Calcolata perfezione

di Alessandro Denti “TheAubergine”

Ogni giorno mi sveglio convinto di trovarmi nel giaciglio di casa. Ormai ci sono abituato, la sensazione non mi disorienta più. La mia stanza è stata replicata fedelmente, sento quasi l’odore dei miei piccoli, della mia compagna. Fuori dalla finestra c’è il mio giardino e se non fosse per il clima perennemente sereno, mi sarebbe impossibile distinguere ciò che vedo, dalla realtà. Oggi non provo malinconia, sono guarito appena in tempo.
Il display indica “Sonno riposante”. Una volta sveglio me ne pento sempre un po’. Mi ero promesso che con tutto il tempo che avrei avuto a disposizione mi sarei sforzato di provare anche le nuove modalità, ma fino a oggi, ogni volta che mi sono coricato, è finito per mancarmi il coraggio. “Sonno profondo”, “Sonno vigile”, “Sonno erotico” perfino. Mascherano queste novità da giochi o da grandi opportunità individuali, ma la verità è che noi della Nuova Avanguardia siamo delle cavie da dare in pasto alla sperimentazione. Alcuni di noi il problema non se lo pongono, sono entusiasti di toccare con mano il futuro, ma la mia natura diffidente me l’ha sempre impedito. Ci hanno detto che con questi sonni nuovi la possibilità di perdere il controllo dell’inconscio è solo dello 0,04%, un dato decisamente rassicurante per gli ottimisti, mentre io ci vedo un numero ancora distante dalla perfezione, ovvero quando potranno essere distribuiti in larga scala, ovvero quando il rischio sarà dello 0%.
Mio padre mi raccontava di popoli del sud che affrontano la notte senza macchina di induzione, chiudono gli occhi senza sapere cosa il cervello deciderà di proporgli. Diceva che alle volte l’inconscio regala sensazioni meravigliose, impossibili da replicare in vita, così come alle volte cede all’oblio, crea un mondo tetro e auto-distruttivo che solo parzialmente si dissolve una volta risvegliati. Ci vedeva qualcosa di romantico, di avventuroso, un contatto con l’inesplicabile. Mio padre non pensava alle conseguenze, a cosa possono significare quei momenti di perdita di lucidità; non vedeva pericoli nelle variazioni che una vita potrebbe avere a causa di uno stato umorale viziato da uno shock notturno, nessuna paura di fare scelte sbagliate.
Aveva circa la mia età quando gli dissero che era un creativo e che quindi questo lavoro, il mio lavoro, non l’avrebbe potuto fare. Lo studio, l’impegno e l’entusiasmo non furono sufficienti per essere scelto come messaggero della Nuova Avanguardia e dovette indirizzare le sue capacità verso un altro lavoro e donare le sue aspirazioni e i suoi sogni ad altri occhi.
È grazie a lui se sono qui ed è grazie a lui se la forza di gravità artificiale di questo mezzo anche stavolta si presenta perfetta. Ormai è un sistema che non viene toccato da oltre vent’anni. Mentre mio padre completava il progetto ero ancora un piccolo egoista, e ricordo bene quanto lo odiassi per la sua distrazione. In quei momenti credevo che stesse preferendo il suo lavoro a me, mi sentivo un rimpiazzo, un passatempo cercato solo per addolcire le ore che lo separavano dal suo principale interesse. Certo, non mi rendevo conto della sua ossessione per il mio futuro, curato al massimo delle sue possibilità. Conoscendolo, è probabile che cogliesse a pieno l’ironia della situazione: per rendersi il più possibile partecipe di un futuro che non avrebbe vissuto, era costretto a ignorare il presente ed essere disprezzato da chi avrebbe beneficiato del suo sacrificio.
Sono ancora assorto nel suo ricordo quando la forza di gravità artificiale termina il suo dovere, strappa le gocce d’acqua dagli appigli che hanno trovato sul mio viso e le trascina nervose giù, verso lo scarico. Tanta calcolata perfezione mi dà sicurezza, mi garantisce che ciò che vedo nello specchio è un’immagine di me integro, al pieno delle mie capacità; durante il viaggio il mio stato psico-motorio non ha subito alcuna influenza causata da vizi del sistema artificiale, sono un individuo totalmente pulito, neutro.
