S.U.C.A. – Super Unità Computerizzata Alimentare

di Raffaela Leone “Erbematte Industry”

Domenica 10 aprile, undici in punto e il letto vibrava.
– Oh Di … che ore saranno? Computer, che ore sono?
– Buon giorno, Anna, sono le undici, oggi è domenica diciannove aprile.
– Grazie caro, ci sono comunicazioni per me?
– Prego. Collegamento con computer generale di casa: nessuna comunicazione.
Più che camminare, Anna strisciava dal suo letto verso la cucina, affannosamente strisciava visto che la sera prima aveva alzato prima il gomito destro per poi passare a quello sinistro e non essendo mancina era tornata ad alzare quello destro. Adesso aveva la tipica sete del cammello tunisino lasciato solo in un deserto senza pietà.
– Giorno, acqua a temperatura ambiente, grazie.
Come per miracolo apparve dall’apposita finestra il bicchiere. Il miraggio veniva accompagnato da una voce metallica.
– Giorno, Anna, il livello alcolico del tuo alito è pari al 62%, suggerisco almeno due litri d’acqua e ricordati che sei a dieta. S.U.C.A.
– E cosa ci sarebbe da mangiare oggi… S.U.C.A.?
– Insalata, mozzarella e 100gr di gamberi, da fare bolliti, con limone. S.U.C.A.
– Non potresti ordinare anche della maionese?
– Ma sei matta? Troppe calorie. S.U.C.A.
– Ho fame ed è anche domenica!
– Ricorda che le carte di credito sono bloccate fino a sabato prossimo, come pattuito. La spesa la faccio io per te, quindi niente scherzi. S.U.C.A.
– Sì, sì, lo so, te l’ho detto io che volevo fare la dieta, acqua, grazie.
– Acqua. S.U.C.A.
– Ho fame, Cristo. S.U.C.A. ho fame, ma che idiota che sono, ci mancava anche la dieta adesso, ce la posso fare, sì ce la faccio.
– Mi dicono che parlare da soli non fa bene al morale. Suggerisco telefonare a qualche amico. S.U.C.A.
– E chi te lo dice, stupida macchina? Non credo siano affari tuoi, sei solo un frigorifero.
– Super unità computerizzata alimentare, prego. S.U.C.A.
– Figurati, frigorifero.
– Grazie, cicciona. S.U.C.A.
– Ti odio quando fai così.
– Lo so. S.U.C.A.
S.U.C.A. aveva sempre ragione, era una cicciona e doveva dimagrire e lui la stava solo aiutando. Mentre si pesava, in bagno, nuda, una luce le segnalò una video chiamata. Si mise l’accappatoio e si mise di fronte al monitor nella parete del corridoio, scelse l’opzione mezzo busto e si mise in posa.
– Ciao Anna, ti disturbo?
– No, sono solamente … lascia stare, che piacere vederti appena sveglia.
– Ho chiesto il tuo numero a Regina perché volevo parlarti, che bella serata abbiamo trascorso ieri, magari potevamo vederci anche oggi, che ne dici?
– Che ne dico? Va bene, ti va bene per le otto?
– Perfetto, a dopo.
Nonostante il monitor si fosse spento, Anna restava lì piantata a fissarlo, stava sorridendo, poi vide il suo riflesso e si fece seria: Luca occhi viola, lo aveva conosciuto la sera prima, era un tipo intrigante, decisamente bello, troppo bello, pensava Anna mentre con una mano si stringeva un rotolo di ciccia. Parlare. Parlare di cosa? Bisogna pensare alla cena subito, sua nonna le diceva sempre che gli uomini prima bisogna prenderli per la gola per poterli poi acciuffare dalle palle, santa donna, ma per le palle di Luca c’era ancora tempo.
Svogliata si appoggiò allo stipite della porta e guardò S.U.C.A.
– Sentimi bene, stasera interrompiamo il programma dieta. Viene un mio amico a cena.
– Che cosa bella, avere compagnia fa sempre bene ma non credo che potrà cenare questa sera con te, puoi invitarlo per un dopo cena semmai. S.U.C.A.
– Prima la gola, poi le palle. Non te lo hanno insegnato? Viene Luca a cena, chiedi al monitor del corridoio, il file si chiama ORG-01/88. Devi cucinare.
– Invitalo la settimana prossima. S.U.C.A.
– La prossima settimana dici? Non credo proprio.
– Il nervosismo produce stress, e lo stress appetenza. Suggerisco due esercizi Lyuom. S.U.C.A.
– Ma non potevo comprarmi un vecchio modello, ci saranno le istruzioni da qualche parte.
– La bilancia collegata alla tazza del WC mi ha confidato che pesi 67 kg. Vergognati! Hai anche il coraggio di invitare qualcuno a cena. S.U.C.A.
Anna, se solo lo avesse potuto fare, avrebbe semplicemente staccato la spina, ma non era certo così semplice, Liberarsi di S.U.C.A. non era possibile. Fermarsi a riflettere, quello doveva fare. Si mise in corridoio, selezionò “figura intera” dal monitor e digitò il numero verde.
– Servizio assistenza unità alimentari, buon giorno.
– Giorno, credo di avere un problema.
– Come posso aiutarla?
– Ho programmato il mio frigorifero sul programma dieta ma adesso ho bisogno di interromperlo perché vengono degli amici a cena.
La centralinista diede uno sguardo ad Anna “figura intera”, lo sguardo della donna era abbastanza esplicito, il programma dieta era assolutamente quello adeguato. Anna non decise, allora, per il mezzo busto.
– Lei ha inserito il programma dieta e fino a che giorno?
– Sabato, sabato prossimo.
– Ma vorrebbe interromperlo, giusto?
– Giusto.
– Le manderò un programmino da inserire nella presa CV/65. Tramite questo file faremo credere alla sua unità che sia sabato. Spostiamo solo per oggi la data e da domani tornerà tutto normale.
– Geniale.
