Pancho – Missione di Soccorso

di “FFrancesco”

Pancho_MissioneDiSoccorso
(Qui La Battaglia di Hunz; di seguito, il seguito.)

“Qui è buio, sono stanchissimo, direi proprio che ormai è finita. Spero ci sia abbastanza inchiostro in questa pelikan, e che mi reggano le forze prima di “

Nel biglietto, ritrovato da Tex in uno dei suoi pattugliamenti della Stanza a bordo di una Giulietta Polistil, non si leggeva altro, queste erano le ultime parole scritte dal messicano Pancho prima di scomparire nel nulla. Tex ripensò alle tante avventure passate con Pancho e gli altri disgraziati dello Scatolone Dash: la Liberazione del Divano Damascato, l’Attraversamento del Tappeto Dello Stregone Marocchino, la Battaglia interplanetaria di Hunz, e tante altre avventure nelle quali avevano sperimentato insieme smaterializzazioni, incendi controllati di cerini sperimentali, lanci a velocità luce dalle fionde.
Pancho un giorno aveva deciso di ritirarsi. Con 300 lire, i risparmi di una vita di sacrifici e di un paio di riusciti assalti al treno per Yuma, aveva comprato una casetta in Meccano in un angolo tranquillo della Stanza, e trascorreva le giornate riposando all’ombra di un albero del presepe, sorseggiando mignons di Aguardiente al rabarbaro. Tex gli faceva visita ogni tanto, ma Pancho si negava sempre alle sparatorie o alle avventure spaziali, ascoltando dall’amico Ranger le notizie della Stanza, emozionandosi, ma forse solo per educazione, ai pericoli narrati da Tex, dalle Grandi Pulizie di Primavera ai tremendi Rassettamenti Punitivi.
Erano giorni tranquilli, una di quelle settimane che salvi il mondo dal Male al massimo due o tre volte, nessuna scopa o paletta in giro, né buchi neri di sacchetti della spazzatura in agguato. Ed ecco apparire quel biglietto inquietante, ritrovato ai confini di quel corridoio iperspaziale che può solo condurre alla pazzia, una volta fatti prigionieri da una sorella minore senza scrupoli. Non si contavano i cowboys e i soldati dei Marines tornati nella Stanza infilati in un tubino fatto con la Maglieria Magica: solo per ripulirli dal make-up erano occorsi pomeriggi interi. Ma non c’era tempo da perdere, dopo aver letto il messaggio incompiuto Tex girò la Giulietta verso Forte Alamo, dove per la furia della corsa arrivò privo di tutte e quattro le ruote e una portiera. Scese sotto lo sguardo allibito della sua fidanzata di sempre, la ballerina di can-can del saloon, una bella bambola semicalva, la truccatissima Petula:
– Voglio-le-coccole! – Voglio-le-coccole!
Tex la superò: – Corna di satanasso, Petty, non ho tempo! Raffredda i bollori, devo andare subito dal Capitano Grant, mi dispiace. E pettinati quel riporto, per Matusalemme ballerino!! – qualcuno, tempo addietro, aveva davvero esagerato con gli shampoo al Vim Clorex…
Il nordista Capitano Grant era come sempre indaffarato a contemplare la mappa della Provincia di Pavia che sovrastava la sua scrivania di gommapane, sognando clamorose invasioni dei territori indiano-pavesi. Stava giusto borbottando fra sé di attraversare sott’acqua le risaie respirando da una cannuccia quando… – Capitano!
– Che cavolo, Tex! Le sembra il modo di entrare? Si calmi, cosa succede? Ci stanno attaccando i sudisti? Sapevo che prima o poi quei maledetti meridionali dell’Alabama …
– Niente di tutto questo, Capitano: ho trovato un messaggio di Pancho, è scomparso, a casa sua non c’è, credo sia in pericolo, anzi forse è già troppo tardi….
– Ma caro Tex, lei è il Ranger, lei pattuglia costantemente ogni angolo della Stanza! Se non lo sa lei dove si sia ficcato, allora Pancho è perduto, suvvia, ormai starà arrostendo nelle fiamme del Dolce Forno! Non ci resta che organizzare un bel ricordo funebre alla Collina delle Ciabatte, come abbiamo fatto con i mai dimenticati G.I Joe, la biglia di Felice Gimondi e il buon vecchio braccio di Big Jim…
– Pancho è un eroe e un grande amico, Capitano, lo cercheremo ovunque, dovessimo andare anche fino alla fine del mondo!
