Il robo

di Cristiano Micucci “Mix”

«Mamma, papà».
Sandra e Paolo quasi saltarono dal divano. Se ne stavano comodi e mezzi addormentati, davanti a un film che avevano iniziato a vedere a metà, senza dargli troppa attenzione, col volume quasi a zero. Luca era arrivato silenzioso e inaspettato sulla porta del salotto, il volto assonnato strideva con la t-shirt zeppa di clown.
«Tesoro», inziò la madre, col cuore ancora in gola per lo spavento, «che ci fai in piedi a quest’ora? Hai avuto un incubo?»
«No no», rispose Luca, mentre si accomodava lento ma convinto sulle gambe del padre, trascinandosi dietro Marvin il marziano, il suo pupazzo preferito.
«Hai sete? Vuoi un bicchiere d’acqua?», tentò di nuovo Sandra.
«No no», disse ancora Luca.
«Cosa c’è allora, amore? Non hai sonno?», questa volta fu Paolo a indagare.
Luca stette un po’ zitto, rapito dalle immagini della pubblicità che scorrevano in televisione, poi disse: «C’è un robo in camera mia».
«Un robo?» disse Paolo, guardando con un mezzo sorriso Sandra.
«Sì, un robo», confermò Luca.
«Un robo cosa? Un insetto?», chiese Sandra.
Era pieno agosto, e si dormiva con le finestre socchiuse per il gran caldo: magari era entrata una mosca. Una zanzara no, quell’estate stranamente non si erano fatte ancora vedere.
«No, non è una mosca» precisò Luca, senza aggiungere altro.
«Allora forse è un ragno», tentò Paolo, ben sapendo che suo figlio non aveva un buon rapporto con gli animaletti a otto zampe.
«No ragno», disse Luca, spiegazzando Marvin.
«Allora vediamo», andò avanti Sandra, cercando di trasformare la cosa in un gioco, per tranquillizzare il piccolo, «Questo robo, è sotto il letto?»
«Non ci entra mica sotto il letto», disse Luca sbuffando, come per far capire alla madre che aveva detto una scemenza.
«Ma allora dev’essere un robo davvero grosso!», disse Paolo allargando le braccia, come per mimarne le dimensioni.
Luca lo guardò serio, sospettando di essere preso un po’ in giro, ma non fece in tempo a rispondere, perché il padre continuò: «Come avrà fatto a entrare, chissà», voltandosi di nuovo verso Sandra con sguardo complice.
«Non è mica entrato, il robo», disse Luca, oscillando l’indice di qua e di là, col braccio tutto teso, per sottolineare la risposta.
«Ah, ma allora non è in camera tua», disse Sandra carezzandogli la testolina.
«È fuori dalla finestra», disse Luca.
«E vuole entrare?», chiese il papà.«No, e poi non ci passa», disse Luca, un po’ seccato per quel dover ribadire le dimensioni del robo.
«Adesso papà ti riporta a letto e caccia via il robo cattivo», disse Sandra, facendo l’occhiolino a Paolo.
Il marito non fece però in tempo ad alzarsi che Luca gli era già saltato giù dalle gambe. In piedi, sulla porta del salotto, sempre trascinando Marvin, dichiarò: «Vado da solo, buonanotte».
Tutti inorgogliti dal coraggio e dalla risolutezza del loro bambino, Paolo e Sandra non lo accompagnarono, pur rassicurandolo: «Fra cinque minuti passiamo a controllare se il robo ti dà ancora noia».
«Non mi dà mica noia. E poi non è cattivo», disse Luca dal corridoio, allontanandosi.
Quando furono di nuovo soli, i due genitori concordarono: «Avrà fatto un brutto sogno», e tornarono disinteressati al film.

«Non ci hanno creduto», disse Luca appena tornato nella sua cameretta.
«Che ti avevo detto? Gli adulti sono un po’ tonti».
La voce profonda e leggermente metallica proveniva da appena fuori la finestra, e più precisamente dalla bocca di un gigantesco robot che aveva i piedi appoggiati cinque piani più in basso, nel cortile del condominio dove abitava Luca. La finestra non era grande abbastanza da incorniciare tutto il volto della creatura, ma riusciva a contenere contemporaneamente gli occhi illuminati di un blu vivo e profondo e la bocca a fessura.
«Gli ho detto che c’era un robo, loro hanno detto che era una mosca» disse Luca, mostrando un po’ di delusione nei confronti dei suoi genitori.
«Gli hai detto proprio “robo”?», chiese il robot.
«Sì», confermò Luca.
«Mmh», fece il robot.
«Perché?», chiese Luca.
«No, niente», tagliò corto il robot.
«Adesso però robo mi devi dire da dove vieni, me l’avevi promesso», disse Luca risoluto.
«Va bene, te lo dico» disse il robot, iniziando a spostare l’enorme braccio per puntarlo verso le stelle, «Però non chiamarmi robo. Il mio nome è Kendai».
«Piacere, Kendai. Io sono Luca».
«Piacere mio, Luca».

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Cristiano Micucci “Mix”
Scrive. Non può avere anche una vita. MIX

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. (n+1)esimo ebook. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il robo

  1. monicabionda ha detto:

    bello… ma c’è una svista… qui : “«Non ci hanno creduto», disse Paolo appena tornato nella sua cameretta.”

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