La lezione

di Leonardo Vacca “Pepper Mind”

La signorina Kameyalan non ci capiva una consonante, del vecchio alfabeto. Era da sempre il suo grosso limite. Sì, certo, era un’ottima insegnante (2012esima nella graduatoria della circoscrizione di Aldebaran), ma, come sempre, di fronte a ciò che non capiva, che in genere coincideva con ciò che non si aspettava, le sue capacità razionali scomparivano come neve al betelgeuse.
Era da quando era diventata obbligatoria la lingua imposta da quei sedicenti professoroni dell’HIP (Humus InterPlanetario, società che regola le convenzioni morali tra pianeti aventi diritto di far parte alla Consociazione) che non si sentiva così spiazzata. Le mancava la sinktar da sotto i piedi.
Ma tutta la fatica che aveva fatto per obbligarsi a chiamare Sinktar ciò che per secoli era stata “Terra” per tutti, Betelgeuse il caldo e vecchio “Sole”, senza contare il cambio di alfabeto e l’impoverimento di parole ambigue come klunzike, ora tradotto puerilmente con “amore”, tutta quella fatica, la signorina Kamelayan pensava fosse servita almeno a temprarla.
Invece niente. Zero. Il vuoto spaziale.
Di fronte a tutti i suoi alunni al gran completo.
Che onta.
Guardò con odio feroce i due bidelli. Di una cosa era certa: era colpa loro. Con quei nomi stupidi, Rfus e Clyd, come non poteva essere che avessero fatto qualche errore.
Ma santo Cosmo, era un mese che stava preparando quella lezione. Per di più il laboratorio di biomorale vantava un affitto oltraggioso. Senza contare che aveva dovuto accontentarsi di un bioprestito scadente, un esponente di quel popolo primitivo che dubitava ancora dell’esistenza di altre razze nell’universo (tra l’altro solo perché non disponeva di fatti… ma che assurdità, ridicolo!, un popolo che per considerare certa una nozione ha bisogno di fatti che la dimostrino tale, ma nel frattempo crede in un entità onnipotente del tutto fantastica e con un nome demenziale, com’è che era… zio, no, due… be’, una roba così).
Un popolo che chiamava ancora terra il proprio pianeta e sole la propria stella.
Scosse l’estremità.
E ora questo!
i fronte a tutta la classe!
– Ma che cos’è ‘sto coso? Ma dove l’avete preso?, fece la signorina Kamelayan, indicando un… coso, appunto, suppergiù sferico, con una sorta di pelliccia bianca che spuntava dalla superficie rossa, nella parte superiore, e rosa pallido, parte inferiore, con un curioso peduncolo sporgente di sotto, il tutto retto da due appendici di strana forma e sporche. Un coso che oltretutto sembrava tremare, mentre i guanti biotrasferenti dei bidelli ancora lo trattenevano.
– Allora?, insistette minacciosa la signorina Kamelayan, puntando i due malcapitati.
Rfus allargò i piedi nel consueto gesto dell’ecchenesoiofacciosoloilmiolavoro.
Clyd continuò a fissarsi il mento, postura del masaicosamenefrega.
La classe ormai era un inferno di risate.

***

TRACCIATO DEL TERZULTIMO STATO BIOMORALE:
– Buon Natale! Tenga signora.
– Ma fino a quando sono valide queste offerte?, e non lo vedi che c’è scritto? Rimbambita.
– Ancora fino a stasera.
– Ah… grazie!
– Di niente. Buon Natale!, vecchia babbiona.
– Anche a lei!
Sì, sì, basta che ti levi che mi hai rotto. Dai, ancora un po’ e sono le cinque, che mi levo dalle balle ‘sta rottura. Cià va’, diamoci un altro sorsetto al cognacchino.
Offre la ditta!
Certo che è una pacchia, mi pagano, mi danno il cognacchino da offrire a questi babbei dei clienti, che mi bevo io…
Il vestito. Il vestito scassa un po’ i maroni. Però mi si rizza così, senza mutande, nei pantaloni di babbo natale, quasi quasi mi sparo una… con tutte ‘ste maialone agghindate da marciapiede…
– Buon Natale! Vuole assaggiare?
– No grazie, non mi interessa.
Ma vai all’inferno, racchia. Che palle ‘sta barba finta. ‘Sta oscenità di cappello. Certo che ci aveva proprio la figura del pirla ‘sto babbo natale. Babbo di minchia, dovevano chiamarlo.
Dai ancora un’oretta e poi… tanti auguri, Nicoletta, guarda che bel regalo ti ha portato papà…. anzi, babbo di minchia, eh eh…
– Senta…
– Sì dica signora.
– Ma fin quando dura quest’offerta?
Finché non ti esplode nel… Porca zozza, ne ho pieni i coglioni.