La fine del mondo era distante quasi 2 metri dal Forte, bastava uscire dalla Stanza, oltre le Colonne d’Ercole della porta dal vetro zigrinato, e incamminarsi in sentieri inesplorati, dove solo qualche guida indiana era in grado di interpretare i segni del marmo lucido per orientarsi. Appena dopo il consenso del generoso Capitano Grant, eletto per ben tre volte consecutive Uomo Più Buono Dell’Universo, i progettisti del Lego si misero all’opera: avrebbero costruito una serie di carri, aerei a decollo verticale e astronavi per il trasporto della squadra di soccorso, scorte di cibo e armi di ogni genere, dal raggio della morte a pile, al temibile obice semovente da 5 cm, che poteva sparare terribili salve di palline di mollica. Era stato anche consultato per l’occasione il Sapientino, un calcolatore elettronico che si accendeva solo in rare occasioni, non solo perché consumava un botto in pile a torcia, ma c’erano anche forti dubbi che il suo regalo a Natale fosse mai stato di una qualche utilità. Di nuovo, venire a sapere per l’ennesima volta che la capitale del Liechtenstein si chiamava Vaduz non impressionò particolarmente nessuno.
Dall’alto della Montagna dei Cuscini Nevosi, Tex osservava La Stanza sotto di lui. Il cowboy dalla camicia gialla e macchiata di biro blu si dondolava sui tacchi degli stivali di eco-coccodrillo pvc e contemplava quel paesaggio selvaggio, che andava dalla Valle del Plaid fino alle Tende del Tramonto.
La squadra di soccorso era ormai pronta a partire, si stavano caricando le automobili a molla degli ufficiali, ma Tex non si dava pace. Qualcosa non gli tornava, l’espressione irrimediabilmente ebete, generata dallo stampo di produzione di quella lontana fabbrica della Cina nazionalista che l’aveva generato, sottolineava bene la sua inquietudine. Com’era possibile che uno con i baffi e l’esperienza di Pancho avesse potuto rimanere vittima di un qualsiasi evento mortale, fosse pure qualche temibilissimo Folletto a sacco intercambiabile… oppure… oppure… Le Creature del Buio Di Sotto Al Comodino! Ma certo! Con Pancho se ne parlava sempre al saloon giocando a rubamazzo! Quel luogo misterioso di fianco al letto era il terrore di tutti nella Stanza… uno spazio oscuro dall’ingresso alto pochissimi centimetri, dove si narrava dormisse La Mosca Non Morta, che vegliava il suo malefico Tesoro delle Monetine Perdute, con un intero esercito di ragni zampelunghe, resi schiavi con pozioni fumanti di avanzi di passato di verdura, unghie tagliate e briciole bollite.
C’erano pochissimi luoghi nella Stanza dove nemmeno Tex il Ranger avesse mai osato andare, e dire che era tra i pochi a essere uscito vivo dal Grande Armadio, che aveva convinto il Re del Pianeta dei Buoni, che senza tremare aveva guardato negli occhi la Maestra durante una visita accidentale alla Scuola Elementare, causata da un clamoroso errore del teletrasporto. Uno di quei luoghi che persino Tex evitava era il Di Sotto del Comodino, ed era stato proprio Pancho a confidargli la confessione avuta dallo stregone irochese Crapapelada in punto di morte (o di ubriacatura molesta sua o di entrambi, non si ricordava): per entrare indenne nel Di Sotto era necessario raggiungere la U.F.O., un’astronave abilmente nascosta in un campo di forze polietileniche SMA in fondo al letto, un relitto spaziale con vistosi segni di bruciature, provocati dall’ingresso nell’atmosfera terrestre e da petardi in cortile. Qui ci si doveva rifornire della tuta spaziale dell’Unico Marziano Mai Venuto Sulla Terra Almeno Fino Al ‘73, il valoroso e possente essere color cicoria Tamur Sbardan, detto anche l’Immortale, o anche Montagne Verdi per le superficiali sorelle più piccole.
Lo stregone irochese sosteneva che la tuta avrebbe protetto da qualsiasi pericolo o nemico. Tamur Sbardan l’aveva lasciata nell’astronave, dopo aver deciso che la Terra era di gran lunga molto meglio di Marte: era diventato un ultras della Ternana e sfruttando le sue superiori conoscenze scientifiche si era arricchito rivoluzionando il mondo dei distributori automatici di merendine.
Tex disse al Capitano Grant che voleva ancora controllare alcune cose, e che sarebbe tornato entro il doposcuola per guidare l’imponente missione di soccorso. La Giulietta aveva ancora bisogno di un fantasioso meccanico, l’autobus a due piani Sperlari era già passato, e quindi partì a cavallo del suo fidato Sbadiglio, che malgrado il nome riuscì a fargli attraversare la Stanza in pochi istanti, fino al letto dove Tex proseguì a piedi, accendendo il suo portachiavi a intermittenza. Al ritmo da valzer viennese della luce prodotta andò verso dove ricordava fosse il relitto. Il relitto a sua volta gli ricordò dove si trovasse, imprimendo sulla sua fronte la forma della maniglia del portellone. Con la testa in subbuglio e un po’ ammaccata, Tex cominciò a farsi strada nel relitto: filamenti di Vinavil distribuito malamente sui bordi colavano dalla pareti grigie, spesso tenute insieme solo da maldestri pezzi di scotch cosmico trasparente. Trovò l’interruttore di energia ausiliaria a nove volt e fece luce: si trovava in un grande spazio sventrato da un raudo particolarmente devastante, con sei angusti vani vuoti alle pareti… no, cinque vani vuoti, uno conteneva un sombrero, non poteva che essere il sombrero di Pancho, ricordava ancora tutta la Coccoina che era servita per appiccicarglielo in testa!
