Il salto

di Fabrizio Casu “Zen”

– Vorrei darvi il benvenuto, gruppo 154, a quello che sarà il vostro viaggio verso una nuova realtà e una vita diversa, ma sicuramente non meno appagante di quella che avete ora.
Si sollevò un piccolo applauso e Norman J. Winston si prese un attimo per bere un sorso d’acqua dal bicchiere. Il suo sguardo si posò sulle persone davanti a lui: vecchi, giovani, adolescenti, bambini, uomini, donne, anche degli animali – quelli, almeno, che avevano superato i test imposti dalla Federazione, ottenendo così il diritto di entrare nella Cripta assieme agli altri. Sui volti delle persone c’erano le stesse espressioni di coloro che facevano parte degli altri 153 gruppi: ansia, speranza, aspettativa. Alcuni si tenevano per mano, ché anche in tempi così bui e difficili l’amore era sempre la soluzione a quasi tutti i mali. Altri si guardavano, creando un po’ un legame di fratellanza tra persone che non si erano mai viste, ma che si apprestavano ad affrontare una nuova vita, per quanto fittizia.
– Sapete tutti perché siete qui, ma sono tenuto a ricordarvi cosa sta per succedere e quindi vi chiedo di avere pazienza per pochi minuti, prima di cominciare a compilare i vostri moduli – lanciò un’occhiata al folto gruppo, per assicurarsi che fossero tutti attenti.
– Come ben sapete la Terra è ormai sovrappopolata e le risorse scarseggiano. La corsa alla colonizzazione di Marte, della Luna e le ricerche di nuovi pianeti vivibili, al momento, sono state infruttuose. Un sacco di soldi sono stati spesi per quelli che, sostanzialmente, sono dei meri fallimenti. Però la gente ha continuato a fare figli, la natalità non si è ridotta, la vita media si è allungata, anche grazie ai progressi della nostra scienza medica.
Si fermò un attimo. Le madri e i padri, in un gesto inconscio, strinsero a sé i propri figli, come a proteggerli da qualcuno che glieli volesse portare via. Sorrise. Succedeva tutte le volte.
– Tuttavia, la vita va avanti e dobbiamo accettare il fatto che il nostro pianeta non è più in grado di sopportare tutto questo.
– Avrei dovuto fare la raccolta differenziata! – disse qualcuno, provocando una piccola risata.
Norman J. Winston sorrise e lasciò che l’ambiente si rilassasse, mentre poggiava le mani sulla scrivania di marmo bianco dietro alla quale era, in piedi. La stanza, bianca, asettica, con alle pareti degli schermi sui quali scorrevano promesse di un futuro migliore, ringraziamenti per avere seguito le procedure correttamente, consigli su come prepararsi al Salto, si scaldò, sembrò quasi una giornata qualunque.
– Sì, forse avrebbe dovuto – disse, riprendendo il filo del discorso. – Tuttavia, come sapete, dopo la Guerra dei 50 anni che ha portato la Federazione a governare ciò che resta della parte occidentale, sono stati investiti ulteriori soldi per trovare una soluzione ed è nata la Cripta.
Rimase un attimo in silenzio, così che tutti potessero realizzare di cosa stesse parlando, di dove si trovassero. Il calore che si era sprigionato un attimo prima sparì nel nulla, lasciando una tensione palpabile e la sensazione che qualcosa di ineluttabile stesse per accadere.
– La Cripta è… possiamo definirla la vostra nuova vita, la vita che avete sempre voluto. I vostri corpi saranno addormentati, attaccati a delle macchine che li terranno in vita e adagiati in apposite capsule dove dormiranno in un sogno criogenico che li preserverà da malattie e morte – mentre spiegava tutto questo, sugli schermi alle pareti comparvero gli schemi delle bare criogenetiche, con i disegni delle persone che venivano sistemate all’interno, i corpi pieni di cavi, liquidi che entravano e uscivano da tubicini e lucine che si moltiplicavano. Le persone guardarono la scena in silenzio, qualcuna si coprì la bocca e sbarrò gli occhi: gli spot della Federazione presentavano uno scenario da film di fantascienza vecchio stile. La realtà era un freddo laboratorio in cui degli sconosciuti manovravano il tuo corpo come un manichino e tu diventavi un numero. – I primi esperimenti hanno dimostrato che sebbene il corpo uscisse dalla criogenia in salute, la mente, una volta spenta per un determinato numero di anni, non riusciva a riabituarsi alla realtà e, nei migliori dei casi, chi si svegliava impazziva.
