come quello o tranquilli e rispettosi come te. E a questo proposito, è ora che ritorni in me. Ciao. Piacere di averti… cioè: piacere.”
Mentre si alzava per andarsene, il Cliente trovò inaspettata la forza di chiederle: “Scusa…”
“Sì?” Disse lei, girandosi con un sorriso ben disposto.
“Che vuol dire: carta batte sasso?”
“Ah, niente, era un vecchio gioco che mia nonna giocava con me bambina. Tieni il pugno chiuso, poi ‘1 – 2 – 3’ e lo apri. Sasso batte forbice, forbice batte carta e, appunto, carta batte sasso.”
“Ah. Bello, grazie.” “Prego. Ciao, allora.” “Sì.”
Lui rimase pensoso al bancone per qualche secondo, poi si alzò e le corse dietro. “Scusa, ancora una cosa…”
“Sì?”
“Ma come fa carta a battere sasso?”
“Ah, chissà. Me lo sono sempre chiesta anch’io. Ma nonna è morta da tempo e non so più a chi chiederlo.”
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“Indirizzo?” Gli chiese lo Spacciatore.
“Piazzetta NomeCognome” rispose il Cliente.
“Ora e data?” Il Cliente gli diede la data della festa e l’ora a cui presumibilmente lei era arrivata all’appuntamento.
Lo Spacciatore inserì i dati nel Tracciatore di Mappe e lo imposto in modalità play. “Ha mezz’ora di visualizzazione libera di tutti i segnaposto Life Map che passano in zona, dopo di che dovrà dirmi quale intende tracciare. Ne faccia buon uso.”
Sullo schermo, in vari punti della piazzetta iniziarono ad apparire diversi segnaposto, che si muovevano come, una settimana prima, si erano mosse le persone a cui appartenevano. Presto la piazzetta si svuotò e il battito del Cliente accelerò un pochino. “Ci siamo”, pensò. “Il segnaposto che arriverà fra poco e si fermerà lì a lungo, da solo, sarà il suo. Chissà di che colore è.”
Per qualche minuto non accadde nulla. Il Cliente controllava a intervalli sempre più brevi la mappa, per essere sicuro di aver dato allo Spacciatore l’indirizzo esatto. Era corretto. E il giorno? Corretto. Anche l’ora era corretta. Man mano che sulla mappa non appariva nessun segnaposto, la paura si faceva sempre più concreta: e se Lei fosse una delle poche persone che ancora non aveva creato la propria Life Map? In fondo egli stesso si era deciso soltanto ora, per questa occasione speciale e da quando, negli ultimi due mesi, i prezzi erano ulteriormente scesi fino a costare 50 pezzi, erano sempre meno le persone che erano riuscite a resistere alla tentazione, ma qualcuno ancora c’era, rafforzato nella sua convinzione dalle battaglie dei movimenti di protesta. Magari era un hacker del PLIF, chissà.
Quand’ecco che un segnaposto viola apparve sullo schermo; entrò da una stradina laterale nella piazza, la attraversò fino alla torretta dell’orologio antico e lì si fermo. “È Lei” pensò il Cliente. Evidenziò il segnaposto per ottenere quelle poche informazioni aggiuntive che rientravano nel pacchetto base e con le quali era comunque fiducioso di poter tener traccia della sua passione: l’esatta tonalità del colore, che il terminale indicava come “Indaco elettrico – #6f00ff” e lo UIN, il numero identificativo univoco che veniva automaticamente generato insieme alla Life Map.
Il Cliente stava per comunicare allo Spacciatore che aveva individuato il segnaposto che lo interessava, quando sulla mappa apparve un altro segnaposto, color giallo oro. Il Cliente lo osservò, aspettandosi e, soprattutto, augurandosi che uscisse presto dalla piazza, in modo da confermare che quello viola fosse davvero quello di Lei. Il segnaposto giallo attraversò la piazzetta dal lato opposto della torre, diretto verso una viuzza che portava via dalla piazza. Ma una volta giunto all’angolo si fermò lì.