– Mi dia solo il tempo di programmare il tutto, mi occorrono trenta minuti.
– Grazie arrivederci.
– Gra…
Sorniona si recò in cucina, stupida macchina, basta un programmino per mettere tutto a posto. La piccola telecamera dell’unità la scrutava.
– Desideri acqua? S.U.C.A.
– No grazie, non ho sete.
– Cosa fai? S.U.C.A.
– Ti osservo, posso?
– Certo. S.U.C.A.
– Prepara la colazione.
– Va bene. S.U.C.A.
Due carote scivolarono dallo sportellino per passare alla centrifuga, mezzo toast saltò felice e abbronzato dal tostapane e si adagiò sul piatto.
– Tutto qui?
– Se ieri avessi bevuto di meno, ti avrei dato di più a colazione S.U.C.A.
– E come la mettiamo con la mia fame?
– Distraiti, leggi, balla, smaltisci un poco di quel grasso che hai. S.U.C.A.
– Potresti moderare il linguaggio? Mi sono appena svegliata, ho fame, mal di testa e passo più tempo a parlare con te che con qualsiasi altro essere umano.
– Moderati tu, sei stata tu a programmarmi. S.U.C.A.
– Lo ricordo, non esitare a insultarmi usando epiteti quali grassona, cicciona, lardosa e tuto il resto.
– Corretto. S.U.C.A.
La spia del monitor segnalava l’arrivo del file, Anna appoggiò l’indice e così si aprì sullo schermo una finestra.
“File: cambiamento orario.gtren/mi/dte/94939”. Anna scaricò il file direttamente sul suo anello e il monitor si spese.
– Cosa ti hanno mandato dalla direzione? S.U.C.A.
– Non ti farò del male.
– Perché dovresti? S.U.C.A.
– Solo un attimo, promesso.
Mentre Anna apriva delicatamente uno sportellino posto alla base dell’unità, S.U.C.A. con il suo occhio figlio unico la scrutava attentamente. Anna appoggiò l’anello alla barra controlli, la data si spostò e S.U.C.A. venne riformattato.
– Ciao S.U.C.A., come va?
– Bene grazie. S.U.C.A.
– Abbiamo un ospite a cena.
– Timballo di riso alle verdure e bocconcini di pollo. S.U.C.A.
– Bell’idea S.U.C.A, ordina anche da bere, gin, due litri di acqua tonica, olive nere e verdi, salatini vari, cannelloni, salsa, panna, 500 gr. di carne tritata, petti di pollo, insalata mista, maionese e poi? Beh, organizza per un dolce, fai tu, aggiungi biscotti, coca cola, frutta e formaggi francesi senza muffa. Merci. Ordina, paga e fatti spedire tutto. Accendimi il forno. Prepara la centrifuga, e ripassati la ricetta per i cannelloni e per gli involtini di pollo ripieni.

Il pomeriggio trascorse serenamente. La merce arrivò, gli elettrodomestici, guidati da S.U.C.A., procedevano alla pulitura, preparazione e cottura degli alimenti. Anna era tutta eccitata. Era in camera sua e si guardava allo specchio.
– Unità visiva riflettente, selezionami le possibilità di abbigliamento per la serata. Canoni da rispettare: cena informale, sexy ma non troppo, colori da abbinare al viola degli occhi del commensale. Risultato da ottenere: piacevole sorpresa, ammirazione, rispetto, parziale erezione.
L’unità visiva riflettente mostrava ad Anna diverse combinazioni, ma nessuna la soddisfaceva abbastanza quindi decise da sola e si mise un abito nero scollato.
Alle sette Anna andò in cucina per un ultimo controllo.
– Avanzamento lavori.
– Aperitivi preparati. Antipasti quasi finiti. Cannelloni in forno, pronti tra diciassette minuti. Pollo in padella, verrà cotto alle diciannove. Dolce in lavorazione. S.U.C.A.
– Ottimo! Ordinami dei fiori, li vorrei viola e gialli, falli mandare nel catalizzatore oggetti peso leggero, li voglio qui entro quattro minuti.
– Fatto. S.U.C.A.
– Consulta i sensori di peso della strada e dimmi quando arriva il mio ospite, si posteggerà nel 67/UY/00/HG, connettiti con il computer stradale. Appena arriva accendi la radio, grazie.
– Ricevuto. S.U.C.A.
Anna era una indecisa cronica quando decise di indossare dei pantaloni era troppo tardi: la radio si accese, il suo ospite stava arrivando.
Si accese la spia portone, Anna si avvicinò alla parete della porta, vide Luca arrivare, portava in mano un pacco. Niente fiori, pensò la ragazza, e si ricordò di quelli che aveva ordinato e che erano ancora nel tubo catalizzatore. Luca era tirato a lucido.
– Anna che piacere rivederti e come stai bene, ti portato qualche dolcetto, prendi, sono per te.
– Ti ringrazio, non dovevi disturbarti, prego, accomodati. Devi scusarmi giusto un attimo è appena arrivato qualcosa nel catalizzatore, nel frattempo siediti che arrivo subito.
Anna andò sul balcone, aprì lo sportellino del macchinario e trovò, naturalmente, i fiori che lei stessa aveva ordinato. Rientrò con un’aria sognante con il naso tra i petali.
– Che buon profumo!
Fece finta di leggere il bigliettino che conteneva solamente la ricevuta del pagamento, sorrise sentendosi letteralmente un’idiota, il suo ospite non sembrava particlarmente colpito né dai fiori né dal biglietto.
– Vogliamo bere qualcosa?
– Volentieri.
Seduti sul divano, i due bevevano insieme, le luci erano state regolate sulla tonalità “Notti orientali”, la musica era dolce e Anna iniziò ad alzare il gomito destro, sinistro, destro, come la sera precedente
– Scusami un momento, faccio in un attimo.
– Certo cara, fai pure.
Si alzò, inforcò il corridoio e poi la prima a sinistra.
Fece ritorno in soggiorno dopo qualche minuto portando la teglia fumante e così la cena ebbe inizio.
