amphisbena

di Andrea Zanni “aubreymcfato”

il suolo era scuro, di un polimero opaco. la luce di una strana consistenza, sospesa e pallida come nuvola lanuginosa; stranamente, non c’era sole, né altra sorgente luminosa.
l’uomo fu il primo a svegliarsi.
mosse le dita a fatica, aprì gli occhi forzando le palpebre.
(come combattesse contro un sonno invincibile.)
rimase fermo un tempo indefinito, ma con un respiro doloroso. a un tratto, fece forza sui palmi, spostò lentamente tutto il peso, contraendo gli addominali. si sollevò, gemendo.
gli occhi erano ancora sofferenti.

era seduto, adesso, appoggiato alle mani già gonfie e rosse.
era come se dormisse da settimane. con il ventre dolorante, scrutò in quella luce irreale.
ma non c’era nulla, intorno, se non buio. buio e quella strana nebbia di luce biancastra.

passò altro tempo e (finalmente) riuscì a delineare la figura. non sentiva le gambe (se ne accorse con stupore )(non sapeva dire se le avesse mai avute, da quanto non le sentisse più).
non ricordava nulla.
iniziò a sudare.

chiuse gli occhi, che bruciavano.
respirò, senza riuscire a calmarsi.
sentiva pulsare le mani, sentiva mancare le gambe, sentiva il fianco sinistro premere gonfio e pesante contro la tuta.
sentiva il proprio respiro (ansimante, ora) nella luce irreale. non smetteva di sudare.

riaprì le palpebre, nuovamente, ma la penombra gli bruciava gli occhi. delineò meglio, con sforzo, la massa scura delle sue gambe.
il senso di angoscia (nato prima sottopelle, sottile) esplose in terrore (pieno, cupo, senza voce).
(esplose senza rumore.)
c’era un’enorme appendice, al posto delle sue gambe.
si adagiava, là dove finiva il suo tronco.

il battito nelle tempie impazzì, la confusione e il sudore aumentarono in quantità e volume, gli occhi continuavano a bruciare,
ma l’uomo si concentrò (respirando), e l’osservò meglio.
era una spaventosa coda (come di sirena), d’un colore indefinito, enorme.

la sentì fremere, la vide contrarsi e sgonfiarsi, in punti diversi, ma regolarmente.
si accorse che respirava, regolare.
(l’uomo era ormai in una pozza di sudore, le mani gli scivolavano, il fianco pulsava.)
(si sentiva stanco e confuso e terrorizzato.)

d’un tratto, la cosa si mosse, di un movimento continuo e dolce, ondulando appena.
l’uomo la sentì rilassare il respiro.
lentamente, la cosa allentò la spira, stendendosi in lunghezza.
l’uomo si ritrovò a urlare.
(sentiva la gola bruciare.)(sentiva il sangue nella bocca.)(non si accorse di essere sordo.)

in un lampo, ricordò le voci, le notizie, quelle a cui non aveva prestato attenzione: l’astronave aliena che si era schiantata mesi prima nel deserto, l’ondata di malattie nelle città limitrofe, il ricovero coatto in ospedale, la quarantena.
pensò alle sparizioni degli altri pazienti, alle infermiere e i loro sorrisi morti, a quegli strani medici.
pensò al buio infinito che seguì, al sonno invincibile.
(senza apparente motivo) pensò anche ai libri di mitologia che da bambino prendeva in biblioteca, ai greci immaginifici e alle chimere.
pensò, in un baleno di lucidità, ai racconti dell’argentino, pensò agli incubi dell’americano.
(amphisbena, delirò.)

la cosa distese e contrasse ancora, varie volte, spazzando il terreno, cambiando ritmo, agitandosi.
l’uomo si accorse di sentirla tendere e tirare, respirare più forte.
senza fatica (non senza eleganza), finalmente la cosa sollevò da terrà, incurvando, sospesa.
si pose, leggera, davanti alla sua faccia, sinuosa come un cigno.
(l’uomo notò che non aveva occhi.)
(lui continuava a urlare, senza sentirsi.)
la cosa avvicinò, lentamente.

(non si può certo dire che la scena mancasse di grazia.)

a un tratto, (dopo un’eternità) la cosa aprì in uno squarcio purpureo, quasi un sorriso.
iniziò a schiudersi, sorridendo una vagina di carne e denti. sbocciò in quattro turgide labbra, mostrando il rosso cavo.

l’uomo urlava.
la cosa lo mangiò.

(dietro il vetro, i medici dalle mani blu annotarono, silenziosi.)

__________
Andrea Zanni “aubreymcfato”
Bibliotecario digitale (libri di cibernetica) (insalata di matematica). Gli piace leggere libri e costruire biblioteche. Ha un blog molto noioso.

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(marco manicardi)
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