E lì rimase, fino allo scadere del tempo a disposizione del Cliente. Questi ricontrollò che data e ora fossero corretti. “Diceva di essere rimasta da sola nella piazzetta, mentre qui sono in due, ma da come sono disposti è possibile che uno non abbia notato l’altro. Ci sta che uno dei due sia il suo. Ma quale?”. Il colore del Segnaposto Indaco era molto simile a quello dei suoi capelli; non che fosse chissà quale indizio, ma non la vedeva nell’atto di scegliere un segnaposto color oro. Inoltre Lei aveva detto di aver aspettato nella piazzetta e, a essere pignoli, l’altro segnaposto era più nel vicolo che in piazza. E poi sotto la torre dell’orologio antico era proprio un classico posto da appuntamenti. Si doveva buttare.
“Ha deciso?”
“Sì. Quello viola.”
“Come desidera.” Lo Spacciatore armeggiò un istante con il terminale. Una lieve vibrazione nello SchermEtto che aveva in tasca gli segnalò la ricezione del messaggio.
“A posto. Le ho mandato il codice di tracciamento all’indirizzo concordato. Si ricordi che la tariffa base rende il tracciamento attivo solo sullo SchermOne di casa. Niente SchermEtti o altri dispositivi portatili. Buon divertimento.”
Era solo una sua impressione o, mentre la porta del negozio si richiudeva alle sue spalle, lo sentì canticchiare “every game you played, every night you stayed, I’ll be watching you“?

***

Mentre tornava verso casa, il Cliente ripensava a ciò che aveva appena fatto e ripassava mentalmente le regole che si era autoimposto. Di base, la sua era un’azione da stalker, non c’era dubbio. Per controbilanciare questo assunto aveva stabilito che avrebbe usato il tracciamento solo in modalità playback. Le strade di Lui e Lei, dunque, si separavano da ora e per sempre, anche in senso temporale: mentre Lei avrebbe continuato a costruire il proprio futuro, Lui ne avrebbe seguito e osservato il passato, accompagnandola sempre più indietro nel tempo, sempre più lontano da quel loro primo e unico, fugace, incontro. “Lo stalker meno invadente della storia”, pensò, e il pensiero gli strappò un sorrisetto.
Rientrato a casa, inserì lo SchermEtto nello SchermOne, riattivandolo, e si sedette sulla sua poltrona preferita.
Scartò tutti gli altri aggiornamenti di stato e focalizzò la sua attenzione sul messaggio di attivazione che lo Spacciatore gli aveva inviato poc’anzi. Aprì un pacchetto di patatine, prese una birra dal frigo ed era pronto: sullo SchermOne comparve la mappa della città, centrata sul segnaposto viola (“devo abituarmi a dire indaco” pensò Lui). Fece partire il playback e iniziò a seguirla indietro nel tempo.
I primi giorni furono strani; il pensiero di aver violato così gravemente la privacy di una persona a cui teneva era sempre in primo piano e offuscava tutto il resto, sicché le sessioni davanti al Tracciatore erano relativamente brevi, mezz’ora, un’oretta al massimo, durante le quali faceva scorrere all’indietro il tempo in riavvolgimento a velocità 2x o 4x, quasi annoiandosi. Ma poi, man mano che si allontanava nel tempo dalla Lei di oggi, l’irreparabilità del suo gesto iniziava a sembrare meno grave. E man mano che notava nel percorso a ritroso del Segnaposto Indaco le tracce di una qualche routine, iniziò a entrare in confidenza con “Lei” e con quanto stava facendo e finalmente iniziò a godersi il frutto della sua decisione.