– Come procede il tuo lavoro in ditta?
– Va bene, sì, lavoro molto, si guadagna poco, come sempre potrei dire.
– Vergognati! S.U.C.A.
– Come hai detto Anna?
– Niente, vado a spegnere la radio.
Anna si alzò dal cuscino di spine sul quale stava seduta: quella era la voce di S.U.C.A.
– Dicevamo?
– Porcellona! S.U.C.A.
– Ma da dove viene questa voce?
– Dalla cucina, fai finta di niente ti prego, non voglio rovinare la serata.
– E chi è che parla?
– Non importa ti ho detto.
– Non ti permetterò di farti questo, grassona S.U.C.A.
Luca sorrideva divertito e visto che Anna lo stava fulminando con lo sguardo, fece finta di essersi affogato e andò in bagno. Lei ne approfittò per andare in cucina e vedere cosa stesse accadendo.
– Che cosa ti passa per quel circuito bacato adesso?
– Non sei dimagrita nemmeno un grammo, anzi.S.U.C.A.
– Ma che dici? Il programma dieta inizia domani, domenica, oggi è sabato, ripassati i giorni della settimana.
– Potrei non conoscere i giorni della settimana, cosa del tutto impossibile, ma il rivelatore del WC mi ha riferito che la sveglia gli ha suggerito che oggi, domenica, tu sei a dieta e quindi non puoi permetterti la cena S.U.C.A.
– Stronzate.
– Grassona, cicciona, molle, sei una gelatina viscida informe, ammasso di lardo.
– Parla piano, maledetto!
– Sei una balena grassa o una palla ripiena di lardo, mollusco tutta ciccia. S.U.C.A.
Anna sentì arrivare il giovane, chiuse la porta della cucina e facendo finta di nulla si risedette al tavolo.
– Tutto bene Anna?
Tutto bene? Tutto bene un cazzo!
– Sì, va tutto bene.
– Sei una palla di lardo di maiale, vergognati S.U.C.A.
– Adesso devi dirmi chi parla, dai!
– Nessuno, possiamo fare finta di essere interessati a conoscerci? Pensare ad altro, rilassarci?
Si alzò e prese il pacchetto che Luca occhi viola le aveva portato.
– Sembrano deliziosi.
– E certo, adesso anche i cioccolatini! S.U.C.A.
Luca adesso rideva senza riuscire a trattenersi.
– Anna, che cosa esilarante, non sei così grassa, sei, sei rotonda, da domani inizi la dieta e vedrai che in un paio di mesi sarà tutto sistemato.
– Un paio di mesi, dici? Non credo sia poi così importante mettersi a dieta, non credo, no dico, questa mania del fisico perfetto, questo delirio del peso forma.
– Non è certo colpa mia, Anna, se devi perdere qualche chilo.
– Infatti è solo colpa sua, sapessi cosa mangia tutte le sere! Ah! Se solo potessi parlare. S.U.C.A.
Anna non credeva che la sua serata stesse naufragando verso una deriva priva di palle. Il frigorifero le dava della cicciona, l’ospite se la spassava ed era fondamentalmente d’accordo con quella bestia di macchina.
– Forse è il caso che tu vada adesso.
– Beh… se lo desideri.
– Sì, preferisco.
– Bravo, vai via così la grassona lo capisce che deve dimagrire S.U.C.A.
– Anna però prima di andare via, volevo dirti una cosa.
– Dimmi.
– Ho presentato un progetto al tuo capo e mi chiedevo se tu magari, sai… in nome dell’amicizia potessi mettere una parolina.
– Una parolina?
– Ma sì! Lo sai queste cose come vanno, se magari mi presenti tu, forse me lo prende il lavoro.
– Ho capito. E per questo ti sei scomodato a venire fino a qui, potevi mandarmi un tele messaggio, no?
– Queste cose si gestiscono meglio di presenza.
– E tu che pensavi che fosse venuto per te, così impari a non dimagrire S.U.C.A.
I due stavano in silenzio. Anna era verde, Luca se ne sbatteva altamente, alla fine sapeva che Anna non avrebbe potuto nuocergli nemmeno se avesse voluto.
– Beh, adesso vado, ci si vede.
– Sì, ci si vede in giro.
– Ciao S.U.C.A.
– Ciao e mi raccomando: non uscire mai con le grassone S.U.C.A.
– Grazie amico.
– Ciao.
Anna vide Luca allontanarsi con le mani in tasca. Si girò verso la cucina inferocita. S.U.C.A. fischiettava. Anna si avvicinò minacciosa.
– È inutile che mi guardi, te lo avevo detto. Anzi mi hai programmato tu: in caso di fallimento della dieta insistere con gli insulti. S.U.C.A.
Anna lo guardava senza dire nulla, quella macchina, stronza era nata e stronza sarebbe restata, bisognava trovare il modo per eliminarla dalla sua vita:
– Sì! Devi sparire dalla faccia dell’universo. Fu questo l’ultimo pensiero di Anna prima di addormentarsi.
La mattina seguente tutto ricominciò secondo il copione dieta e Anna non ebbe nulla da ridire. Dato che era il suo giorno libero, verso le quattordici decise di uscire.
– Computer generale attivami percorso luminoso ADF con meta BIUGHI, voglio andare a vedere questo nuovo bar.
– Scia luminosa attivata, come desideri andarci?
– Prendo la Re. Colore viola, con luci rosse, grazie.
– La platfree è pronta, colore selezionato attivato, buon viaggio.
Anna aprì la porta di casa, attivò il computer generale sul programma pulizie, guardò gli elettrodomestici mettersi al lavoro e chiuse la porta dietro di sé. La sua platfree era pronta come programmato, con il telecomando aprì la portiera superiore, appoggiò la mano al bordo e si coricò a pancia sotto riudendosi il vetro alle spalle.
– Computer segui le indicazioni luminose, velocità da rispettare media, devo farmi ancora i capelli e tingere le unghie.