– E nel peggiore? – chiese una donna, quasi in un sussurro.
– Restava solo il corpo. La mente spenta.
Il brusio crebbe e Norman J. Winston lasciò che le persone parlassero, si confrontassero, si spaventassero, che qualcuno raccontasse di suo zio Augustus che aveva subito lo stesso destino e non era mai più tornato normale. Era tutto parte della procedura: la paura, prima della notizia che li avrebbe tranquillizzati e ben disposti al Salto.
– Gli scienziati, allora, hanno capito che la mente non può restare in uno stato inerte per troppo tempo, senza perdere la ragione. Sono stati fatti altri studi, altri esperimenti, ed è nato il Salto. In cosa consiste? È molto semplice, signore e signori, non avete niente da temere: così come la Cripta sostiene il vostro corpo, il Salto sostiene la vostra mente. Si tratta di quella che potremmo chiamare una realtà virtuale. Sarete calati in un’altra realtà, una realtà alternativa dove vivrete la vostra vita e lo farete come preferite. Per rendere il Salto meno sgradevole possibile, sono stati create diverse realtà, diversi mondi, se così vogliamo chiamarli, dove potrete rifugiarvi, in attesa di ritornare qui, sulla cara, vecchia Terra.
– Ho sentito dire che sia come un sogno ambientato nel medioevo – disse un uomo, guardando le altre persone.
– No, ma potrebbe esserlo. Non è un sogno, ma è la vostra mente che viene calata nella realtà virtuale e resa libera di vivere come ritiene più opportuno. Le realtà alternative del Salto sono diverse: c’è un mondo fantasy, c’è una realtà futuristica, una ispirata al Rinascimento italiano, una ambientata sulla terra così com’è ora. Avete tutti ricevuto delle carte, quando siete entrati, e lì troverete i 42 mondi creati, così da scegliere ciò che ritenete più adatto a voi e ai vostri cari – diede un’occhiata al suo orologio e scosse la testa. – Purtroppo il tempo è poco e voi siete 10.000 persone da inserire nella Cripta e a cui far fare il Salto. Se ci sono domande, vi prego, fatele ora.
– Per quanto dovremo restare lì? – chiese una donna, mentre sollevava il figlio in braccio.
– Non c’è un tempo preciso. La Federazione sta ancora cercando di colonizzare la Luna e Marte e, quando ci saranno i primi risultati apprezzabili, potremo cominciare ad andare a vivere lì. Tuttavia – aggiunse, alzando un dito e fermando la donna, – è stato deciso che la durata massima di permanenza nella Cripta sia di 10 anni. Dopo di che verrete svegliati e reinseriti nella società. Nel frattempo altre persone saranno entrate nella Cripta e questa rotazione permetterà al nostro pianeta, così stanco, di poterci ospitare senza soffrire eccessivamente delle nostre richieste.
Si carezzò la barba bianca e ispida e guardò le persone davanti a lui: erano tutte in silenzio, spaurite, indecise sul da farsi.
– Lasciate che ve la metta così, signore e signori: preferite una vita lì fuori, al freddo, con poco cibo, poche risorse, costretti a temere i predoni e le malattie o preferite addormentarvi, vivere una vita senza rischi, intensa, e risvegliarvi in un mondo nuovo? Magari non perfetto, ancora, ma sicuramente migliore di quello che avete lasciato.