TRACCIATO DEL PENULTIMO STATO BIOMORALE:
Oooh, finalmente fuori da quel cacchio di supermarket di merda. E sono riuscito anche a tenere il vestito di babbo natale. Babbo maiale, eh eh, via ‘sta rottura di barba, cacchio come mi sfrega il salamone nei pantaloni. Senza le mutande è il massimo, non ce n’è.
Nicoletta? Nicoletta, bambina mia, guarda cosa ti ha portato babbo natale, eh eh, non vedo l’ora, cacchio come sono fuori, non sento più il freddo, ci ho una voglia di scopare, con tutte ‘ste maialette che ti sballonzolano davanti, poppe e chiappe a manetta. Dio, come non ci sto dentro.

TRACCIATO DELL’ULTIMO STATO BIOMORALE:
Finalmente.
– Chi è?
– Apri, scema, ho dimenticato le chiavi, non riesco a trovarle, cacchio, sono troppo fuori. Ci ho voglia di scopare. Duro come un mattone.
– Ci… ciao… caro. Come…
– Non mi rompere le palle, levati, sbam, cacchio che sberla, eh eh, l’ho presa troppo bene.
– Dov’è Nicoletta?
– È di là… di là, in camera… ma ci ha la febbre, non…
– Sì, sì, piangi. Adesso la curo io.
– Amore? Indovina chi c’è?, entriamo, entriamo che non ci sto più dentro, il tuo paparino prediletto!
– No, papà, dai, oggi no… dai…
– Su non piangere, guarda cosa ti ha portato babbo natale… ‘sta lampo di… ecco!… il tuo salsicciotto preferito! Buon Natale!
Ehi ma che cacchio sta succedendo, che cacchio è sta luce, ma che porco…, CHI CACCHIO SONO ‘STI DUE MOSTRI. NON MI TOCCATE!
– Ehi Rfus, leggigli la dichiarazione.
– Ah, già: “Il 314° emendamento dell’HIP ci autorizza a questo bioprestito. Se non si riscontreranno irregolarità da parte del bioprestato, esso verrà restituito nell’arco di tre ore interplanetarie”
– Vai.
– Cosa?
– Attiva ‘sto guanto!
– Ah già.

***

La signorina Kamelayan non credeva al proprio sunto sensomoraldescrittivo. Già aveva vinto il disgusto e aveva inserito l’ago del sensomoraldescrittore dietro quello che a casaccio aveva indovinato essere l’organo uditivo del coso che i due impiastri avevano biotrasferito.
Già aveva superato le domande ovvie che le erano sorte quando il coso le aveva sporcato le mani con le sostanze da lui secrete.
E ora questo!
Il tracciato sensomorale parlava chiaro. Quel coso era sì un essere senziente, ma indossava ancora degli indumenti, Santo Cosmo che barbarie, per di più pregni, come il suo corpo, di batteri non ancora debellati. Non solo! Ingeriva sostanze eccitanti di dubbia fattura. E ancora! Copulava con la propria prole!
Ma questo non coincideva per nulla con la voce dell’oloenciclopedia dell’HIP “Essere umano”! Del resto l’aveva capito subito. Al primo sguardo. Ma allora che cos’era? Cosmo! Come non sopportava non sapere le cose. Ma di una cosa era certa:
Questo coso non è un “essere umano”!, strillò ormai isterica. Gettatelo nell’inceneritore! E dopo operate un altro bioprestito!
Poi, abbassando la voce, e vedete di non sbagliare questa volta…
La classe della signorina Kamelayan, questa volta, non emise un suono.
Rfus allargò i piedi.
Clyd continuò a fissarsi il mento.
Nicoletta e sua madre non denunciarono mai la scomparsa del coso, loro rispettivo padre e marito.
Neanche accennarono mai, nemmeno tra loro, al modo assurdo in cui scomparve… rapito dagli alieni? Non importava.
Tentarono solo, faticosamente, di rimettersi a vivere.

__________
Leonardo Vacca “Pepper Mind”
Teste di nuvola

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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