Il proiettile d’argento

di Federico Cantoni “Sig. N”

In questa breve cronaca si cercheranno di rendere nella maniera più fedele possibile, rendendoli allo stesso tempo comprensibili per il lettore, i fatti avvenuti nel pomeriggio del 24 maggio 1936 a Berlino.
In quel giorno, una domenica soleggiata ma con un vento fresco e teso, Adolf Hitler tenne un discorso alla nazione, in una piazza gremita da oltre centomila tedeschi.
Tra di essi – abilmente dissimulato – si trovava John Tempelton, di Brighton (UK), un autodidatta che era riuscito a mischiarsi alla folla portando una pistola e stava avvicinandosi al palco da cui Hitler parlava preso da sacro fervore.
Mentre Tempelton estraeva la pistola per tirare al dittatore, venne raggiunto al cuore da un coltello che lo trapassò entrando dalla schiena e infilandosi tra le costole con precisione. L’accoltellatore, il Maggiore Oberhauser, sostenne il corpo con apparente indifferenza e riuscì ad allontanarsi tra la folla.
A poca distanza Grigor Molsky cadeva a terra in preda a convulsioni mentre cercava di avvicinarsi al palco. Attorno al suo torace una cintura esplosiva con oltre dodici chilogrammi di esplosivo, che solo pochi anni dopo un’attenta analisi avrebbe potuto rivelare essere Semtex. Il suo assassino, il colonnello Paul Barry, in quel momento si trovava in un bordello di Spandau, a poca distanza dal caffè in cui la mattina stessa aveva conosciuto – e avvelenato – Molsky.
Più o meno in contemporanea, il corpo del maggiore Durin veniva rinvenuto in un fosso nei pressi di Potsdam da due ufficiali della Polizia in Bicicletta. Poche ore dopo dodici proiettili di grosso calibro (Browning .50) rinvenuti in una tasca della sua giacca avrebbero destato l’attenzione del controspionaggio tedesco.
Il fucile, intanto, un M82 Barrett, era stato preso insieme a una scatola di cartucce ancora intonsa da Syd Feyngold, un docente di storia di origine ebraica, che compiuta la sua missione stava seguendo il giovane Abraham Greenbaum in un tassì rubato.
Greenbaum era diretto in bicicletta verso il centro cittadino con tre granate nella tasca della giacca, quando venne travolto e ucciso dal giovane Hans Schmied, un soldato semplice al seguito del colonnello Michail Barentsev, alla guida di una Opel P4 rubata pochi minuti prima. Schmied nove secondi prima dell’impatto era stato raggiunto e ferito mortalmente da un colpo di rivoltella sparato dal bordo strada, ma l’auto aveva proseguito la sua traiettoria investendo il ciclista. Chang Sung Doong, il tiratore, fallita la sua missione, si tolse la vita sparandosi alla tempia. Feyngold riuscì a fuggire in auto, puntando verso le campagne.
A soli tre chilimetri di distanza, il tenente Gordon Tzubayev due ore prima era stato eliminato da un colpo di pistola a bruciapelo da Moshe Schomberg, un medico bavarese. Schomberg si era in seguito diretto di corsa verso un palazzo prospicente la piazza, sparando a corta distanza a un uomo e una donna lungo il suo breve tragitto. Le due vittime, il maresciallo Steven Jackson e la caporalmaggiore Luana Boschi, portavano entrambe una mitragliatrice HK53 a canna corta sotto il soprabito e di conseguenza avrebbero posto molti problemi al locale posto di polizia.
Schomberg venne intercettato durante la corsa da un proiettile sparato da un tiratore scelto (il soldato semplice Fenton Smith, di Boise, Idaho), ma non prima di aver colpito mortalmente al polmone destro il maggiore Robert Coulson.
Coulson, di conseguenza, non fu un grado di eseguire il tiro che sarebbe stato mortale per Ivan Kulianoff, anch’egli armato con un fucile da cecchino e che si stava preparando ad aprire il fuoco sul cancelliere tedesco.
Solo pochi secondi prima che Kulianoff – allineato il mirino poco sopra il naso del dittatore – premesse il grilletto, il sottotentente Yoweri Safana innescò la detonazione che fece collassare il vecchio palazzo di appartamenti su cui era appostato il tiratore.
In quel palazzo, al terzo piano nell’appartamente d’angolo, abitava Wilhelm Rausch, di professione orologiaio.
Rausch, che venne ucciso sul posto dalla caduta dei detriti, Ë l’uomo che nel novembre 1962 avrebbe inventato la macchina del tempo.
La scoperta – che sarebbe derivata da un evento tanto fortuito quanto divertente, ma che purtroppo stante i fatti non ha più senso d’essere raccontato – avrebbe portato col tempo (e mai come in questo caso il termine è improprio) alla costituzione del Comando Centrale delle Cronoguardie, il cui compito principale sarebbe stato evitare che un viaggiatore dilettante, magari con macchine costruite a partire dai primi geniali studi di Rausch stesso incautamente divulgati, fosse riuscito nell’intento di uccidere Hitler, impedendo così lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e portando indirettamente alla prima Grande Guerra di Annichilazione e alla quasi totale distruzione del genere umano.
La morte di Rausch, dunque, avvenne oltre vent’anni prima che questi avesse il tempo di pubblicare i suoi scritti iniziali su “Popular Mechanics”, gettando le basi che avrebbero permesso a molti inventori dilettanti, studenti intraprendenti e scienziati avventurosi di costruire le proprie macchine del tempo basate su quella che sarebbe stato comunemente denominato “Equazione di Rausch” e sul “Principio di Rausch-Einstein-Oppenheimer”.
Non vi sono ulteriori indicazioni dell’esistenza di viaggiatori temporali al di fuori degli eventi del maggio 1936, e nessun altro inventore o scienziato ha mai mostrato alcuna intuizione sulla natura del tempo simile a quelle dell’orologiaio berlinese, perlomeno fino ad oggi.
Data la natura stessa del viaggio nel tempo, il fatto che sinora non sia successo denota che la perdita della tecnologia del viaggio temporale è da considerarsi permanente.

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Federico Cantoni “Sig. N”
“Sig. N”, noto ai più, e soprattutto alle autorità, come Federico Cantoni. Vive e vegeta in provincia di Monza e Brianza, sforzandosi nella prima attività ma eccellendo nella seconda. Mannaggiatore di progetti di professione, mastica la fantascienza fin dalla giovane età: la rivelazione che gli Urania non fossero commestibili, e contenessero addirittura testo, per lui ha rappresentato una svolta. Tra i suoi romanzi di fantascienza preferiti, il “Ciclo della Fondazione” di I. Asimov, “Scambio Mentale” di R. Sheckley, le short stories di Frederic Brown, “L’Italia che ho in Mente” di S. Berlusconi.

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(marco manicardi)
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