The UFO Incident

di Gianluca Vecchi “Ianto”

Non sono pazzo né ubriaco, e le cose sono andate esattamente così come ve le ho raccontate: non so cosa dirvi di più. Ancora? È la quarta volta che ve lo ripeto!
Ero in macchina e stavo ritornando da una gita in montagna. Da solo, certo! Non lo sapete che i trekking si possono fare anche in solitaria? Comunque stavo facendo i tornanti in discesa, era quasi buio e a un certo punto vedo questa luce che si muove nel cielo e che sembra la palla di un lampione volante: neanche il tempo di stupirmi e ZAAAP! sono avvolto dalla luce. Dopo un tempo che è sembrato un attimo e insieme un’eternità (lo so che è un cliché della fantascienza, non posso farci niente) mi ritrovo sopra una sedia che sembrava quella del barbiere, tutto legato con dei fasci metallici. L’ambiente era da incubo, una stanza con luci dappertutto, grandi pareti piene di quadranti strani e una gran puzza di muffa… E Loro. Sì erano proprio loro, i classici Grigi bassi, nudi, col testone, gli occhioni neri e la bocca che sembrava una fessura. Ce ne saranno stati 20 o 30 e si muovevano come matti da una parte all’altra di quella stanza senza scopo apparente, ogni tanto si fermavano a fare qualcosa attorno a una delle pareti con i quadranti strani o a guardarmi, e poi via riprendevano il loro viavai: sembrava quasi una di quelle vecchie comiche mute con gli attori che vanno tutti veloci, avete presente? E parlavano tutti insieme questa lingua incomprensibile, tutta squittii, come topi, un casino che non vi dico. Ero troppo spaventato per fare qualsiasi cosa, urlare o altro, e osservavo quella scena impietrito. Uno di loro sembrava il capo, non tanto perché avesse dei gradi (erano tutti nudi, dei veri Grigi ve lo ho già detto) o perché gli altri dimostrassero particolare rispetto nei suoi riguardi, era solo che si muoveva meno degli altri e non faceva niente attorno ai quadranti, e non è questo che fanno di solito i capi? Lasciano lavorare gli altri e guardano. Ad ogni modo, spiccava sugli altri per questo motivo, nient’altro.
Dopo un po’ si avvicina uno dei Grigi (erano proprio loro a puzzare di muffa, ne ho avuto la conferma) e con una specie di spruzzino mi cosparge il volto e la testa di liquido; subito dopo se ne corre via a fare non so cosa e ne arriva un altro, con in mano una cosa che sembrava una penna e che mi punta verso la faccia… Allora sì che ho cominciato a urlare, già mi immaginavo che me la ficcasse in un occhio o magari in qualche altro pertugio (ne ho visti tanti di documentari sui rapimenti alieni). A quel punto si avvicina un secondo Grigio e mi ficca una pallina in bocca, sembrava una di quelle biglie di vetro per bambini, dopodiché non potevo più gridare o fare nessun altro suono: quella biglia se ne stava lì ferma, sospesa in bocca, non la potevo né sputare né inghiottire, e non mi faceva urlare… Risolta la questione, il primo Grigio mi tocca la faccia con lo strumento a forma di penna e all’improvviso mi ritrovo asciutto, come se il liquido che mi avevano spruzzato addosso fosse stato assorbito all’istante. Anche questi due vanno via a correre da qualche parte. Poi si avvicina il capo (quello che sembrava il capo, insomma) e mi mette un cerchio metallico attorno alla fronte: all’improvviso nella testa mi esplodono delle voci, che parlavano in italiano, sì!, era come sentire uno straniero che parlava con un interprete che traduceva all’istante, squittio-parola squittio-parola… Non capivo niente di quello che dicevano, erano troppi, nella mia testa, ma intuivo che era così. Stavo per scoppiare quando il capo fa un cenno con la mano (mano… tre dita…) e le voci spariscono. E lui comincia a parlare: squittio-parola squittio-parola.
– Ti abbiamo messo un traduttore elettrochimico sulla testa. Il liquido conduttore osmotico che hai assorbito ti permette di capire quello che diciamo: traduce i concetti delle nostre onde psicoelettriche e li trasmette ai tuoi… selettori di pensiero… neuroni, sì. Non avere paura, non siamo noi quelli che squartano le… animali macchiati cornuti… mucche sì… in… in… Texas giusto? Sì Texas. Non devi temere, già.
