la lepre la stella

di simone rossi

Sono due storie inspiegabili. Sono tutte e due vere. Una l’ho vissuta in prima persona, l’altra me l’ha raccontata il mio amico Marcello di cui mi fido molto. Una è corta, l’altra è lunga. Una è invernale, l’altra estiva. Adesso le racconto tutte e due. Prima quella lunga, poi quella corta.
Aveva nevicato molto e le strade erano impraticabili, ma dovevo andare per forza e allora sono andato. Saranno state le otto di sera. In giro non c’era nessuno. Guido a passo d’uomo facendo la massima attenzione possibile, poi su un rettilineo largo vuoto e relativamente pulito mi prende la spavalderia e accelero. A un certo punto dal nulla spunta una lepre. Bianca come lo sfondo, attraversa la strada a tre metri dal muso della mia macchina. Sterzo per evitarla. Sbando. La macchina finisce nell’altra corsia, poi torna nella mia corsia, poi sbanda di nuovo, fa mezzo giro, arriva al bordo della strada e decolla su una cunetta di neve e vola dritta dentro il cancello di una casa. Sbàm. Sbatto la testa contro il volante, la cintura di sicurezza mi schiaccia il petto, la bombola del metano che stava nel baule mi finisce sul collo. Niente lepre. Niente persone. Nessuno. Non si accendono luci dentro la casa a cui ho appena sfondato il cancello, si vede che sono usciti anche loro, mi ricordo che ho pensato Ma dove volete andare con questa neve, state a casa. Scendo dalla macchina tutto sanguinante, infilo la testa nella neve per riprendermi, chiamo l’ambulanza, aspetto. Aspetto. Aspetto. Ci mettono una vita ad arrivare, o forse arrivano subito, non è che capissi molto, avevo un gran male alle costole, il sangue sulla neve sembrava un film giapponese. Quando arrivano mi fanno le solite domande, mi caricano sulla barella e mandano un carro attrezzi a tirare fuori la mia macchina dal fosso. Viene fuori che in testa ho solo un bernoccolo, ma la cintura mi ha incrinato due costole. Sto a letto due settimane. Arriva febbraio e si scioglie la neve. Un giorno, si vede che dovevo andare per forza da qualche parte, riprendo la macchina e in qualche modo mi sblocco. Ma quella strada lì, la strada del rettilineo, non la faccio più. Dove abito io si può arrivare più o meno in qualsiasi posto facendo almeno due strade diverse, e insomma finisce che per quasi un anno non faccio mai più quella strada. Poi un giorno devo andare di nuovo per forza nello stesso posto e mi metto in macchina e guido senza pensare e infatti mi ritrovo nel rettilineo dell’incidente, per la prima volta dopo più di un anno. È aprile, sono le quattro di pomeriggio, c’è il sole, in giro non c’è nessuno e mi prende una paura inspiegabile. Cioè, spiegabilissima, ma insomma, è passato più di un anno, le strade sono pulite, è primavera, non c’è niente di cui aver paura. In ogni caso, appena imbocco il rettilineo rallento. Arrivo così lentissimo di fronte al cancello dell’incidente – l’hanno aggiustato – e proprio lì, di fronte al cancello, c’è una lepre bianca, morta.
Questa era la storia lunga.
La storia corta è successa la notte del 10 agosto 2012, la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti. Siamo andati in effetti con un po’ di amici a guardare le stelle cadenti alle terme di Petriolo, perché stare a mollo nell’acqua calda a mezzanotte e guardare il cielo è una sensazione piuttosto piacevole. Con le stelle cadenti funziona così: qualcuno grida Eccola! L’avete vista? ed è un avvertimento inutile, perché solo quelli che stavano già guardando in quel determinato punto del cielo possono averla vista. Infatti è tutto un coro di Nooo, me la sono persa! E insomma, a un certo punto, me lo ricordo come se fosse adesso, il mio amico Marcello indica col dito un punto nel cielo e dice Guardate là. Tutti guardiamo là e dopo che tutti abbiamo guardato il punto indicato da Marcello, in quel punto preciso cade una stella, l’unica che tutti abbiamo visto contemporaneamente. C’è stato un silenzio abbastanza stupefatto. Ho guardato Marcello e gli ho detto Marci, come cazzo hai fatto? Lui ha riso e ha detto Non lo so.
Questa era la storia corta.
Voi queste cose le chiamerete coincidenze, lo so. Per me è fantascienza pura. Non tutte le cose inspiegabili sono  antascienza. Non tutte le cose inspiegabili sono miracoli. Non tutte le cose inspiegabili sono coincidenze. Io non lo so, davvero: non lo so. Ogni tanto ci provo a indicare il punto in cui una lepre bianca mi attraverserà la strada, ma non ci riesco, non ci sono ancora riuscito.

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simone rossi
È romagnolo, ha trent’anni, è sempre in giro. Barabbista per meriti conseguiti sul campo, fa la figura dello scrittore con i suoi amici musicisti, del musicista con i suoi amici scrittori, del fricchettone con i suoi amici smanettoni, dello smanettone con i suoi amici fricchettoni, dello sconclusionato con i parenti, del parente con gli sconclusionati. Ha un blog, un tumblr, un twitter, un facebook, un friendfeed, le cose.
Ha scritto tre libri: la luna è girata strana nel 2008, sbriciolu(na)glio nel 2010, croccantissima nel 2011. Tuffa i biscotti nell’acqua. eh, oh.

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(marco manicardi)
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