La mia integrità al termine del viaggio è il requisito principale della missione. Non devo mostrare sintomi di instabilità umorale, nessuna forma di stress, di emozione. Come unico passeggero sono chiamato a una severa autovalutazione del mio stato psichico. In accademia non avevo rivali in materia e anche per questo dono mi è stata offerta l’opportunità di essere il nuovo candidato. La missione in passato è sempre fallita, la maggior parte delle volte i messaggeri si sentivano travolti dalla superbia poco prima di atterrare e hanno saputo trovare comunque la lucidità per annullare tutto. Altre volte è stata la paura a rovinare la spedizione. Altre missioni si sono interrotte ben prima di poter essere considerate in dirittura d’arrivo, per la stanchezza o la nostalgia di casa. Anni di investimenti, di preparazione, buttati. Ma è niente confronto al disastro che rappresenterebbe sprecare questa fondamentale possibilità di rinascita per dei capricci del sistema nervoso. Abbiamo saputo imparare da quegli errori e organizzare infine la spedizione perfetta.
È un grande risultato per un mondo così poco coeso come il nostro. È anche a causa della scarsa unità di intenti perpetrata nei secoli se questa missione si è resa necessaria. La sfiducia nei propri simili e il degrado nella coltivazione delle nostre capacità hanno fatto il resto, ci hanno portato all’esasperazione, alla crisi. Troppe menti hanno sofferto gli squilibri del nostro tempo e la situazione si è rivelata irrecuperabile. “Per una società in crisi l’unica via è l’azzeramento e la ricostruzione” diceva mio padre, ma dimenticava la vastità dell’universo e le opportunità di rinascita che offre. La ricchezza dei nuovi mondi e le inimmaginabili conoscenze offerte dai popoli che li abitano. E noi siamo finalmente vicini a conoscerne uno.
Qui porremo la nostra prima base satellite, le fondamenta di una società nuova e solida. Finalmente potremo confrontarci, potremo imparare da questa evoluta civiltà tutto quello che il mio popolo non ha mai saputo capire da sé.
Sotto di me ormai si distingue il suolo, non è sgombro come previsto, sono atteso da una loro rappresentanza. È un imprevisto, ma sono preparato per superarlo, devo padroneggiare le sensazioni, non voglio vanificare tutto. Il cuore è aritmico, batte forte, la mia mano è poggiata sulla leva di annullo della missione, forse dovrei tirarla, sta nascendo in me qualcosa di ingovernabile, forse è paura, emozione, tremo.
Solo quando mi rendo conto che nessuno di noi era arrivato così vicino all’atterraggio e vengo travolto dall’orgoglio, mi decido ad annullare, ma sto per tirare la leva quando, ormai prossimo al contatto col terreno, rimango colpito dagli occhi blu di uno di loro, è uno sguardo pieno di speranza quello che vedo attraverso il vetro, mi scuote, non credevo potessero essere così comunicativi, ci somigliano come dicevano.
Il contatto col suolo è regolare, verificata la qualità dell’aria potrò uscire dal disco, c’è una folla apparentemente festante ad accogliermi, sono pieno di fiducia e non fallirò, su di un telo c’è scritto: “Benvenuti sulla Terra”.

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Alessandro Denti “TheAubergine”
Ha insegnato chitarra a Nureyev, la programmazione in C a David Gilmour e danza classica a Bill Gates, ma gli è capitato di vivere anche qualche insuccesso. I giochi di parole non gli piacciono: perde sempre.
Violamelanzana

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(marco manicardi)
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