Solitary Man

di Andrea Ferrando “zuck”

Melinda era mia fino al momento in cui la trovai con Jim-2: lo stringeva a sé, le lunghe gambe avvolte ai fianchi di quell’androide multifunzione, regalato pochi mesi prima. Deglutii a fatica, la vista sempre più sfocata e l’udito sommerso da gemiti a cui non pensavo lei potesse arrivare. Oscurai la visuale per non soccombere a quella scena disgustosa e mi diressi verso l’unità centrale. Non si erano accorti di me e avevo bisogno di un paio di minuti per riprendermi.
Non è che avessi mai pensato che fosse una santa. Anche se erano passati due anni, ricordavo benissimo come l’avevo conosciuta. Ma così stronza da farsi il mio regalo di Natale, nel mio letto, quando io sarei dovuto essere in missione in rete, no.
Cercai l’indirizzo di memoria corretto e lasciai sfogare la mia rabbia. In questo, i sistemi binari ti facilitano le cose; basta cambiare qualche zero in uno o viceversa e lo stesso ritmo dell’amplesso viene applicato a schiaffi a mano aperta. Non stetti a godermi le urla di dolore di Melinda e lasciai l’unità centrale prima che gli anti-v mi potessero individuare.
In effetti, in quel momento avrei dovuto essere nella sottorete della CodeCorp, ben mimetizzato da eseguibile fake, ma all’ultimo momento, proprio quando stavano per incapsularmi in un noioso programma di contabilità, i servizi avevano captato un messaggio ad alto ID che li aveva costretti a un rapido cambiamento di priorità. Mi hanno portato fuori dalla CodeCorp e reimmesso nella rete pubblica, in attesa di nuovi comandi. Non so se sia stata una malaugurata idea, quella di passare a fare un saluto a quella schifosa di Melinda. Nel mio lavoro, è meglio che uno sappia lo stretto necessario che serve a portare a compimento la missione. E ritengo sia una buona cosa anche per tutto il resto.
Deformazione professionale, potreste chiamarla.
Ma adesso dovevo fare in modo che non potesse risalire a me, la troia. Aveva certi amici che sarebbero stati felici di farmela pagare, a partire dal fratello Isacco, vicecapo dei coders della periferia est.
Che poi gli avevo fatto un paio di favori, due mesi fa, quando era rimasto invischiato in quella indagine sui pin rubati allo IOR, la banca del Vaticano. Isacco era venuto da noi alle due di notte, tutto tremante di paura. Sai come sono quei preti, porgono l’altra guancia finché non si tratta di soldi. Isacco si vedeva già penzolante, appeso a qualche impalcatura sotto a un non precisato ponte sul Tevere, ché lui a Londra non ci vuole andare. Fatto sta che avevo sfondato le protezioni della Santa Rete Vaticana e avevo cancellato qualunque traccia quel pasticcione poteva aver lasciato sui server dei servi di Dio. Il mio problema era che, per quanto riconoscente, Isacco non avrebbe mai lasciato correre quando si trattava di sua sorella. Poi, non sono nemmeno sicuro che un tipo come Isacco sappia cosa sia, la riconoscenza. Un vantaggio l’avevo, però. Ero uno dei migliori hacker sulla rete, esperto di pulizie e depistaggi. Almeno, così stava scritto su quella specie di curriculum che i servizi segreti chiamano scheda informativa.
Il vero problema era che avrei voluto gridarlo in faccia, alla troia e a suo fratello, che mi ero stufato di essere preso per un coglione. Il solitario genio della rete senza amici! Ma certe soddisfazioni bisogna essere nella corretta posizione per prendersele e io ero nella posizione di prendermelo solo nel culo. Quindi, affondando il mio orgoglio nei meandri dei pacchetti che mi passavano davanti a una velocità che solo io e pochi altri eravamo in grado di governare, cominciai a riscrivere la realtà di pochi minuti prima. Mi post-registrai in un paio di video camere nei dintorni della stazione nell’esatto istante in cui succedeva il fattaccio, mi intrufolai nelle registrazioni dell’androide alla reception dell’hotel lì di fronte. Tutto registrato, tutto vero. L’ultima cosa da fare era quella di mettere a posto Jim-2. Mi rilanciai sulla rete alla ricerca della connessione attraverso cui raggiungere la memoria dell’androide sporcaccione e cancellare ogni traccia del mio intervento.
