Non c’è più religione

di Ciccio Rigoli

Tutto cominciò il giorno in cui il papa smadonnò.

In diretta mondiale, appena prima di salire al balcone ma con il microfono già acceso e alla massima potenza, il Sommo Pontefice inciampò e per lo spavento associò il nome di un comune suino a quello del suo datore di lavoro. In un istante milioni di bocche si spalancarono in piazza San Pietro, davanti alle televisioni accese mentre sul fuoco cuoceva il ragù, nelle stanze delle bigotte col loro Rosario in mano e la loro sicumera di arrivare in paradiso collezionando Ave Marie come fossero bollini del supermercato. Milioni di bocche si spalancarono e milioni di dubbi si insinuarono nella testa di tutti i credenti, praticanti e simpatizzanti. In un istante, il cattolicesimo perse oltre il 98% degli iscritti, un calo peggiore di quello del più importante partito degli anni ‘90 alle ultime elezioni, dopo la scomparsa del caro leader.

Non servì a nulla la smentita della sala stampa vaticana, che si affrettò a precisare che Sua ormai ex Santità aveva detto “lo porto io” riferendosi al messale con le preghiere. L’audio era troppo alto e le parole erano state scandite troppo chiaramente, oltre ad essere ripetute e analizzate migliaia di volte in tutte le trasmissioni televisive.

Era finito, era finito tutto. 2000 anni di pensiero cattolico, scuole di teologia, liturgie e vie crucis spazzate via da due sole parole pronunciate in diretta mondiale. Altro che ne uccide più la lingua che la spada, un aggettivo e un apposizione avevano fatto più danni di Hiroshima. In breve, bisognava smantellare tutto. Via le chiese, ormai vuote e senza nessun partecipante. Molte furono riconvertite in pub, ristoranti e pizzerie, con forni a legna e consolle dei dj al posto degli altari, quasi la metà fu rilevata da Zara che lanciò la linea San Zara, altre rimasero lì, dimenticate. Una addirittura diventò un parcheggio.

Ma incalcolabili furono i danni per l’occupazione.
Migliaia di sacerdoti senza lavoro, costretti a rifarsi come insegnanti di lettere o alla peggio come commessi di Zara, milioni di suore dovettero girare con i loro vestiti normali ormai completamente fuori moda dopo anni di clausura. Per un periodo le avresti potute riconoscere per strada, con i capelli corti e l’espressione più spaurita delle modelle dentro i McDonald. Senza contare l’indotto: ostifici senza commesse che provavano a riciclarsi nell’industria del torrone, mandando a monte ogni stagionalità. Non c’era più Natale, non c’era più Pasqua, chi avrebbe avuto voglia di mangiare un panettone pensando a quello che era successo? L’otto per mille fu girato interamente a Scientology, una religione che ancora poteva vantare una certa credibilità e testimonial attendibili come il presidente degli Stati Uniti Tom Cruise.

Le ripercussioni colpirono anche i paesi non cattolici. I musulmani provarono a imporre Allah come nuova divinità, ma non ci fu nulla da fare. Teocrazie smantellate dall’onda anomala provocata da un’altra religione, un terribile effetto domino più potente della crisi mondiale del 2014 che tutti conosciamo bene. Divinità indù crollarono, i Buddah dormienti furono abbandonati e non più disturbati nel loro sonno secolare da masse di turisti con i loro flash a ripetizione.

Oggi siamo più tranquilli. Con il crollo delle religioni, soltanto pochi invasati continuano a tenere i loro crocifissi appesi in casa, e anche le bestemmie sono diventate più accettate socialmente. Nessuno ricorda più quando provammo a inserire nuove divinità, tutte rigorosamente scartate. L’Elvisianesimo, basato su Elvis Presley redivivo, dopo una breve fiammata ritornò ad avere una percentuale marginale. Il Michaeljacksonismo, con il suo messia sbiancato, non subì una sorte migliore.

Oggi devo dire che siamo più felici, non abbiamo aldilà a cui appigliarci e ci basiamo sull’aldiquà, il Partito dei boy scout continua ad avere la maggioranza in Parlamento grazie alla sua campagna elettorale basata sulla buona azione quotidiana, e se ci dobbiamo scambiare un segno di pace lo facciamo ovunque, non solo negli edifici adibiti appositamente.

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Ciccio Rigoli
Libraio digitale, cabarettista avventuroso, bassista scarso. Ha scritto un libro, avuto un figlio e piantato un albero, quindi per quest’anno stiamo a posto. Sogna di ritirarsi a vita privata per dedicare tutto il suo tempo all’esegesi dei testi di Umberto Tozzi. Mette la cravatta perché non si veda la maglia della salute.
Eleganza sgualcita

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(marco manicardi)
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