Quindi aveva ragione, Pancho si era impossessato della tuta, aveva deciso spavaldamente di sfidare Le Creature Del Buio. Probabilmente lo stava progettando da quando aveva parlato con Crapapelada, o era semplicemente ubriaco come un guerriero shoshone il giorno della Danza del Sole alla Festa della Torta Fritta di El Paso.
A Tex ora non restava che ripercorrere le sue tracce, che non potevano che condurre all’orrendo Comodino, ma privo, ahimè, dell’unica tuta che poteva difenderlo dalle mortali Creature. Una missione totalmente suicida, come sempre d’altronde. Pazienza, era ora della merenda e, accampatosi sulla soglia del relitto dell’astronave, Tex aprì una scatola di fagioli presa allo spaccio L’Allegro Mercatino, gestito da avarissime sorelle piccole, dividendola con Sbadiglio, intollerante alla biada e ghiotto di quasiasi cosa sapesse di plastica. Fu un pasto affrettato, e dopo pochi minuti Tex era di nuovo in sella, sospeso fra angoscia, entusiasmo per aver trovato le tracce di Pancho, e i primi fastidiosi sintomi del mal di panza da fagioli disonesti.
Tex si avvicinò al comodino con il cuore in gola e le budella annodate dai legumi avariati. Per entrare doveva sdraiarsi e strisciare. Legò al piede del letto il fido ronzino Sbadiglio, che iniziò subito a macinare palate di fatti suoi. Accese un cerino come torcia (il portachiavi intermittente gli aveva causato un bel mal di testa) e s’infilò fra il pavimento e il bordo dello spettrale comodino fatto a mano forse da un troll di Grazzano Visconti. Era pronto a tutto, scomparire in una nuvola di vapore, affrontare una creatura degli abissi, trovarsi in uno spazio più grande che all’esterno, misurarsi con Belfagor, Mefisto, tutti i figli di Mefisto…
Nulla di tutto questo. Una volta che la sua vista si adattò alla penombra, Tex si rese conto di trovarsi in uno spazio arredato con originalissimo gusto pop. Le pareti interne avevano carta da parati con disegni gigliati, quadri d’avanguardia raffiguranti etichette di gazzose e spume, divanetti imbottiti con vaporosi e variopinti calzini spaiati, luci soffuse colorate emanate dal quadrante fosforescente di un vecchio orologio da polso Bulova appeso al soffitto. “La malagueña” come sottofondo musicale gli diede l’ultima certezza: dietro un bancone da bar, realizzato ribaltando un portapenne omaggio della Fiera Di Milano, stava…. Pancho, con una bandana in testa, canottiera con catenone d’oro e uno shaker nelle mani.
– Ciao Tex, ben arrivato, ci vuoi anche un goccio di pesca nel Margarita?
– Ma Pancho… pensavamo fossi in pericolo! Abbiamo schierato un esercito! Mandato una lettera a Topolino! Il tuo messaggio…
– Eh, scusa, ma mi era finito l’inchiostro. L’ho lasciato così. Sapevo che l’avresti trovato e avresti capito.
– Ma capito cosa? “ormai è finita…” e la tuta spaziale…
– … è finita la mia “Churrascaria Mexicana de Pancho Ramirez”! La tuta mi è servita per dipingere e ripulire ‘sto posto senza sporcarmi, bleah, c’era persino una mosca morta! E poi amigo, non hai idea delle cose fantastiche che ho trovato nella cambusa dell’astronave, assaggia qui: arachidi blu di Titano, olive taggiasche di Ganimede, patatine alla paprika venusiane… vacci piano però che sono fortissime, hombre. Allora, ti piace qui? Cosa dici, invitiamo tutti i ragazzi schierati là fuori sul tappeto?
Tex non disse più niente. Poco più tardi una lunga curiosa carovana di giocattoli attraversò la stanza per andare verso il comodino-taverna, guidati da un ranger e un messicano che facevano rotolare una bottiglia di Nastro Azzurro Esportazione.

FINE

__________
“FFrancesco”
Praticamente innocuo, ama sua moglie, sua figlia e sopporta un bassotto a Piacenza.
FFrancesco

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(marco manicardi)
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