Il giudizio

di Simone Magnani “purtroppo”

Il capitano Ho si siede davanti al video, nel suo alloggio. Si schiarisce la voce e si mette un po’ più composto sulla poltrona.
Una voce credibile avvisa dallo schermo. Connessione attivata in 45 secondi. Conferenza numero 41234. Ore 9:59:20
Il capitano guarda il display aspettando il collegamento.
Connessione attiva.
Compaiono sul video tutti i partecipanti al processo. Ognuno nel suo rettangolo. In alto i tre giudici. Poi l’accusa, la difesa, l’imputato.
Il secondo giudice Bulgakov apre l’udienza.
“Processo numero 3522. Ore 10 del 15 aprile 2320, data terrestre. Imputato Capitano David Ho. Il processo viene celebrato in modalità rapida, come richiesto dall’imputato.
Accusa: Infrazione al divieto di ingerenza evolutiva nelle colonie terrestri.
Articolo 123.2.1 della costituzione dell’Alleanza.
Capitano Ho, ha acquisito informazioni sufficienti per impostare la sua difesa con il suo avvocato?”
“Sì, certo. Ho chiara l’accusa. Ma non intendo avvalermi dell’aiuto di nessun legale.”
“È nei suoi diritti,” risponde il giudice Ahmed, “ma ne è sicuro?”
“Confermo la mia scelta.”
“Allora capitano, ci spieghi bene cos’è successo.”
Il giudice Atsiwana, che presiede il processo usa un registro meno formale dei suoi collaboratori. Se lo può permettere. Per ruolo, per esperienza, per età.