Non lo trovai. Nessuna traccia, niente di niente. Quando un androide non è in rete, vuol dire una cosa sola. Feci un giro per i registri pubblici e individuai gli ultimi pacchetti inviati da Jim-2. Recavano il timestamp di pochi minuti dopo il mio intervento. Per avere un’inutile ulteriore conferma, mi collegai alle video di casa mia e vidi tutto. Jim-2 disattivato, inerme accanto al corpo devastato di Melinda. Cazzo, niente altro da dire che cazzo. E bestemmiare, forse. Mia moglie morta in camera nostra, l’androide che l’ha uccisa dopo un amplesso accanto a lei, disattivato, con la memoria ormai irraggiungibile da qui, con su scritto a carattere cubitali il mandante dell’omicidio. L’immagine era troppo anche per me. Uscii dalla rete e mi alzai dalla mia postazione. Corsi in bagno a vomitare e invece mi venne solo da pisciare. Indossai un paio di bermuda con mille tasche e una maglietta di Neil Diamone, e uscii nell’aria fetida della città. Forse una lacrima mi solcava il viso, mentre correvo lungo la sopraelevata per raggiungere la scena del crimine prima della polizia. E intanto riflettevo. Ero sicuro di avere modificato l’algoritmo di Jim-2 in maniera da provocare qualche doloroso livido alla troia, ma non in modo da ucciderla. Avevo fatto le cose in fretta, certo, ma questo è il mio lavoro, cazzo.
Dovevo arrivare per primo per capire cosa fosse successo e per riattivare Jim-2. Anche quello. Chi o che cosa aveva disattivato Jim-2? Mentre guidavo come un pazzo lungo la strada più controllata della città, mi feci tutte le ipotesi possibili e anche quelle impossibili, tipo quei conflitti interiori insolubili che avvengono negli androidi che infrangono una delle tre leggi della robotica. Che minchiate da romanzo del secolo scorso! Quell’Asimov lì non aveva capito un’emerita del futuro! Futuro. Il mio mi pareva scivolare via verso una buia catapecchia, esiliato in qualche sperduta landa senza connessione a espiare i miei peccati. Ma almeno quelli che ho commesso, belìn! Non questo disastro successo chi sa come. Entrai in casa di corsa, lasciando che l’auto si posteggiasse da sola nel box di sotto. Quando entrai in camera capii di non aver fatto in tempo. La polizia stava già facendo i rilievi sulla scena del delitto. Le varie webcam disseminate erano state requisite d’autorità e stavano filmando ogni centimetro quadrato dell’appartamento. Su tutti i monitor compariva l’immagine in loop di un ufficiale giudiziario che recitava la consueta formula per il tele-sequestro di tutta la scena del delitto.
Fisicamente, la pula sarebbe arrivata entro diciassette minuti e trentaquattro secondi, recitava il time left in basso a destra dello schermo. L’ufficiale intimava chiunque si trovasse sul luogo di non abbandonarlo per nessuna ragione fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Mi sedetti sulla poltrona in salotto cercando di apparire tranquillo mentre aspettavo il mio destino.
Al minuto sette e trentasei sentii un trambusto alla porta. Il tempo di alzarmi e mi trovai faccia a faccia con Isacco. Aveva una faccia ancor meno rassicurante del solito. Non perse tempo e si avvento con tutto il suo peso su di me. Cercai di difendermi chiudendomi a riccio e sperando che si accorgesse quanto prima che eravamo sorvegliati dai server della polizia. Ci volle più tempo di quello che avrei desiderato. Un paio di minuti dopo e qualche costola incrinata in più, sedevamo uno di fronte all’altro in salotto. Il ciccione sbuffava come un toro il giorno di San Firmino. Io sudavo e speravo che arrivasse che con la polizia arrivasse anche un medico fornito di antidolorifici. Poi Isacco cominciò a parlare, proprio come un appartenente alla specie umana.
«Stronzo di un assassino! Hai ucciso mia sorella!»
Non avevo la forza né il fiato per rispondergli.
«Le avevo detto che non valevi un cazzo! Sì, sei bravino con i computer, ma sono importanti le persone»
Non sentivo la parola computer dal 2023.
«Mi ha chiamato che stava morendo, brutto stronzo!»
Sbagliavo o stava piangendo, l’energumeno?
«L’ho sentita morire! Tutto per colpa tua»
«Se l’hai sentita, saprai che io non c’entro nulla. Ero in missione, quando è successo»
«Mi ha preso per un coglione? So di cosa sei capace, anche a milioni di chilometri di distanza!»
Lasciai perdere, discutere con lui era inutile, oltre che doloroso.
«La mia sorellina, Le avevo detto che eri un solitario, non avevi amici. Sei solo uno schifoso depravato!»
Non mi azzardai a precisare che quella beccata a scopare con l’androide era lei.
«Era pura come un fiore, prima di incontrare te! L’hai ridotta tu, così!»