Analogamente a quanto faceva quando andava alle feste, non usava il Tracciatore per seguirla 24 ore su 24, ma preferiva vagare sulla mappa, cogliendo tutti gli spunti offerti dai suoi percorsi per mandare la sua fantasia o i suoi ricordi in direzioni impreviste. Nell’impostazione predefinita, grazie allo sblocco operato dallo Spacciatore, il Tracciatore mostrava una mappa perennemente centrata sul Segnaposto Indaco. La mappa mostrava anche tutti gli altri segnaposti presenti nel raggio di 500 metri, che però non potevano essere agganciati per essere seguiti a loro volta. In più di un’occasione era riapparso il segnaposto color oro che lo aveva messo in difficoltà dallo Spacciatore, tanto che era arrivato a ipotizzare che fosse quello della sua amica, che non le aveva tirato il pacco ma aveva semplicemente sbagliato lato della piazza, e mentalmente la ringraziava perché senza quell’errore non avrebbe potuto conoscere Lei.
Conoscere. Sì, giorno dopo giorno sentiva che la stava davvero conoscendo. Aveva rapidamente scoperto dove viveva e dove lavorava, dove faceva la spesa, dove andava a correre, dove vivevano i suoi amici. Poiché in casa il segnaposto era il più delle volte da solo e poiché non c’era un secondo indirizzo domestico frequentato con ricorrenza, ne dedusse che in quel periodo non era sposata né fidanzata. Il Tracciatore permetteva anche di “sganciare” la visualizzazione dal segnaposto di Lei, cosa che ogni tanto Lui si divertiva a fare: la “lasciava andare” per un giorno e poi vedeva quanto tempo ci metteva a ritrovarla da solo, senza l’aiuto del software. Man mano che la ritrovava, la volta dopo osava di più: mandava il Tracciatore indietro nel tempo di un mese e cercava di ritrovarla, riuscendoci quasi sempre in tempi brevi.
Rapidamente la cosa lo coinvolse sempre di più, come quei videogiochi o quelle serie filmate a cui ciclicamente si appassionava. Il limite dell’ora quotidiana che si era autoimposto fu presto sforato e divennero due ore, poi tre, poi quasi tutto lo spazio non lavorativo della sua giornata. E man mano tornava indietro nel tempo con lei, ne seguiva i viaggi, i fidanzamenti, i cambi di giri di amicizie, gli studi, finché un giorno prese la decisione di bruciare la sua passione: prese tre settimane di ferie e le passò a risalire sempre più indietro nel tempo insieme a Lei, accompagnandola lungo la sua adolescenza, la preadolescenza, l’infanzia.
Un giorno, mentre riavvolgeva il periodo della scuola superiore, lo schermOne si oscurò per un istante. Gli errori nei computer erano ormai un’altra delle bizzarre caratteristiche del passato e per questo il Cliente visse l’avvenimento con stupore. Due giorni dopo si oscurò di nuovo e stavolta quando si riaccese al posto della mappa c’era una schermata blu, con il logo del FLIP sotto il quale lentamente iniziò a comporsi il loro motto: F A T E V I I C A Z Z I V O S T R I. “Ma che razza di…” Il Cliente aveva subito estratto lo schermEtto dallo schermOne, verificato che almeno quello funzionasse correttamente e stava per contattare lo Spacciatore, quando sullo schermOne tornò l’immagine della Life Map.
L’incidente non si ripeté più, ma per qualche motivo lo indusse a riavvolgere più rapidamente le nottate e i giorni di routine poco interessanti. Tra questo e il fatto che i suoi salti per gioco indietro nel tempo si erano fatti sempre più audaci, dopo meno di due mesi dal giorno in cui era stato dallo Spacciatore arrivò il momento fatidico, che temeva al punto di non averlo mai voluto affrontare. Il Segnaposto Indaco, riavvolgendo il tempo, era entrato nella Clinica Nascite, era rimasto lì meno di ventiquattro ore, si era praticamente sovrapposto, anche al massimo livello di zoom, a un segnaposto rosa, aveva lampeggiato brevemente e poi era sparito dallo schermo.
Il Cliente rimase a fissare lo schermo vuoto per una quantità di tempo che non avrebbe saputo precisare, poi si addormentò sulla poltrona. Al risveglio aveva il volto rigato di lacrime. Lo schermOne era ancora lì che gli mostrava una mappa vuota.