Traduttore o meno, non sembravano proprio padronissimi dei concetti terrestri, qualcuno lo saltavano.
– Sei qui per ricevere un messaggio importante. Abbiamo cose da dire e tu le devi riferire alla tua… specie… razza… tribù… la tua… postazione… nicchia zoologica specifica insomma.
“Agli uomini,” mi venne da pensare.
– Sì, uomini, come vi chiamate. Dimenticavo di dire che il traduttore è a doppia via, trasmette anche le tue onde a noi. Così possiamo scambiare concetti. Il… silenziatore, sì, il silenziatore nel tuo orifizio alimentare…
“Bocca.”
– Bocca, sì, orifizio alimentare. Il silenziatore impedisce alla tua… bocca… di emettere quei brutti suoni inarticolati. Basta che tu pensi alle cose e noi le sentiamo. Tradotte.
Come si dice sempre in questi casi, in quel momento mi passava la vita davanti: pensavo alla mia gita, a quanto ero contento quel giorno, alla pizza che avrei mangiato quella sera una volta tornato, che se fossi stato a casa quel giorno…
– Ti chiedo di controllare i tuoi pensieri, il traduttore riporta tutto ed è come sentirti pronunciare migliaia di parole senza senso. O ti controlli o applichiamo noi un controllore. Però cerchiamo di evitare, il controllore utilizza stimoli specifici per bloccare i pensieri. Dolore.
“Ok” fu tutto quello che pensai. Beh in effetti pensavo anche alle vacche texane squartate, ma cercai di controllarmi.
– Abbiamo cose da dire a… agli uomini, sì.
A quel punto sentivo solo squittii. Tutti i Grigi si erano fermati dalle loro incomprensibili incombenze e mi fissavano vociando come ossessi. Sembravano essere esplosi tutti, come in una discussione tra tifosi di calcio. Il capo alza la mano, con un gesto strano, tutti si zittiscono e lui riprende a parlare:
– Basta! Sapete che il traduttore va in sovraccarico, e ne abbiamo solo uno! Si è detto uno alla volta. Tu, (squittio).
Probabilmente non c’erano concetti terrestri abbastanza corrispondenti per tradurre i loro nomi. Chissà perché questa consapevolezza mi fece venire un brivido di paura. (Squittio) cominciò a inveire abbastanza animosamente:
– La questione della… fermata… sosta. Non è giusto non potere avere un po’ di… privacy… già, quando ci si ferma per fare… escrementi… no, bisogni li chiamate voi, sul vostro pianeta dopo migliaia di… (squittio-squittio)… periodi luminosi… anni luce nel… grande vuoto… spazio… quanta fatica cercare i concetti giusti!
Sembrava che il traduttore non fosse proprio perfetto. Per funzionare doveva comunque avere l’input corretto e adatto al mio linguaggio. Non esistevano traduttori universali come in Star Trek, nemmeno tra i Grigi. il capo riprese in mano il discorso:
– (Squittio) vuole riportare le lamentele dei nostri viaggiatori. Non ci si può fermare un attimo da voi senza ritrovarsi inseguiti e… impressi in immagini… no, fotografati. Fotografati e inseguiti. Immagina perché tante… immagini che corrono… filmati… di noi sono fatti di notte in mezzo alle… formazioni vegetali… boschi. Tu emetti escrementi in pubblico? Noi no.
Non riuscivo a credere a quello che sentivo.
– Sì hai ragione, è incredibile. Non riuscire a emettere escrementi in pace. E dire che vi ritenete… promossi in evoluzione… sì, civilizzati. Forse siete solo osservatori compulsivi… sì, guardoni, già.
Un Grigio che era nelle retrovie di quella bolgia si fece avanti gesticolando:
– Non dimenticate la faccenda del mio… compagno collaterale di famiglia… nipote! Mi sono… iscritto… arruolato… in questo equipaggio apposta per protestare personalmente! Mio nipote ha perso il suo… divertimento… gioco in… versione piccola… scala, sì, di mezzo viaggiante… nave spaziale in scala… e voglio che lo restituiate, costa un… (squittio-squittio)!