– Ricevuto.
Dal pannello di controllo che si trovava alla sua sinistra, Anna selezionò capelli, mani e piedi. Si aprì una fessura all’altezza della sua nuca, fece capolino una pinza, le raccolse i capelli, li lavò e asciugò.
– Asciugature, voglio le onde ogni 6 cm.
– Fatto.
L’asciugatore mollò la presa e una chioma riccioluta si posò sulle spalle della ragazza. Subito dopo Anna mise le mani su due maniglie che si trovavano vicino ai suoi fianchi.
– Colore verde smeraldo, grazie.
Un laser passò sulle mani di Anna e le unghie furono verdi.
– Computer di bordo a rapporto.
– Stiamo per arrivare al Biughi, persone presenti nel locale: 78. Sesso: misto. Età media: 35. Livello alcolico: alto.
– Lasciamo perdere i piedi, profumo agli agrumi.
– Arrivati.
– Sostituzione della posizione, inserire programma quattro.
La plat si alzò ancora di un metro, Anna venne girata. La ragazza aprì il finestrino superiore e uscì. Selezionò sul suo telecomando: 24 ore, la platfree si piegò e divenne, appunto, una 24 ore. Anna la posteggiò al guardaroba. Una ragazza dai capelli zinco, ultima generazione delle “zincate”, prese la free in consegna. Anna allungò il braccio e la giovane del guardaroba le inserì nel polso il cristallo identificatore.
Il locale era effettivamente pieno si gente. Anna avrebbe voluto bere ma sapeva che se avesse ordinato qualcosa di alcolico il suo diabolico S.U.C.A. le avrebbe bloccato tutte le carte di credito. Si appoggiò al bancone selezionò REF67 appoggiò il polso e il cristallo si illuminò di giallo, aveva registrato la consumazione, il pagamento ovviamente veniva notificato a S.U.C.A. e lui avrebbe rilasciando le password. Dopo tre minuti si aprì una finestrella e uscì il suo succo di cardo.
Il locale non aveva personale, era questa secondo i proprietari la novità. Non bastava non avere nessuno in giro per casa, non bastavano i supermercati vuoti comandati da frigoriferi uterini, no, adesso anche il locale senza personale in sala. Almeno i clienti restavano, ovviamente si poteva avere un servizio a domicilio, usando il catalizzatore oggetti leggeri e anche quel locale, nel giro di qualche settimana, si sarebbe svuotato e i padroni si sarebbero comodamente arricchiti da casa. Si mormorava che i padroni fossero dei computer stessi ma erano solo dicerie:
– Queste macchine funzionano solo quando l’uomo lo decide.
Disse una specie di manichino dietro Anna. I due si conoscevano abbastanza bene. Lui era il Programmatore, Aris, un genio delle macchine diaboliche.
– Oh, ciao Carlotta ma come stai?
– Ma ciao Arlocco, che piacere!
– Aris. Per chi lavori adesso?
– Anna. Per Ultragland.
– Siamo diventati importanti allora.
– Piccole collaborazioni lo sai, procedo lentamente e poi, come sappiamo benissimo, il mondo di oggi non è pronto per la cultura indotta e nemmeno la Ultragland sarà disposta a sovvenzionare il mio progetto, esattamente come hai fatto tu.
Aris si girò verso lo stuolo di lecchini che immancabilmente lo seguiva, allargò le braccia e disse:
– Vedete, mie cari, questa giovane fanciulla vorrebbe che si programmasse un sistema per rendere le persone colte, una sorta di cultura in pillole, come se esistesse il modo di farlo e di guadagnarci!
Il Programmatore iniziò a ridere e tutti gli altri lo seguirono.
– Beh, miei cari, la verità è che il sistema c’è ma che nessuno è disposto a sovvenzionare il programma da me pensato senza prima non avermelo rubato, privandomi di tutti i diritti, quindi non lo vedrete mai, per non parlare del fatto che spaventa la possibilità di rendere la gente colta, di istruirla ma lasciamo stare, sono discorsi vecchi.
– Si lasciamo perdere, vi ho raccontato di quella volta che mi trovai chiuso in ufficio e …
Anna non sentì il seguito di quella storia inutile e mentre rifletteva sulla possibilità di andarsene venne fermata da lui. Si trattava di un ibrido, tecnicamente venivano chiamati Primolin.
“Un esperimento sicuramente” pensava la ragazza.
All’apparenza era un giovane come tanti altri solo che alcuni dettagli raccontavano altro. Al posto delle pupille aveva delle @ @ che cambiavano colore, sul palmo della mano aveva dei sensori che gli permettevano di interagire con chi si trovava vicino a lui. La cosa che Anna cercava era il piccolo interruttore che di solito si trovava sul collo dal quale si spegnevano gli occhi e le funzioni computerizzate: il pc andava a letto e al posto della ram si immetteva nel sistema un minimo di coscienza umana.
– Non ho il tasto Grindox.
– … mi scusi non volevo…
– Non si preoccupi, molti nemmeno notano che sono un Primolin, come vede però ho maggiori potenzialità umane, non mi hanno dato molti milobite quindi il cervello si è potuto sviluppare autonomamente. Desidera qualcosa da bere?
– Sì. No. Anzi sì ma dovrebbe usare il suo cristallo, le prometto di ricambiare presto, tra qualche giorno.
– Programma dieta?
Anna si sentì viola, poi rossa e poi rosa antico. I Promolin erano delle omomacchine attente e perspicaci ma non pensava fino a quel punto.
– Sì.
– Non deve vergognarsene.
– Ma non sa che problemi ho avuto ultimamente, comunque, accetto volentieri.
Dopo qualche minuto il Primolin, che si chiamava Mario, tornò con due bicchieri.