***

Accolse il ritorno al lavoro come una benedizione, per potersi distrarre. Ma c’era poco da fare, appena la sua mente aveva un attimo libero, tornava a Lei e al Segnaposto Indaco che aveva imparato ad… a cui si era tanto affezionato. “Non devo esagerare. Niente melodrammi” si disse in un momento di lucidità. “Lei è sicuramente ancora viva e vegeta, non posso, non devo paragonare la scomparsa del Segnaposto a una morte.” Alla ricerca di un paragone più consono, e meno impegnativo, gli venne in mente come si era sentito la volta che era finita la sua serie filmata preferita, a come si era sentito al pensiero che Shawn Homes, il medico-detective, non avrebbe più riempito le sue serate con le sue avventure e le sue battute. Aveva persino brevemente considerato l’idea di aderire alla petizione per convincere l’autore dello spettacolo a scrivere nuovi episodi, ma poi aveva ritrovato il senno.
Senno che ora gli suggeriva l’ovvia soluzione alla sua malinconia. “Non devo mica convincere nessun autore a scrivere alcunché. L’accesso alla sua Life Map è illimitato, la regola di andare solo nel passato me la sono imposta da solo.” Gli vennero in mente tutte le volte che di fronte a un videogioco drogante aveva detto “ancora una partita e poi basta”, tutte le volte che aveva pensato “da lunedì mi rimetto in forma” e pensò: “ma chi voglio prendere in giro?” Tornò a casa, lanciò il Tracciatore, lo riportò al momento nello spazio tempo in cui aveva deciso di seguirla a ritroso e questa volta premette Play.
Rivedere il Segnaposto Indaco gli diede una sensazione strana, come dopo un grosso spavento che si risolve in un nulla di fatto e gli ci volle qualche minuto per riabituarsi all’idea che, per così dire, la sua serie filmata preferita non era finita per davvero. Inoltre sapeva dove si sarebbe diretta nei minuti successivi e questo aggiungeva un’ulteriore emozione. La osservò dunque restare ancora un po’ nella piazzetta ad aspettare la sua amica che non sarebbe apparsa, poi incamminarsi verso casa ma svoltare all’improvviso per entrare nel palazzo della festa a cui l’aveva incontrata. Per la prima volta, nel raggio d’azione del Segnaposto Indaco c’era anche il suo e fu con un sorriso crescente e incontrollabile che osservò il proprio segnaposto verdastro vagare per la festa, dirigersi al bancone e, poco dopo, essere affiancato da quello di Lei.
Il sorriso svanì all’improvviso quando vide un segnaposto color oro accostarsi al bancone all’altro fianco di Lei. “Ma… vuoi vedere che…”. Evidenziò il segnaposto oro, annotò l’esatto codice colore e lo UIN e riavvolse la Life Map fino a tornare all’attesa in piazzetta. Una volta apparso il segnaposto oro che aspettava all’altro angolo della piazza lo evidenziò e confrontò lo UIN. Era lo stesso. L’altra persona che aveva aspettato per oltre un’ora nella piazzetta era il bellimbusto dell’approccio “che ci fai qui sola soletta” della festa. Bah. Scacciò l’irritazione pensando che, tutto sommato, se non fosse stato per lui non avrebbe mai avuto l’informazione sull’attesa in piazzetta e Lei non gli avrebbe nemmeno rivolto la parola, gli mandò un mezzo grazie col pensiero e focalizzò nuovamente il Tracciatore sul Segnaposto Indaco, che nel frattempo se ne stava andando via dalla festa. Lo seguì sul familiare percorso verso casa, con il piacere che si prova quando nella nuova avventura del tuo eroe preferito egli ripercorre sentieri che ben conosci, ma notò subito che non era il solo a seguirla. Il dannato Segnaposto Oro aveva lasciato la festa e camminava a una certa distanza lungo lo stesso percorso di Lei.