Non osavo pensare a un prezzo tanto alto da non potere essere espresso in una lingua terrestre.
– Ecco la posizione dove è caduto: (squittio-squittio-squittio)…
– Non può capire il concetto di una… linea di posizione… sì, coordinata dello spazio infinitesimo… quantistico, già.
Avevo intuito giusto che era proprio il capo: interveniva sempre su quello che dicevano gli altri.
– Capirai meglio il nome… terraformato… geografico, sì, geografico. Rosabene… No, perdona l’errore, altro gruppo zoologico continentale… Roswell. Sì, Roswell, già.
Ero già nei matti. Capisco che mi crediate pazzo, un alieno che rivuole l’astronave di Roswell perché era un giocattolo di suo nipote, tanto costoso da non poter essere nemmeno tradotto, il prezzo. E chi glielo dice che la hanno fatta a pezzi per studiarla?
– E dimenticavo, il mio compagno coll… nipote… era dentro con un suo amico. La sua generatrice… madre… lo sta cercando da parecchi… (squittio)… vostre rivoluzioni planetarie. E il suo apparecchio ricetrasmittente… telefono cellulare, ma non proprio… risulta sempre spento.
Ecco, bene, mi sembrava che non fosse tutto già abbastanza complicato… Comunque sembrava tenesse di più al giocattolo che al nipote, almeno era una faccenda che si poteva risolvere con uno (squittio-squittio) di soldi: mi vennero altri brividi pensando alle foto più o meno vere dei cadaveri alieni di quell’incidente. Il capo riprese la sua conferenza di lamentele:
– E il… descrivere bene… buona reputazione, sì, dove la mettiamo? Siamo… parlati male… diffamati da tanti uomini! Noi non prendiamo… rapiamo… nessuno per fare esperimenti… e non torturiamo animali.
Altro brivido: il concetto di tortura non rappresentava difficoltà linguistiche per un Grigio.
– Non siamo noi, sono tutti concetti non veri… falsità, sì. falsità. Già, fatte da qualcuno di voi terrestri per afferrare ruotando… prendere in giro, sì, gli altri! Ma come fate a credere che viaggiamo così tanto solo per squartare un… una… mucca… in… Texas, sì, Texas?
Anche lo squartamento non rappresentava un mistero per loro, era già la seconda volta che lo citavano senza inciampi… Brivido. Un altro Grigio (o forse uno di quelli di prima, chi poteva distinguerli?) montò su:
– Questi… credenti nel niente… creduloni, sì, ma cosa vi aspettate da loro? Credono ancora che quegli… esemplari che scherzano… burloni… che abitavano quel mezzocontinente inferiore… sì, i Maya, potessero predire il futuro e la fine del pianeta! Diglielo tu (squittio), che eri con me in quella spedizione di tante rivoluzioni… anni terrestri insomma… quando quell’esemplare che giocava a fare il tramite con entità false… stregone… ci raccontava che avrebbe afferrato per l’emettitore di… sì, già, preso per il culo gli esemplari… uomini… del futuro per fargli emettere escrementi inferiormente con previsioni… sì, profezie non vere… cagare sotto, sì, già, aveva proprio detto così!
Il capo scuotendo la testa rispose:
– Non dimenticare come lo abbiamo preso inferiormente… per il culo, sì, noi! Lui e gli altri gruppi zoologici… popoli… come li abbiamo fatti lavorare a trasportare pietre e scavare buche per costruire posti di adorazione… templi, già, in attesa del nostro ritorno. Quante contorsioni incontrollate… sì, risate… che divertimento, allora sì che i viaggi su questa pietra… pianeta, già, erano belli. Nessuno ti inseguiva per registrare immagini… fotografare, sì, al massimo ti offrivano vegetali, animali ed esemplari femminili da squartare… no, fecondare, perdona l’errore. Fecondare, sì.