Mario aveva 45 anni umani ma solo 28 da macchina: a causa di una aveva deciso di fare del suo corpo un tempio del futuro accettando di aderire al programma dei Primolin seconda generazione. Il mix che ne era uscito non era niente male. Era una persona sensibile, interessante con una punta di esagerata serietà. Ma chi è perfetto? Dopo aver concluso il capito “origini” i due decisero di andare a casa di Anna a guardare l’ultimo delle Gumble, un gruppo femminile, che si era dato alla recitazione e aveva prodotto un cortometraggio che faceva letteralmente venire i brividi alla pelle per quanto faceva schifo.
– Come sei venuta qui?
– Ho una Re in veste 24 ore, devo andare a ritirarla.
– Ti aspetto fuori allora.
– Tu come sei venuto?
– Con il monolingol.
Gli occhi di Anna si illuminarono, si trattava dell’ultimo modello dei mono, un sorta di piattaforma volante, dotata di tutti i confort.
– Vuoi venire con me?
– Ma non è un mono?
– Beh, io l’ho modificato, leggermente.
Gli occhi di Mario erano diventati blu cobalto e le chioccioline erano più luminose.
– Arrivo subito.
Anna prese la sua 24 ore e si precipitò all’uscita.
Mario la prese per mano:
– Andiamo in quella traversa, non voglio dare spettacolo.
Arrivati nella traversa con occhi indaco, prese un telecomando vocalico:
– Lucilla, posizione tre, passeggeri due, da mono a bino, colore giallo, vetro azzurro chiaro, destinazione…
Detto questo si fermò, guardò Anna negli occhi e le passò il microfono.
– Tr678805.
Mario riprese il microfono:
– Registrazione positiva vocalica: Anna. Adesso potresti anche rubarmi Lucilla, riconosce la tua voce.
Detto questo Mario spinse un bottone verde mela sul telecomando. Apparvero due binari luminosi sotto i loro piedi, il ragazzo si spostò e tirò anche Anna, da non si sa dove arrivò Lucilla. Si trattava di una tavoletta gialla. Mario mise un piede sopra, la tavoletta si allargò, Anna salì, un vetro azzurro li coprì con una calotta trasparente. Lucilla si alzò di molto e andò.
– Ho il permesso di accedere al livello superiore, come vedi. Con Lucy vado dove voglio e viaggio in corsia preferenziale. Desideri qualcosa?
– Cosa?
– Puoi avere tutto o quasi tutto.
– Un dentista?
– Posso fare solo otturazioni.
– Stavo scherzando.
– Anche io.
– Davvero?
– No. Ma non mi piace essere preso in giro.
Anna era confusa, Mario mezza macchina mezzo uomo era speciale, serio ma speciale.
– Vorrei vedere l’Australia del 2080.
– Il deserto?
– Sì.
– Lucy, attiva lo schermo, Australia 2080, deserto. Mantieni la rotta e segnalaci la meta con un canguro.
Detto questo la calotta azzurra si trasformò in deserto australiano e Anna vide in lontananza una grande roccia rettangolare, un vento caldo le sfiorava i capelli e Mario sembrava quasi sorriderle. Dopo alcuni minuti Anna vide alla destra dello schermo un piccolo canguro avvicinarsi, il canguro divenne sempre più grande, si fermò proprio di fronte ai due viaggiatori e strizzò loro un occhio.
– Eccoci arrivati.
Mentre Anna apriva la porta pensava a S.U.C.A. Quel maledetto frigorifero le avrebbe rovinato la serata anche oggi. Fortunatamente avevano mangiato qualcosa al pub quindi sperava che Mario non volesse nulla di calorico.
– Entra pure, ecco, questa è la mia casa.
– Grazie. Computer generale, accendi le luci medie, prepara le Grumble nel monitor di destra.
Anna era pietrificata, non solo Mario parlava ai suoi computer, ma questi obbedivano. Aveva appena sorpassato tutto i sistemi di sicurezza, non poteva credere a ciò a cui stava assistendo.
– Scusa se mi sono permesso, perché mi guardi così? Pensavo sapessi che noi comandiamo su quasi tutte le macchine, mentre venivamo qui mi sono fatto mandare una cartina tecnomorfica del tuo appartamento, Lucilla è sempre molto precisa nelle sue indicazioni.
– Vuoi qualcosa?
Mario la guardò e forse per la prima volta le sorrise veramente. Vicino al canino destro aveva la finestra spinotto, anche lui, evidentemente, non era del tutto autonomo.
– Posso andare in cucina?
– Per quale motivo?
– Vorrei farti vedere qualcosa.
– Sì, certo ma sai…
– Sì lo so, c’è il tuo frigorifero, non preoccuparti.
Anna faceva strada, il cuore le batteva forte. Era terrorizzata dall’idea che S.U.C.A., individuato il livello alcolico del suo alito, la potesse insultare. Non voleva fare una figuraccia con Mario.
Aprì la porta e S.U.C.A. girò il suo monoocchio.
– Ciao Anna, sento che anche oggi…
Stava succedendo un miracolo, pensava Anna, non era mai accaduto che S.U.C.A. non portasse a termine una frase.
– S.U.C.A. che succede?
La macchina taceva.
Anna si girò a guardare Mario e per poco non gridò. Gli occhi del ragazzo erano diventati rosso fuoco, il viso contratto in un’espressione raccapricciante, Anna si avvicinò al frigo.
Dopo due minuti di silenzio S.U.C.A. mollò due drink, alcolici, senza nemmeno emettere un sospiro.
– Andiamo a guardarci le Grumble.
I due si sedettero.
– Hai visto? Il tuo frigorifero mi ha riconosciuto. In mia presenza non dirà mai più nulla. È come se un uomo fosse al cospetto di Dio. Io per lui sono, unico, perfetto, superiore. Se mi permetti la licenza, ha paura di me. Non in maniera cosciente si intende, non è umano, è solo un ammasso di numeri e di metallo.
– Intanto mi ha rovinato la vita.
Anna gli raccontò tutto ciò che le era accaduto il giorno prima. Mario la ascoltava serissimo, ogni tanto gli occhi cambiavano colore, Anna intuì che dipendeva dalle sue sensazioni e dallo stato d’animo. Adesso stava in silenzio e rifletteva con occhi arancioni.