Il Cliente prese ad andare avanti veloce per qualche giorno e ogni volta che il Segnaposto Oro faceva la sua comparsa, sempre a quella distanza di cinquanta-cento metri da Lei, Lui sobbalzava sulla poltrona. Tornò allora a riavvolgere la sua Life Map, prestando attenzione a quante volte compariva il Dorato. Troppe per essere una coincidenza e mai alla distanza a cui comparivano altri segnaposto ricorrenti, che dovevano appartenere ad amici e conoscenti: il Dorato la stava seguendo.
E se le probabilità che Lei avesse due stalker erano basse, sicuramente erano più alte rispetto alla probabilità che fossero entrambi due stalker gentili. Prese dunque ad andare avanti e indietro nella Life Map di Lei, per vedere da un lato se lui aveva continuato a seguirla e da quanto tempo andasse avanti la faccenda. Lo vide e rivide spesso fino a tre settimane prima del loro incontro, poi gli parve di non vederlo più. Andò rapidamente indietro nel tempo per ancora un paio di mesi, ma niente.
Gli venne allora l’idea di controllare i fatti di cronaca relativi ai giorni in cui il Dorato sembrava essere apparso nella vita di Lei. Per qualche giorno non trovò nulla. Poi, a corredo di una notizia della settimana precedente, vide una foto di una donna che a prima vista gli era sembrata Lei, ma che era soltanto una che le assomigliava molto. La somiglianza e la notizia gli ghiacciarono il sangue. Si trattava di una donna che, dal letto dell’ospedale in cui era ricoverata, raccontava dell’aggressione violenta che aveva subito. L’autore dell’aggressione aveva il volto coperto da una specie di respiratore, uno strumento che in questi nuovi tempi di memoria dell’aria era diventato subito popolarissimo tra i criminali. Da un lato serviva per rendersi irriconoscibile da eventuali testimoni oculari. Dall’altro era davvero un respiratore/raccoglitore che permetteva a chi lo indossava di non immettere nell’aria neanche un soffio e dunque, per circa un’ora, di risultare di fatto irrintracciabile. La polizia, spiegava l’articolo, aveva cercato di rendere illegale questi respiratori, ma le proteste dei comitati per la privacy, al grido di “ci sono anche motivi legittimi per desiderare di uscire dalla Tracciatura” avevano avuto la meglio. Dunque, lo sparire per un’ora della Life Map poteva essere considerato un elemento di sospetto, ma poi le indagini andavano fatte con i metodi tradizionali. E in ogni singolo istante le persone con tracciatura sospesa erano così tante, e alcune di loro così potenti, che far partire le indagini da “vediamo chi era senza tracciatura nel momento del delitto” era impraticabile, e la polizia aveva di fatto abbandonato quello strumento.
L’unico altro, flebilissimo, elemento di riconoscimento dell’aggressore erano la sua grande forza e i numerosi braccialetti e anelli d’oro portati al braccio con cui aveva cercato di immobilizzarla prima che lei riuscisse a divincolarsi con un morso con il quale, a suo dire, gli aveva quasi staccato il mignolo. Il Cliente fece uno sforzo mentale per cercare di visualizzare le dita del Dorato nell’unico istante in cui le aveva viste dal vivo, ma non riuscì a ricordare nulla di utile. C’era però un’altra cosa che poteva fare per capire quanto fossero corretti i suoi sospetti; prese lo schermEtto e fece una chiamata.
“È un piacere rivederla” gli disse lo Spacciatore accogliendolo con una stretta di mano. “Le confesserò che non aveva l’aria del cliente che ritorna.”
“Non era nelle mie intenzioni originali, in effetti” si sbottonò il Cliente, accomodandosi davanti al Terminale e strisciando tre dita sullo schermEtto per trasferire altri 500 pezzi sul conto segreto dello Spacciatore. “Molto bene. Luogo, data e ora?”
“Le stesse dell’altra volta, se le ha salvate.”
“No. Per prassi cancello tutto se il cliente non ha lamentele entro una settimana.”
“Capisco” disse il Cliente, comunicandogli nuovamente quanto gli serviva. “Questo” disse poi, indicando senza esitazioni il Segnaposto Oro. Si alzò, e nel salutare lo Spacciatore gli chiese: “Quanto mi costerebbe abilitare il tracciamento in tempo reale anche sul mio schermEtto?”