Brivido, quale che fosse il termine sbagliato…
– Non perdiamo il… conduttore… filo, sì… del discorso. Tu, esemplare maschio… uomo, sì, devi riferire al tuo gruppo… specie… che le cose così non vanno bene. Noi non diamo fastidio, quelle cose con gli… stregoni e templi ed esemplari femminili… donne, già, sono cose passate e finite, eravamo meno usurati… più giovani, sì, ora siamo più usurati… vecchi… e pensiamo giusto… più saggi, già. Vogliamo solo potere atterrare ogni tanto senza conflitto… in pace, sì, a emettere escrementi… fare bisogni… e riposare. E non essere parlati male… diffamati, già, non essere diffamati. Ovviamente non devi ripetere tutto a memoria, abbiamo un elenco… file… di proteste montato giusto con gli elettroni…, su supporto elettronico leggibile, sì, per voi, che ti consegneremo e darai ai responsabili di gruppo etnico… governanti, già, governanti e…
Avevo la lingua a penzoloni. Beh non proprio, il silenziatore mi costringeva a tenere la bocca chiusa e non potevo avere la lingua a penzoloni, ma era come se ce l’avessi. Anche la mia espressione facciale non doveva essere proprio il massimo. Era una follia, rapito da alieni Grigi che si lamentavano di non poter pisciare in pace dietro un albero… E quella faccenda dei Maya che ci prendevano per il culo, poi… Erano più matti di me che stavo lì ad ascoltarli. Forse era tutto uno scherzo, o forse ero ubriaco di grappa che non ricordavo di avere bevuto e stavo sognando. Ma si vede che il capo mi aveva sentito, o pensato, o come cavolo si dice quando si è collegati da un traduttore osmotico, e parlò scuotendo la testa:
– Anche questo… esemplare… uomo… non capisce. L’avevo detto che era senza scopo… inutile, sì, continuare a raccogliere esemplari… uomini per portare il nostro messaggio senza spaventarli porgendoci… sì, presentandoci di persona davanti ai luoghi di riunione dei responsabili… dei governanti, già. Non serve nemmeno la fatica di impiantargli il macchinario… dispositivo… di rimozione dei ricordi nel supporto della testa… collo, già.
– Tanto non funziona mai.
Questa voce solitaria uscì dal gruppo di Grigi suscitando (si capiva bene, non c’era bisogno di traduttore) una certa irritazione nel capo, che continuò dopo una breve occhiataccia alla masnada di alieni:
– Ritrasmettelo… sì, rimettetelo nel suo mezzo a combustione… auto, già.
Mi sfilò il traduttore dalla fronte, venni avvolto dalla luce e dopo un tempo breve e lunghissimo (eh, lo so, un cliché, ma è così) mi ritrovai in auto. Nonostante la loro intelligenza non dovevano avere previsto (o forse sì…) che la macchina senza la mia guida era finita rotolando in una piccola scarpata, quindi mi materializzai nell’abitacolo sottosopra, caddi a testa in giù e questo mi procurò il bernoccolo e i lividi che vedete. No, non è stato l’incidente perché non ho fatto nessun incidente, e non ho la commozione cerebrale! Comunque uscii dalla macchina, chiamai i soccorsi col cellulare e arrivarono carro attrezzi e polizia. Naturalmente mi fecero l’alcool-test… Sì, lo so che ero oltre il limite, ma non ho bevuto niente! Sicuramente è stato quel liquido osmotico, che era probabilmente a base alcoolica, e se mi aveste fatto subito gli esami come vi avevo chiesto forse l’avreste individuato! Sono sicuro di quel che mi è successo… E poi non potrò mai dimenticare quello che disse il capo mentre mi sfilava il traduttore prima di ritrasmettermi, insomma, di rimettermi in macchina:
– Vai a operare… fare, sì, nel tuo condotto escretore… vaffanculo, già.
Volete che vi ripeta tutto? Ancora? Per la quinta volta? Sono ore che mi tenete chiuso qui ad interrogarmi! Ok, va bene… Allora, ero in macchina, sì, e stavo ritornando da una gita in montagna, già…

FINE

__________
Gianluca Vecchi “Ianto”
Terrestre, mammifero, cromosomi XY, misantropo allo stadio terminale. Contagiato dalla fantascienza fin dalla più tenera età, questa pericolosa filosofia che ha il difetto di fare pensare lo porta per geniali associazioni di idee a farsi plagiare anche dal rock, dagli aquiloni, dalla fotografia e da tante altre cose pensierose fino al giardinaggio, che è un eccellente modo di scoprire e sperimentare la vera vita su questo miserabile pianeta.
ChamerionGianluca Vecchi photography

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(marco manicardi)
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