– Bene, ho capito, se vuoi saperlo ho avuto un’idea, potrei fulminarlo subito, ma non sarebbe divertente. Domani ti mando un programmino con le istruzioni e vedrai tu stessa.
Adesso aveva gli occhi neri, tutti neri: il guizzo del genio.
Detto questo si alzò, guardò Anna negli occhi, le sorrise e si allontanò.
– Domani ti manderò il file.
– Va bene, volevo dirti solamente grazie, sono stata molto bene con te.
Occhi bianchi: il colore dell’imbarazzo.
Le mandò un bacio al volo e andò via. Anna seguì con lo sguardo l’ipotetico percorso del bacio e quando le labbra la raggiunsero chiuse gli occhi e si buttò sul divano. Si sentiva soddisfatta, felice e soprattutto bella.
La mattina dopo tutto andava come da routine. Il letto vibrò. Anna si alzò. S.U.C.A. centrifugò, Re portò Anna a lavoro.
Alle 18.00 Anna era a casa. Entrò correndo, vide subito la spia luminosa nel corridoio: il messaggio. Andò al bagno, si sedette, la tavoletta del cesso si congratulò per il mezzo chilo perduto e poi Anna corse in corridoio.
Appoggiò l’indice, si aprì una finestrella, segreteria video attiva, la selezionò.
Sul monitor apparve Mario. Vestito tutto di arancione con gli occhi blu. Stava seduto a una scrivania e giocherellava con la sedia. A un certo punto si fermò, guardava dentro la telecamera.
– Ti ho mandato il file. Mi vedi? Mi vedi veramente? Guardami.
Occhi viola: il colore della determinazione.
Anna non capiva bene quel messaggio, gli occhi del ragazzo le erano rimasti impressi nella mente, viola ma leggermente più umani del solito, nel frattempo con il pollice aveva aperto il file. Era audio. Mise due puntine dietro le orecchie e si sedette per terra.
– Apertura file PHYJ987 Ma999Rio5654. Ti ho mandato un programma da inserire nella finestra KLU dell’unità computerizzata generale. La finestra non è visibile all’occhio umano; ti mando la posizione esatta con una tecnomappa che troverai allegata al messaggio. Cosa succederà? Devo proprio dirtelo? Ti fidi di me? Fallo e vedrai. Non sono molto soddisfatto dell’idea ma credo che risolverà il problema. Un bacio.
Un bacio, le aveva mandato un bacio. La cosa si faceva molto interessante. Aprì l’attachment, stampò la tecnomappa, individuò la finestra KLU, inserì il programma di Mario. Non successe nulla. Andò in cucina, S.U.C.A. le aveva preparato una cena a base di cipolle cotte, carote crude e tanta, tanta acqua. Mangiò e andò a letto.

Mercoledì 22 Aprile.
Impostazione sveglia: ore 7.00.
Il letto vibrava.
– Giornoooo… che ore sono computer?
– Giorno Anna, sono le 7.00, caffè in preparazione, riscaldamento in bagno attivato, nessun messaggio registrato, oggetto nel catalizzatore pesi leggeri, sveglia principessa.
Anna aprì gli occhi di scatto. Aveva sentito bene? L’aveva chiamata principessa?
– Computer identificazione oggetto catalizzatore.
– Fiore, colore terracotta, profumo medio. Messaggio allegato: buongiorno principessa, un fiore come i miei occhi, per te.
Terracotta: il colore di cosa?
Anna non sorrideva. Si sentiva un peso nello stomaco, si sentiva male. Forse era l’idea di Mario che la turbava. Forse era il fiore che l’aspettava che le metteva ansia, forse era solo confusa e non sapeva cosa fare. Si alzò, andò in bagno, la luce si accese, aprì il rubinetto, raccolse con le mani l’acqua se la buttò in faccia, cercò l’asciugamano, si guardò allo specchio.
Stava ancora dormendo? No. E chi era quella nello specchio? Stava dormendo? Decisamente. E come mai si vedeva diversa da quella che si ricordava?
Mentre ancora non capiva cosa stesse succedendo vide la spia del corridoio accendersi.
Andò correndo, selezionò mezza figura e accese.
– Non preoccuparti, sei sempre tu, solo S.U.C.A. ti vede come prima, gli altri no. Tranne me ovviamente. Ho programmato il computer generale su un’altra persona, è una ragazza finta, l’ho inventata io. I computer identificano quell’immagine con te, Anna. Ho dovuto creare un’immagine digit7 sullo specchio in modo che tutti se la bevano.
– Non capisco.
– Capirai.
– Spiegamelo.
– Perché, sei nervosa?
– Hai mandato tu un fiore?
Lui taceva, ma gli occhi erano terracotta, guardò per terra. La ragazza vide che si dava un pizzicotto sul braccio, la riguardò, gli occhi erano lillà, il colore del dolore.
Anna interruppe la comunicazione. Si erano già detti quello che era necessario. Tornò in bagno. Ancora non capiva bene cosa stesse succedendo ma non aveva il tempo per capirlo. Si vestì e andò in cucina.
– Ho fame.
– Preparazione colazione in corso. La tavoletta del WC mi dice che pesi 45 chili, ma credo che il suo circuito si sia fulminato S.U.C.A.
– Non si può fulminare il circuito.
– Allora sarà andata acqua tra i cavi S.U.C.A.
– Ma qual è il problema, ho fame, fammi mangiare!
– Subito.
Arrivarono la solita carota, il mezzo toast e il caffè.
– Computer generale a unità computerizzata alimentare: programma alimentare errato, calorie insufficienti al fabbisogno mattutino.
– Come? S.U.C.A.
– Computer generale a unità alimentare: calorie insufficienti al fabbisogno di Anna.
– Non ho capito. S.U.C.A.
– Ah S.U.C.A.! E molla qualcosa da mangiare, hai capito?