“200 pezzi per una persona, 300 per due, 500 per tutti quelli che sta tracciando”
“Forse ci sentiremo ancora, allora.”

Tornò di fretta a casa, inserì lo schermEtto nello schermOne per attivarlo e si mise subito al lavoro. Ripartì dalla festa e tornò indietro; ora che sullo schermo poteva visualizzare sia il Segnaposto Oro che quello Indaco notò che anche quando non si trovava nel raggio di 500 metri da Lei, molto spesso era comunque nei pressi, e le sue traiettorie indicavano con chiarezza che la stava seguendo. Trattenendo il respiro impostò la Life Map in modo da visualizzare il punto dello spazio tempo in cui era avvenuta l’aggressione all’altra donna e il risultato quasi lo paralizzò: il Segnaposto Oro non era da nessuna parte. Stava usando il respiratore. Evidenziò allora il segnaposto della donna aggredita e iniziò a riavvolgere il tempo in modo da controllare se nei giorni precedenti il Dorato l’avesse seguita. Purtroppo quello della donna era di una tonalità di rosso molto comune e controllare tutti i segnaposti di quel colore che entravano nel raggio d’azione del Dorato era impraticabile. Non restava che una cosa da fare: richiamare lo Spacciatore.
“Come previsto, vorrei attivare anche la funzionalità mobile. Le ho già accreditato i pezzi”
“Bene, glie la attivo subito. Arrivederci alla prossima.”
Il Cliente poteva sentire il sorrisetto con cui quest’ultima frase era stata pronunciata. “Ehm… Ci sarebbe già adesso un’altra cosa.”
“Ha ha! Devo dirle in tutta sincerità che lei è uno dei miei clienti più interessanti. Dica.”
“Ehm… avrei bisogno di sapere la distanza media tra due segnaposto.”
“È una funzione disponibile in automatico per chi ha attivato il Tracciamento di due o più persone, deve selezionare…”
“Lo so”, lo interruppe il cliente “ma il punto è che mi interesserebbe la distanza media tra il Segnaposto Dorato che ho attivato oggi pomeriggio e uno di cui non ho la Life Map e non voglio averla: quello della donna che è stata aggredita il mese scorso in Largo DataImportante.”
“…” silenzio interdetto dall’altra parte.
“Ne va della sicurezza di una persona.”
“…” un silenzio sempre più imponente.
“Senta, lo so cosa può sembrare, ma le assicuro che non sono un poliziotto, ha anche controllato la mia Life Map, sa che non lo sono” cercò di rassicurarlo il Cliente, ma dall’altra parte della linea non c’era più nessuno ad ascoltarlo.
Il Cliente restò per un po’ a fissare lo schermOne, incerto sul da farsi, e si riscosse solo quando comparve la segnalazione di un messaggio da fonte anonima. ‘La distanza media tra i due elementi fino a tre mesi prima dell’aggressione è stata nella norma. Poi ha iniziato a scendere nettamente sotto la norma, con punte, nelle due settimane precedenti, di 50 metri circa, mantenute anche per ore consecutive, sempre in direzione univoca, vale a dire: era sempre un elemento ad andare dietro all’altro. Già che c’ero ho controllato anche con il primo elemento a lei noto, e anche in questo caso il percorso è simile. Niente di strano fino a tre mesi fa, poi distanza media sotto la norma e accorciamento della distanza nelle ultime due settimane. Questo messaggio si autodistruggerà entro trenta minuti. In bocca al lupo.’
Giusto il tempo di rileggerlo e il messaggio si autodistrusse. Subito ne arrivò un altro, sempre anonimo. “Non si sa mai ;-)”.