“Signor Giudice. Siamo sbarcati il giorno 32 della missione di controllo, sul pianeta X31-A. Il pianeta è stato considerato adatto alla vita terrestre e colonizzato 287 anni fa.
La missione consisteva nel controllare la colonizzazione umana del pianeta in modalità non standard.”
Interviene l’accusa “Ci spieghi, Capitano. Cosa sarebbe questa modalità non standard. Siamo uomini di legge, noi!”
La pazienza e l’addestramento militare del Capitano Ho gli permettono di non tradire il fastidio di una tale sciocchezza. Riprende. “All’inizio del progetto di colonizzazione terrestre Noah, venivano inviate, nei pianeti ritenuti adatti, colonie standard di 300 uomini e 300 donne. Colonie dotate di tutti gli aiuti tecnologici possibili. Per intenderci: utensili, strumenti, mezzi di comunicazione. Questo per rendere la vita più facile e sicura ai coloni stessi. Ma ovunque si sono verificate crisi culturali di tipo B. In media dopo qualche decennio. Ma spesso addirittura prima. I coloni hanno cominciato a voler tornare indietro. Hanno cominciato a formarsi fazioni. Sono nati contrasti. Lotte, divisioni. Guerre. In meno di un secolo siamo arrivati all’autodistruzione di ogni colonia umana.
Praticamente ovunque si verificava la stessa dinamica. Lo stesso fallimento. Lontano dalla base di partenza, si arriva sempre alla stessa conclusione. Fallimento del progetto. Estinzione della colonia, indebolita dalle lotte interne. Allora il comitato scientifico ha ipotizzato una nuova modalità di colonizzazione. Il modo detto non-standard prevede l’’immissione di 200 uomini e 400 donne. Preventivamente preparati-”
“Cosa intende per preparati?” La curiosità della Corte va oltre il processo.
“Intendo che sono stati mandati privi di qualunque cultura e memoria storica. Uomini e donne sane. A cui è stata cancellata la memoria.”
“Quindi sono stati riportati al livello delle scimmie?”
“Non proprio. Lo stadio evolutivo, l’intelligenza e le abilità sono le nostre. Solo il bagaglio culturale è nullo. Nessuna storia, nessuna tecnologia.”
“Interessante. E questa sua missione, quella attuale, cosa prevedeva in queste colonie?”
“Non essendo la colonia dotata di sistemi di comunicazione,
questo tipo di missione si ripropone di scendere sul pianeta ospite e verificare la condizione della colonia.”
“Esattamente di questo parliamo” incalza l’accusa. “Il regolamento per questo tipo di missione, richiede la assenza assoluta di qualsiasi tipo di contatto con gli umani e con altre specie. Nessuna ingerenza. Lei e il suo equipaggio invece avete avuto chiari contatti con la popolazione.”
“Si è verificato questo…” Il comandante Ho era più tranquillo ora. Il suo racconto scorreva. Caldo.
“Secondo i nostri calcoli i coloni dovevano essere circa alla ventesima generazione. Abbiamo raccolto campioni ematici e stimato la crescita della popolazione. Si stava sviluppando con velocità. Avevano impiantato villaggi e costruito utensili. L’esperimento procedeva molto meglio del previsto. Poi il guasto. L’impianto di risalita del modulo ha smesso di funzionare. L’allarme era stato mandato. Il piano di recupero prevedeva un tempo di 42 giorni per venirci a riprendere.
Ma avevamo le provviste solo per due settimane, visto che la missione era programmata per durare soli tre giorni. Ci siamo presto accorti che non eravamo adatti alla vita su quel pianeta. Nessun adattamento geneticamente indotto. Tute troppo pesanti. Incapacità di procaccarci cibo.
Dopo due settimane abbiamo deciso, all’unanimità di contattare gli umani.”
L’accusa non aspettava altro “Quindi ammette le colpe sue e del suo equipaggio?”
“Sì, un contatto c’è stato.”
“Ed è stata una scelta deliberata. Giusto?”
“Una scelta obbligata. Rischiavamo la morte, nell’attesa dei soccorsi.”
“Non avevate il diritto, non potevate….”
“Infatti per giorni abbiamo resistito. Ma poi una nuova idea ci ha preso piano piano.”
“?”
“Ci siamo chiesti come ci avrebbero visti, questi umani incontrati a uno stadio culturale pari all’età del fuoco”
“…”
“Ci siamo fatti sfamare. Loro guardavano le nostre uniformi (che un tempo erano bianche). Guardavano noi. Come si guarda un prodigio. Per noi era solo sopravvivenza. Per loro eravamo dei. Poi sono arrivati i soccorsi eravamo pronti per andare. Tutto il mio equipaggio imbarcato”
“A questo punto avete cancellato chimicamente la memoria degli umani e siete ripartiti, vero?”
“…”
“Vero?”
La mancanza di una risposta, attira ancora di più l’attenzione.
“Vedete, signori miei. Io in quel momento mi sono trovato di fronte a una scelta difficile. Cancellando la memoria avrei messo a repentaglio la loro vita. Avrei rischiato di rigettare l’evoluzione di una colonia indietro di un secolo. Azzerando sapere, conoscenza, rudimentale tecnologia.
Allora l’idea.
L’idea di sfruttare questa loro idea sbagliata che si erano fatti su di me. E ho cominciato a parlare con loro, non solo di cibo. Di convivenza, di amore, di pace di bontà.”
“Ma vi rendete conto? Non solo il capitano ammette il contatto. Ma ha ammesso addirittura che sia stata una scelta deliberata!”
“Ma voi cosa avreste fatto? Loro avevano il fuoco, le pelli, il cibo. Io ho regalato loro una speranza. Io ho creato degli uomini…”

__________
Simone Magnani “purtroppo”
Maratoneta, letterato, colto e caustico. Scrive per Spinoza e per il suo bellissimo blog. È recentemente diventato una star di twitter. Un tempo parlava di sé in prima persona e non diceva tutte queste bugie.
PurtroPPo – @purtroppo

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il giudizio

  1. Il bello è che l’ho riletto e mi piace anche. Il brutto è che stavo per guarire dal narcisismo, invece…

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