In futuro sarò madre

di Piergiuseppe Sciotti “peppopepe”

Carla riposa nella sua casa di vetro, sdraiata sul suo divano a forma di “S”; guarda il cielo dal 118esimo piano, tra i più alti della società e della città, che si estende per un diametro di 100 km… tra periferie industriali, nelle quali il lavoro è affidato ai robots, e le zone residenziali, dove lavorano schiere di umani al servizio di altri umani; migliaia di grattacieli si sviluppano sinuosi, gobbi, con volumetrie ardite e ambiziose, come le torri nel medioevo: sotto, per strada, meandri di attività commerciali si accalcano, come le persone, tra luci e ombre, per lo più disoneste…vige la legge del delitto, tra nebbie di umidità e smog… sopra, dove terminano le nubi, ci si può allietare persi in giardini pensili… una natura che nasce dal cemento e acciaio, che gode della luce violenta del sole. Carla ha appena ordinato alla sua cucina un pasto a base di germogli di soia e aceto balsamico… una rarità in un mondo dove l’agricoltura è un ricordo; Carla ha appena ordinato alla sua vasca multi massaggio di riempirsi di acqua a 55° e di profumi, per un bagno rilassante dopo una giornata passata al 75esimo piano del “Wonderful Travel Agency Building”, a organizzare decine di viaggi su immensi catamarani o in alberghi ai tropici… mentre si immerge assaporando un calice di un succo di maracuja, alcolico e rilassante, grazie a una leggera droga zuccherina, rivede gli ologrammi dei suoi 20 anni, quando passava da un Paese all’altro… che colori e che musica… oggi svetta nelle strade, trai i cieli di High Street e Rich Road, con la sua Porsche a razzi vettori, color verde cicala, mentre ai tempi passava da una barca fluviale a una bicicletta, da un passaggio su un bus stracarico di sogni a un cammello nel deserto… non le manca nulla… uscita dall’acqua, un ghibli di aria calda asciuga il suo corpo ancora piacente… indossa un velo di carta sintetica anallergica color rosso, mentre squilla il suo videotelefono, dal quale spunta l’amica Kriss che, con la solita verve, la invita al party all’87esimo piano del King & Queen Palace Hotel… ma Carla ha deciso si mandarci una sua controfigura … per non rischiare… sono tempi duri… basta accendere la oleogram-TV per vedere sbarchi di clandestini presi a fucilate laser dalla polizia di frontiera o sbranati dai cani addestrati a snidarli dai loro nascondigli… rapine dove muoiono ostaggi, commercianti e ladri… sparizioni di giornalisti; spaccio ovunque… barboni incendiati per gioco, stupri…corruzione… giù in strada i vicini si accoltellano… e più le pene sono severe e più aumentavano i reati… lo Stato ha emanato da anni una legge nella quale si impone ai cittadini di far propria la paura, quale emozione fondante il valore della prudenza… paura per il diverso, dalla pelle alle credenze religiose; paura degli amici, pronti a pugnalarti… paura per il datore di lavoro, che sa solo sfruttarti, mettendo a repentaglio la tua vita, ma che è l’unico che va rispettato, perché nutre e sviluppa la personalità del dipendente; paura dei fratelli, dei genitori… di coloro che ti avvicinano per una notte di sesso. Paura, disinteresse, odio… difendono più della legge, delle ronde dei gendarmi, delle telecamere… dei braccialetti elettronici… nessuno ha più contatti umani… l’amore è stato bandito come la maggiore delle debolezze, capace di minare la sicurezza pubblica: ognuno vive per sé, in sé… con sé… demandando allo Stato il dovere della difesa, dell’ordine e della sicurezza… che del resto sa bene attivare con guerre catastrofiche, capaci di cancellare intere popolazioni e generazioni. Carla è come tutti, una di loro… anche lei aveva donato un suo ovulo perché fosse fecondato, potendole regalare un figlio che ha deciso di crescere; perché lei, abitando ai piani alti, aveva potuto decidere se tenerlo, a differenza di tutte le altre donne, che lo affidavano a istituti, atti a crescerli come buoni cittadini. In un mondo che ha bandito l’amore, sotto tutte le sue forme, Carla serba un segreto.
All’età di 30 anni, aveva incontrato un giovane sovversivo che si era innamorato di lei. Si erano visti clandestinamente fino a quando, impaurita, lo aveva denunciato, portando le prove del suo amore. Lo avevano condannato per stupro e fatto a pezzi. Un professore criminologo, il Dott. Gertrud, aveva studiato il suo cervello, per scoprire in quale lobo si sviluppassero le emozioni… era una ricerca finalizzata alla creazione di un farmaco, capace di inibire qualsiasi sentimento d’affetto. Carla era stata chiamata a contribuire alla sperimentazione, perché il cervello del giovane reagiva ancora alla sua vicinanza. Il Dott. Gertrud l’aveva premiata per il suo contributo con un pezzo del cervello del giovane maschio sovversivo e con il suo seme, con il quale Carla, poi, aveva fatto fecondare il suo ovulo. Raramente ricordava quel periodo, sapeva di aver fatto il suo dovere consegnandolo alle autorità, ma allo stesso tempo sentiva un’attrazione colpevole nei suoi confronti, che non sapeva spiegarsi.
In fondo era felice così. Aveva scelto di avere un figlio da quell’uomo perché le era sembrato forte, fiero, sicuro, intelligente, e voleva che le cose andassero così come le aveva decise lei e non affidate al caso. Sfrecciava ai limiti delle norme stradali, tra i cieli spezzati dai palazzi, cantando a squarciagola sulla sua Porsche, quel giorno, mentre si dirigeva a casa con il suo bambino per la prima volta. Dopo averlo pulito e sfamato, finalmente si era acquietato… lo aveva guardato non sapendo perché fosse tra le sue braccia… chi era? Non sentiva nulla se non un istinto indefinito. Mentre il bimbo dormiva fu attratta dal desiderio di rompere la piccola teca che conservava parte del cervello del giovane maschio che l’aveva desiderata… lo aveva mangiato e subito tutto cambiò colore, il cuore andava a mille… aveva stretto al suo seno il suo cucciolo e finì d’acchito il freddo alle mani e ai piedi che la tormentava da anni.
Era diventata una colpevole rivoluzionaria anche lei, consapevole della bellezza del valore che la sua carne rappresentava. E anche ora, che suo figlio ha scelto di girare il mondo, anche se tornata sola nel suo appartamento, sa dell’importanza sovversiva di essere donna, innata portatrice di un sentimento di un giovane uomo, che solo lei ha saputo sviluppare nel dono che ha regalato al mondo, con suo figlio.

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Piergiuseppe Sciotti “peppopepe”
Pier è nato in Brianza, ma ha origini romagnole; è un orientatore nel mercato del lavoro: ascolta le persone e fa in modo che possano scegliere verso quale latitudine dirigersi. Scrive per diletto, a volte per riconquistare un amore. Le sue storie, ambientate a volte nel presente, altre nel passato o nel futuro, hanno sempre come protagonisti persone che amano in modo totale… quasi folle, come lui.

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(marco manicardi)
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