***

Seduto di fronte allo schermOne, il Cliente osservava distrattamente la Life Map, cercando nella propria mente il miglior modo per avvisare Lei del pericolo, quando il Segnaposto Dorato sparì dalla mappa. Per un attimo attribuì la cosa al dannatissimo FLIP, ma quando vide che tutto il resto funzionava capì: il Dorato aveva indossato il respiratore ed era uscito dal Tracciatore. Stava per entrare in azione, non c’era più un secondo da perdere. Afferrò lo schermEtto, controllò veloce che le funzioni di tracciamento mobile fossero state attivate e si precipitò fuori casa mentre agganciava il Segnaposto Indaco. Come ricordava, e come confermato dal Tracciatore, era serata di jogging. La zona in cui correva era sempre la stessa, ma le piaceva variare il percorso; mentre volava verso di Lei, il Cliente cercava al contempo di studiare la mappa e di capire quale sarebbe stato il punto ideale per l’agguato. Sicuramente anche il Dorato sapeva che quella sera Lei sarebbe andata a correre; quindi, rifletté, il luogo migliore per un agguato era verso fine percorso, quando Lei sarebbe stata stanca. Non era lontanissimo, ce la poteva fare. Mentre correva, per un attimo si vide riflesso nelle vetrine di un negozio: piccolino e magro, sottile anzi, quasi un foglio di carta. E subito gli venne in mente il braccio muscolosissimo del Dorato, e la sua corporatura, una vera roccia. Pensò anche che non aveva nessuna arma con sé né tanto meno uno straccio di piano. Ma continuò a correre.

Controllò di nuovo lo schermEtto e vide che si stava avvicinando, presto avrebbe incrociato il suo percorso. Poi l’immagine sparì. Si fermò, terrorizzato (e anche per riprendere un po’ di fiato), ma poi vide che era sparita tutta la mappa e si era riaffacciato l’ormai notissimo logo del PLIF. “Fiuuu, meno male!” Pensò. Poi: “merda! Ora non so più dov’è”, ripensò. E poi cambiò ancora tono: “però ora non lo sa più nemmeno lui”. E riprese a correre.
Qualche centinaio di metri più in là notò che la strada stava iniziando a salire e con raccapriccio capì che nella fretta aveva interpretato male la mappa: la stradina su cui si trovava non incrociava quella lungo la quale stava correndo Lei, ma era una passerella pedonale che le passava sopra. La Life Map non era ancora riapparsa; si guardò rapido intorno alla ricerca di una stradina, o delle scale che portassero giù, ma non trovò nulla. Continuò a correre. Poco più avanti la vide, in cima alla discesa che l’avrebbe portata sotto al ponticello su cui si trovava lui. E subito sotto di sé vide un’altra figura, corpulenta e con il volto coperto da una specie di respiratore, appartarsi in fretta dietro a un albero, proprio all’imbocco del sottopassaggio. Era il Dorato, che probabilmente quando la Life Map era sparita era uscito dal suo nascondiglio per accertarsi dove fosse Lei e ora vi era tornato in fretta e furia. In un attimo la decisione fu presa: scavalcò la balaustra e si lanciò di sotto, puntando dritto sul Dorato. Per qualche motivo strano, gli venne da urlare “Carta batte sasso, pezzo di merda!”
Probabilmente pesava 30-40 kg meno del Dorato, ma l’impatto dei suoi piedi sulla spalla era stato comunque durissimo. Inoltre il colpo aveva spinto il Dorato a sbattere contro l’albero. Come conseguenza, i due rotolarono per terra sulla strada, quasi tra i piedi di Lei, che si fermò confusa per capire cosa stesse succedendo. Il Cliente tirò su la testa per primo e i loro occhi si incontrarono. A Lui parve che Lei, stupita, l’avesse riconosciuto e gli avesse persino sorriso, ma non perse tempo ad approfondire: “Scappa! Non so chi è questo né perché ce l’ha con te, ma ce l’ha con te. Sa chi sei, dove vivi, sa tutto, ti sta tracciando e vuole farti del male. Scappa!”
“Ma… ma tu come…”
Il Dorato si riscosse e fece per rialzarsi e allora il Cliente gli saltò nuovamente addosso, ma stavolta, da terra, l’effetto era molto minore, servì giusto a rallentarlo un attimo e a dare il tempo a Lei di rimettersi a correre.