– Programma dieta da rispettare. S.U.C.A.
Mentre le due tecnobelve litigavano, Anna ancora non era persuasa del piano, si guardava in giro. Sul tavolino nel soggiorno solitamente si trovava la sua foto a cristalli. Qualcosa non la convinceva. Si avvicinò. Nella foto si vedeva una ragazza, vestita come lei nella foto del giorno prima ma molto più magra e decisamente diversa. Iniziava a capire. Mario aveva messo una Anna magra e bella al suo posto, tutte le macchine erano state resettate su quella immagine tranne S.U.C.A., Anna non capiva ancora come questa situazione potesse tornarle utile.
Rientrò in cucina.
– Posso mangiare o no?
Decisamente non avrebbe potuto. Si stava svolgendo una sorta di grande consiglio generale tecnologizzato tra i suoi elettrodomestici. La tavoletta del WC insisteva che Anna pesasse 45 chili e che quindi doveva mangiare, il computer generale anche, il monitor riportava anche lui dati confortanti e quando mostrarono a S.U.C.A. la faccia di Anna mentre parlava al monitor, lui si mise a ridere:
– E quella chi è adesso? S.U.C.A.
– Come chi è? Risposero in coro tutte le voci metalliche della casa.
– Sì chi è? S.U.C.A.
– Anna, chi altri?
A quel punto fu chiesto l’intervento dell’unità visiva riflettente che era soprannominata Alice.
– Alice, per tutti i circuiti, ci mandi l’immagine di stamattina di Anna qui sul muro della cucina così anche S.U.C.A. vede, grazie.
– Anna ore 7.30: file 56y84748.
Il monoocchio di S.U.C.A. girava come impazzito, zoomava, andava indietro, roteava come una pupilla in punto di morte.
– Non è lei. S.U.C.A.
– E va beh ditelo allora… io HO FAME!
Detto questo, Anna uscì di casa. La Re era al solito posto, color terracotta. Prese il telecomando:
– Colore giallo, velocità andante.
Il colore non cambiava.
– Colore giallo, computer, colore giallo.
Il terracotta restava.
Salì lo stesso e andò a lavorare.
Alle diciotto rincasò. Già dalla porta poteva sentire le voci metalliche che ancora discutevano. Chiuse la porta.
– Computer generale, quadro della situazione.
– Computer generale, il quadro della situazione.
– COMPUTER!
– Ah, sì, eccomi, scusami: un video messaggio, oggetto nel catalizzatore, e S.U.C.A. è impazzito.
– Come S.U.C.A. è impazzito?
– Non vuole cucinare, non comanda gli altri, si rifiuta di lavorare, è impazzito.
Anna si avvicinava alla cucina e poteva distinguere ancora le voci dell’unità visiva, di S.U.C.A., della tazza del WC e del monitor:
– Ma te lo dico io!
– Ma che dici!
– Ma non è così!
– Ma te sei fuori!
– S.U.C.A.
– Tutti zitti! Silenzio! Ho fame.
– Non cucino. S.U.C.A.
– Ma perché?
– Perché sei grassa. S.U.C.A.
– Computer generale vuole parlare.
– Parla.
– È impazzito.
Anna lentamente stava perdendo la pazienza. Chiuse la porta della cucina.
– Me le accendi almeno le luci o vi devo fulminare tutti, oggi?
– Luci accese.
Anna andò al balcone, aprì il catalizzatore, trovò un fiore carta da zucchero, un cristallo e un messaggio: sono molto divertito, chiama l’assistenza, denuncia il fatto che l’unità non ti fa mangiare, dopo inserisci questo cristallo nella finestrella KLU, spero che tu abbia conservato la tecnomappa. Un bacio.
Carta da zucchero: il colore del divertimento.
Anna accese il monitor figura intera. Chiamò.
– Servizio assistenza unità alimentari, buona sera.
– Buona sera, ho un problema, la mia unità non mi fa mangiare.
– Su che programma è sintonizzato?
– Non lo so, lo ha deciso lui.
– Come lo ha deciso lui?
– Sì, ha deciso che sono a dieta  e non mi dà il mangiare.
– Ma anche se ha il programma dieta dovrebbe farla mangiare.
– Lo so, ma gli altri elettrocazzoni… mi scusi, gli altri non si ricordano del programma dieta, e poi pare che l’unità non mi riconosca.
– Come non la riconosce?
– Vede una persona che gli altri non vedono, io ho fame signorina, e la mia pazienza è finita.
– Molto strano, le mando subito l’unità mobile, tra dieci minuti saranno da lei, codice di identificazione B7878M 989898.
– Grazie e arrivederci.
Appena spento il monitor, Anna inserì il cristallo nella finestrella, si trattava di quello che veniva chiamato un programma aspirapolvere. Cancellava tutte le tracce di qualsiasi cambiamento del sistema. Non era una cosa che tutti potevano trovare, anzi, era proprio un programma molto esclusivo.
Tornò in cucina. Tutto taceva.
– Mi fai mangiare allora o no?
Prima che qualcuno rispondesse, suonarono alla porta.
Anna guardava fuori.
– Si?
– B7878M989898, al suo servizio.
– Entrate.
Entrarono due ometti con una barretta di metallo e un piccolo pc portabile, le immagini si riflettevano su qualsiasi superficie.
– Dov’è?
– In cucina ovviamente.
Entrarono in cucina.
– Unità 86060’GKJGJKTLL00′ a rapporto.
– IRNGD9 049543JK ‘40534’ K ì039000404ì0 044KFF 3945349 OKPOR39 O9 RI39505 JFDKSLRI349KJKFW0I3’ELK WLRKEWRMK4OM3’05NLWKF WàPRLWèP05ì’304MPLT, òà E4060’45 L ò4’06904’ì EW4+T09 6ì456ì44ì454′ FOIENFNEOIT KFF9 QEP2O3IRN L JI-U34UR WC. OIRU MCSDNCWPRNRIMCIW8485909 000 KSMCO WIF M FLJ J  485U8 LKSJKS DFG EKGJ DGK EKL. S.U.C.A.
