Il neo

di Alberto Cecon “cek”

– Ora, cosa pensi di fare? – mi chiese.
Non risposi. Accostai la tazzina alla bocca, sorseggiai a lungo il caffé troppo dolce quasi volendo contrastare l’amarezza che mi saliva alla gola impedendomi di parlare. Accesi una sigaretta, aspirai lentamente, con compiaciuta indifferenza, pigre volute di fumo si levarono nell’aria formando fantasiosi arabeschi, figure amorfe e irreali come i pensieri che si susseguivano nella mia testa. La nicotina aiuta a stare svegli, pensai.
Per un attimo il mio sguardo si posò sulle sue mani. Mani forti e delicate, mani che molte volte mi avevano accarezzato, che poche volte avevo stretto tra le mie. Cercai di guardare altrove, di fissare l’attenzione sugli altri avventori, sul barista, sui tavolini vuoti. Facce in gran parte note, sorrisi sempre uguali, troppo uguali per essere gli stessi. Forse sto impazzendo, sperai. Mi imposi di osservare tutto, tutto tranne il suo volto, non avrei sopportato di notare le differenze. Spensi il mozzicone di sigaretta, ne accesi un’altra, aspirai avidamente. Io, che avevo sempre odiato il fumo, e considerato il caffè una bevanda appena tollerabile.
– Che intenzioni avete? – dissi, rigirandole la domanda. – Mi ucciderete?
– No, non è così che funziona. Noi… io… – La sua mano sfiorò la mia, che si ritrasse d’istinto come al contatto con qualcosa d’immondo. – Nessuno ti farà del male. – Il tono della voce era incerto, tradiva una tristezza che giudicai sincera. Avrei preferito che fosse il contrario, per avere almeno un motivo per odiarla. Almeno non sono privi di sentimento, pensai. Un punto a loro favore.
– Ti addormenterai – sussurrò, – e ti sveglierai… diverso. Come un uomo nuovo. Forse migliore.
– Forse – sottolineai. Mi sforzavo di guardare altrove, ma lo sguardo continuava a cadermi sulle sue mani, che stringeva nervosamente, a scivolare in alto lungo le braccia, a indugiare sul profilo regolare delle spalle, sforzandosi di non proseguire oltre. Non il viso, mi dissi, non guardare il suo viso. Pensai a quante volte avevo abbracciato quel corpo, baciato quel volto. Adieu, mon amour, forse ci ritroveremo all’inferno. O forse sarà tutto come prima, esattamente uguale, maledettamente uguale, e non distinguerò il presente dal passato. E forse saremo ancora felici.
Rimanemmo a lungo in silenzio. Continuavo a sorseggiare il mio caffé, a fumare le mie sigarette, i cui mozziconi colmavano il posacenere. Ogni attimo di veglia era guadagnato, e avrebbe ritardato quella specie di morte subdola e silenziosa che mi avrebbe raggiunto sotto forma di sonno. Il sonno della morte, mi venne da pensare. Chissà se avrei mantenuto la capacità di sognare. O forse mi preoccupavo inutilmente, forse il cambiamento non sarebbe stato spiacevole, forse il risveglio mi avrebbe portato una nuova vita e una diversa coscienza, mi avrebbe dischiuso impensabili e più appaganti prospettive.
– C’è una cosa – disse lei dopo un tempo infinito, – una cosa che non mi è chiara. Come ti sei accorto… come hai capito…
Sorrisi, ma ai suoi occhi dovette sembrare una smorfia di scherno, un gesto di sarcasmo. – Il neo – spiegai, portandomi l’indice a un angolo della bocca. – Il neo che avevi fino a qualche settimana fa, e che d’improvviso è sparito, e in seguito non ricordavi più di avere. Per il resto sei uguale… a lei.
La vidi portarsi una mano al volto, al punto da me indicato, e sollevare l’altra in un gesto imbarazzato, quasi di scusa.
– Già, il neo… – mormorò. Le sue labbra si piegarono in un sorriso malinconico, che finalmente trovai il coraggio di fissare. Anche senza quel neo, lì vicino alla bocca, all’angolo delle labbra carnose e sensuali, era un bellissimo sorriso. Ora che lo sai, mon amour, posso anche guardarti. Non mi fai più paura.
– Già, un neo. O una gamba più corta dell’altra, come quella dell’uomo seduto là in fondo. Ha sempre zoppicato e poi – tac! – da un giorno all’altro cammina spedito, che neanche un ragazzo di vent’anni. O il barista. Si è tagliato i baffi due anni fa, dopo che la moglie lo ha lasciato. E una settimana fa, di punto in bianco, indovina cosa gli è spuntato sotto il naso… – Mi misi a ridere di gusto. Una risata isterica, liberatoria, che la situazione grottesca giustificava appieno. – Un bel paio di baffoni che neanche in due mesi ti crescono così! Pensavo fossero finti, ma… – Le gettai un’occhiata di sbieco. Si era fatta seria, pensosa. – Dio mio – esclamai, – si vede che non siete molto pignoli. Per voi erano semplici dettagli, inezie. Chi vuoi che se ne accorga, avrete pensato.
– Abbiamo commesso degli errori, sì. – Cercò di nuovo la mia mano, ma non ero ancora pronto. – Ma tutto si aggiusterà, non temere.
Scossi la testa, come per dire che no, non avrei temuto, o forse che non avrei mai accettato quella cosa. Il mio caffé era finito, anche il pacchetto di sigarette era quasi vuoto. Rassègnati, manca poco, ormai. Mi alzai. Senza pagare – a cosa serviva, ormai? – infilai la porta del locale, lei mi corse dietro. – Aspettami, vengo con te. Ti starò vicina fino a quando… non sarà tutto finito.
Gettai a terra l’ultimo mozzicone, lo schiacciai sul marciapiede senza sollevare lo sguardo. – Preferisco stare solo.
– Come vuoi. Magari ti telefono. Tra qualche giorno.
Rimasi a lungo con lo sguardo fisso a terra, le mani in tasca, il cuore a pezzi. Quando mi allontanai, lei doveva essere ancora lì, alle mie spalle, probabilmente stava piangendo. Ma non volevo darle il gusto di girarmi. Non mi sarei voltato per alcun motivo, neanche morto.
Ciao, mon amour, augurami sogni d’oro.

“Scendendo dal treno, a prima vista,
tutto mi sembrò normale. Ma non lo era”.
Da: L’invasione degli Ultracorpi
(Invasion of the Body-Snatchers)
di Don Siegel, 1956

__________
Alberto Cecon “cek”
Nato a Monfalcone e vissuto tra Ulthar, Tlön e Sadastheria, antichista contemporaneo, crononauta ritardatario, necromante freelance, scrive (anche) fs per sublimare la mancata carriera astronautica, alla quale non ha ancora del tutto rinunciato. Aspirante scrittore part-time e lettore full-optional, in attesa di essere ricontattato dagli alieni ha fondato Sadastor Edizioni, per far conoscere altre dimensioni agli umani.
Sadastor EdizioniCek’s Corner

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. (n+1)esimo ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...