Mentre stava sdraiato su di lui cercando di trattenerlo più a lungo possibile e osservando Lei che correva via, vide la notte illuminarsi e sentì una voce dall’alto del ponte.
“Polizia! Fermo! Sei in arresto per aggressione!”
Il Cliente alzò subito le mani, fece per rialzarsi in piedi e iniziò a giustificarsi “Mi arrendo ma non è come…”
Il Dorato, che nella lotta aveva perso il respiratore, approfittò del momento di confusione per togliersi di dosso il Cliente (“carta batte sasso, ma solo temporaneamente”, venne da pensare a Lui) e valutare la fuga, ma decise che era meglio assecondare la strada del bluff. “Agenti, meno male che siete arrivati. Voglio denunciare questo…”
Non finì la frase perché la sua attenzione fu sviata dal rumore delle manette ai suoi polsi.
“La dichiaro in arresto per l’aggressione a NomeDonna- Precedente e per tentata aggressione a NomeDonna-Indaco.”
Mentre due agenti scortavano via il Dorato, un terzo agente si attardò a controllare le condizioni del Cliente. “Tutto bene, signore?”
“Bene, sì, mi sento come se fossi saltato giù da un ponte, ma per il resto tutto okay. Ma come avete fatto a…”
“Lei è simpatico a gente che sa come fare una segnalazione anonima piena di dettagli interessanti”, gli rispose l’agente. Non lo aveva mai visto prima, ma aveva una faccia nota, può essere che assomigliasse a qualche attore famoso? “Avremo comunque bisogno della sua deposizione; se non dovesse sentirsi in grado di venire in centrale possiamo fare in video-presenza. Ha bisogno di essere riaccompagnato a casa?”
“No, no, sto bene, grazie. Preferirei camminare un po’.”
“Come preferisce. Arrivederci, signore, e grazie per aver aiutato la giustizia”, lo salutò l’agente, che si allontanò canticchiando: ‘since you’ve gone I’ve been lost without a trace, I dream at night I can only see your face…”
Tornato a casa, il Cliente riaccese lo schermOne. La Life Map era ancora inaccessibile e al suo posto campeggiava la pagina con il logo del FLIP, il solito motto “fatevi i cazzi vostri” e un breve comunicato: ‘Dopo mesi di prove, oggi abbiamo inferto un duro colpo agli spioni del progetto Life Map. Cinque dei loro server sono stati distrutti e il resto del programma è inaccessibile. Stiamo avviando le complesse procedure per la cancellazione delle memorie dell’intero progetto. Prevediamo che i nostri avversari riusciranno a rimettere in piedi i Tracciatori entro qualche giorno, ma sarà solo un successo temporaneo. Non riusciranno a fermarci, presto il progetto cadrà in ginocchio una volta per sempre e la più grande violazione di privacy della storia sarà solo un terribile ricordo. Per sicurezza, vi suggeriamo comunque di approfittare della finestra temporale che vi stiamo concedendo. Abbiamo messo su un programma per lo scambio anonimo di abitazioni di pari valore: se sospettate di avere qualcuno che vi spia (e fidatevi: c’è), approfittatene subito per far perdere le vostre tracce e cambiare vita. Cambiare fa bene.

***

Qualche tempo dopo.
Il Cliente entra con un amico a una festa. Fanno un rapido giro del locale e si dirigono al bar. “Allora, di chi ti invaghirai, ‘stasera?” gli chiede l’amico.
Il Cliente si guarda ancora un po’ in giro, con un sorrisetto malinconico, e risponde: “Di nessuno. Sto bene così.”

__________
Leonardo Poggi “naltro”
Ha recentemente pubblicato “Da bambino ero sovietico”, versione moderna di una raccolta di racconti intorno al fuoco a proposito della sua infanzia bielorussa e altre nefandezze. Compratelo, fa ridere. www.amazon.it/dp/B00FC6VGNC
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(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. (n+1)esimo ebook. Contrassegna il permalink.

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