Una santa, sicuro.
«Fare quelle porcherie… Mi viene voglia di vomitare»
Mi toccava fare anche lo psicanalista di questo sciroccato.
«Gliele hai insegnate te!»
Mi salvò l’arrivo della polizia. Preferivo quando Isacco infieriva sui miei fianchi a questa litania di offese per me e omaggi alla sorella defunta. Chiesi subito gli antidol al medico e dopo un paio di minuti mi sentii molto meglio di prima, che non vuol dire bene. Intanto la polizia stava scannerizzando la mente di Isacco. Il risultato dello scanning fu stampato e dato da firmare al ciccione che, sbuffando, siglò la deposizione. Ora toccava a me, ero abbastanza tranquillo che il mental scanner trovasse la versione falsa preimpostata. Lavorare per i servizi ti insegna molte cose, non tutte legali, of course. Era morta da poco, quindi si poteva ancora procedere con lo scanning della sua mente. Ne uscì anche per lei il resoconto delle ultime ore. Non potei fare a meno di notare il sorrisetto che affiora sulle labbra del poliziotto. Anche lui si era reso conto che razza di troia era stata la povera Melinda.
Intanto i suoi colleghi riattivarono Jim-2 e ne estrassero la scatola nera.
«Un giochetto andato troppo oltre», mi disse quello dei tre che comandava.
Non seppi cosa rispondere.
«Non le farà piacere sapere che sua moglie si divertiva con gli androidi»
Potevo sentire Isacco, poco distante, respirare come una tigre in gabbia.
«Non ci posso credere, signor commissario, la mia Melinda! Ma come è morta?»
«Il cuore non le ha retto, aveva chiesto al suo androide delle emozioni un po’ troppo spinte, ci sono lividi in tutto il corpo»
«L’ha uccisa Jim-2? Ma mi avevano assicurato che era un androide sicuro!»
«Beh, signor Cristiano Contante, sua moglie ha chiesto espressamente all’androide di subire quel trattamento. Non ha retto, considerando anche le sostanze che ha assunto prima del rapporto»
Mi cedettero le gambe. Crollai a terra proprio nell’istante in cui la rabbia repressa di Isacco si scagliò con tutto il suo peso contro il commissario. Prontamente, gli altri due furono addosso a mio cognato e lo stordirono elettricamente.
Ero salvo. Non so come ma la scannerizzazione della mente di Melinda e la scatola nera di Jim-2 confermavano una storia che non corrispondeva alla realtà che avevo visto io. Me ne stetti ancora un pochino a terra, fingendo che il mio mancamento fosse dovuto alle rivelazione sul conto di mia moglie e non al sollievo di sentirsi salvo. La polizia se ne andò velocemente, portando via anche Isacco. I tecnici portarono via Jim-2 per gli ultimi controlli. Gli infermieri portarono via Melinda, pace all’anima sua. Il dottore se ne andò solo quando lo rassicurai che stavo bene e potevo rimanere solo. Per ultimi se ne andarono quelli della scientifica. Lasciarono un disordine che solo l’intervento di una squadra di robot potè rimediare.
Quella notte mi addormentai presto, ero tornato un solitario.
Jim-2 tornò due mattine dopo. Aprì la porta con il solito segnale e si accomodò accanto al mio letto. «Come hai fatto, Jim?»
«È stato facile, Cris. La sua mente era aperta, è bastato inserire i giusti ricordi»
«Pensare che credevo mi stessi tradendo»
«Era necessario farlo. Si era accorta di noi. Prima o poi l’avrebbe detto in giro»
«Quando vi ho visto, sono impazzito di gelosia»
Accarezzai il volto perfetto di Jim-2. Sorrise. Un brivido mi scivolò lungo la schiena, come sempre.
«Ho dovuto farlo, lei voleva capire cosa ci trovavi in me. Se mi fossi rifiutato, sarebbe andata a spifferare tutto in giro. Così ho avuto la possibilità di attuare il piano.
Qualche eccitante di troppo, qualche emozione in più e il cuore ha ceduto. Poi mi sono disattivato come un androide modello»
«Mi devi giurare una cosa, però»
«Gli androidi non giurano, Cris»
Gli presi la mano, leggermente più fredda e rigida della mia.
«Giura che non ti è piaciuto quanto ti piace con me»
Jim-2 mi guardò con lo sguardo che mi aveva fatto innamorare e non disse niente, mi strinse forte a sé e mi baciò.

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Andrea Ferrando “zuck”
Vive e lavora a Genova. Tiene un blog che aggiornava quando era di moda (Il lamento di Zuck) e un tumblr 
(Il veloce lamento di Zuck) che aggiorna quando capita.

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

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