– Sì DGK EKL! Impazzito.
– Tavoletta stai zitta grazie. Prego continuate.
Dopo trenta minuti, S.U.C.A. non diceva più nulla. Uno dei due parlò:
– Computer generale: questa è Anna?
– Certo.
– È la stessa che hai visto ieri e stamattina?
– Ovvio.
– Ma non è vero, cioè, quella è Anna, ma no, insomma devi dire la verità brutto rincoglionito se ti entro dentro ti fulmino per quanto è vero che mi chiamo S.U.C.A., ma quella è Anna ma non è quella che tu vedevi stamattina, mi avete fatto vedere un’altra prima. S.U.C.A.
– È pazzo.
L’altro omino parlò:
– Rivelatore tavoletta, cosa ha da dirmi?
– Tutto regolare, stamattina S.U.C.A. non ha voluto preparare una colazione adeguata. Diceva che Anna era a dieta, ma non cucinava, quando gli abbiamo fatto vedere le pics di Anna lui non la riconosceva, diceva che non era lei, che non era mai stata così magra e quindi non cucinava. Pazzo insomma.
I due andarono in soggiorno, confabularono e tornarono.
– Signora lo portiamo via, il circuito deve essere difettoso, scusi l’inconveniente, le porteremo una nuova macchina domani.
– No grazie, non ho bisogno di un’altra unità.
– Ma come….
– Non ne ho bisogno grazie e arrivederci.
I due si guardarono increduli e sconsolati si girarono verso S.U.C.A. che nel frattempo stava bestemmiando in tutte le lingue tecnoselafottelui, presero la barretta, la inserirono in un foro e silenzio fu.
Andato.
Anna stava seduta in soggiorno con la luce spenta, era stanca e affamata.
– Computer generale, quadro della situazione.
– Niente di nuovo, cibo mancante, S.U.C.A. è andato e qualcuno è appena arrivato e sta per suonare.
– Chi è?
– Non riesco a individuarlo.
– Mario… ovvio.
Detto questo si alzò e aprì la porta prima che suonassero.
La porta si aprì. Le luci nella strada erano spente e anche quelle in casa. Anna vide nel buio due chiocciole terracotta splendenti.
– Mi fai entrare?
– Ho fame.
– Lo so.
– Ed è colpa tua.
– Ti ho portato qualcosa da mangiare, ho fatto la spesa.
– Sei stato al supermercato?
– Sì, lo faccio sempre.
– Entra. Computer luce media grazie.
Mario stava li, aveva delle buste di plastica del supermercato che Anna non vedeva da almeno tre anni. Prima era S.U.C.A. che ordinava, pagava e veniva caricato automaticamente.
– E adesso dove le mettiamo tutte queste cose secondo te?
– Sta arrivando un frigorifero. Vecchio modello. Non parla nemmeno, pensa che nemmeno ti dice cosa ha dentro, devi fare tutto da sola.
– Incredibile.
– Ma vero.
Due energumeni portarono un frigorifero a spalla. Mario cucinò e dopo decisero di uscire a fare compere, Anna voleva andare al supermercato. I due passarono il resto della serata tra scaffali pieni di roba da mangiare, completamente soli.
Dopo essere rientrati a casa e aver sistemato tutta la roba, si sedettero sul divano quando Mario uscì una scatoletta color terracotta.
– Aprila.
– Cos’è?
– Aprila.
Anna aveva in mano questa scatoletta che sembrava un panettone in miniatura di velluto color terracotta, guardò Mario negli occhi e aprì.
Un cristallo blu faceva da padrone.
– Inseriscilo.
Mario aprì la bocca, Anna inserì il cristallo. Lui le poggiò il palmo della mano destra su un occhio e quello della mano sinistra dietro la nuca.
– Cosa vedi?
– È il mio programma, è un cristallo d’induzione culturale ma come ci sei riuscito? Come sapevi e come funziona?
– Aspetta, seleziona un settore, li vedi?
– Sì.
– La selezione è vocalica.
– Storia.
– Come vedi puoi selezionare tutti i periodi, ci sono i cataloghi immagini, suoni, voci, filmati, basta una finestra spinotto come la mia, piccolo prezzo da pagare per voi “umani integrali”, i dati vengono registrati e lentamente assimilati, purtroppo ciò dipende dall’intelligenza delle persone. Ma i risultati sono comunque sorprendenti.
– Non so cosa devo dire.
– Basta che non piangi.
Anna stava trattenendo un lacrimone da 300 tonnellate.
– Perché? Appartieni a quella categoria di uomini che non sopportano le donne piangere?
– No. Ma se piangi mi mandi in corto la mano.
Anna rideva divertita e istintivamente lo abbracciò.
– Ti adoro.
– Anche io principessa.

Terracotta: il colore dell’impazienza: stato d’intolleranza o di ansiosa aspettativa che si manifesta, spesso, con atteggiamenti irrazionali, spesso, ma non sempre.

_________
Raffaela Leone “Erbematte Industry”
Presidente dell’associazione no-profit Erbematte, nasce a Catania nel 1970, laureata in lingue e letterature straniere appassionata di tecnologia e della granita al limone.
Insieme ad Alessandra Ferlito e Irene D’Ambra dà vita al collettivo Erbematte Industry. Gli interessi del collettivo spaziano dalla radio, all’arte contemporanea, al video passando per la scrittura, ci si è occupate di curatele, rassegne di cortometraggi, programmi radiofonici e di tutto quello che si poteva organizzare per poter scacciare la noia in una città come Catania. Ha un figlio, un cane, una bici, un lavoro e una casa con terrazza, scenario di indimenticabili notti trascorse a parlare di niente a dimostrazione che il fumo nuoce alla salute, mentale. L’associazione Erbematte lascia il campo al progetto Southern University of Contemporary Art (S.U.C.A.).

erbematte

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...