Alcuni annuirono, soprattutto quelli che avevano figli o parenti anziani. Andava sempre così, erano i primi a cedere, perché erano coloro che avevano di più da perdere. Cominciarono a scrivere sui fogli, a consultarsi a vicenda, a confrontare le diverse realtà del Salto e a mettersi d’accordo su quale scegliere. Norman J. Winston si sedette dietro il tavolo di marmo bianco e prese il timbro da apporre su tutte le pratiche, se compilate correttamente. E attese. I primi arrivarono dopo dieci minuti: era una famiglia di quattro membri, due bambini di cinque e otto anni; avevano scelto la realtà fiabesca, dove vivere come mercanti nella capitale del regno, sotto la guida del valente Principe Buono. Il professore universitario e la sua signora avevano scelto, ovviamente, il Rinascimento, dove si sarebbero stabiliti come due educatori a corte. La coppia appena sposata aveva scelto la replica della Terra, una scelta bizzarra, ma erano felicemente innamorati e, evidentemente, dovevano ritenerlo sufficiente. I due ragazzi giovani avevano deciso che la loro sarebbe stata una vita sui campi di battaglia della Guerra Galattica, dove sarebbero stati eroi al servizio della Federazione, nella spietata battaglia contro gli Alieni della galassia di Nimoy. Le pratiche si accumulavano, sul tavolo, e il rumore del timbro che batteva sui fogli risuonava, ritmicamente. A ogni colpo una famiglia, una persona, una coppia, due amici, si spostavano oltre la porta con la grossa luce rossa in cima e venivano accolti dagli scienziati che li preparavano al Salto e li adagiavano nella Cripta. Fu solo dopo molte ore che Norman J. Winston si trovò davanti a un’ultima pratica, quella di una giovane ragazza dai capelli rossi, il volto spruzzato di efelidi e l’evidente tensione negli occhi.
– Ma lei… – cominciò a dire, poi si morse il labbro inferiore.
– Dimmi pure, ragazza.
– Lei resta qui?
– Sì, io resto qui.
– E come mai? Voglio dire, tutti noi possiamo avere questa vita nuova e lei rimane sulla Terra, con tutti i problemi?
Sorrise, un po’ commosso dal pensiero della ragazza, e poggiò il timbro, intrecciando le dita.
– Sì, è questa la mia condanna.
– Condanna? – chiese la ragazza, dubbiosa.
– Vedi – si sporse e lesse il nome sulla pratica, – Brigitte: sono stato condannato a morte più o meno sei anni fa.
– Per quale motivo… – di nuovo si fermò e lo osservò, preoccupata.
– Perché ho fatto saltare in aria un palazzo di ventotto piani e ucciso oltre duemila persone, con quelle bombe – lei non disse niente, ma lui le leggeva negli occhi la sorpresa e la curiosità morbosa. – Ero un idealista. O almeno così mi consideravo, a quei tempi, e avevo deciso che, poiché i politicanti non ci ascoltavano, dovevo fare qualcosa per attirare l’attenzione, la loro e quella del resto del mondo.
– Ma ha ucciso delle persone…
– Sì. E me ne pento. Ma ai tempi non lo reputavo qualcosa di così spregevole, se il fine era superiore alla perdita – respirò a fondo e si sporse in avanti, guardandola negli occhi. – Il fine, ragazza mia, è quello che conta. Sempre.
Lei non disse nulla e annuì, silenziosamente. Lui la guardò ancora per un minuto buono, prima di dare un’occhiata alla sua pratica.
– Hai scelto il viaggio al centro della Terra, eh?
– Sì, signore.
– Brava ragazza. È il mio preferito – disse, sorridendo.
Le fece un cenno con il capo e lei si diresse alla porta, che si aprì con un soffio. Dall’altra parte due scienziati, con i loro camici, le cartelline e gli scanner portatili la attendevano, annoiati e stanchi. Si fermò, prima di entrare, e gli lanciò un’occhiata.
– Mi dispiace che debba restare qui – disse. – Deve essere triste vedere le persone che se ne vanno, felici, mentre si rimane in questo brutto mondo sovraffollato, con i brutti ricordi.
Norman J. Winston non disse nulla, passandosi un dito sulle labbra, poi sorrise, affettuoso.
– Ti ringrazio, Brigitte. Ma credimi, questa non è neanche la parte peggiore del mio lavoro.
Lei non rispose e si limitò a fare un cenno di saluto con il capo, la porta le si chiuse alla spalla e lui si poggiò allo schienale della sedia, sospirando.
Passarono ancora un paio d’ore e la porta si aprì ancora, per far entrare uno degli scienziati che si avvicinò al tavolo e lo distolse dai suoi pensieri.
– Siamo pronti per il Salto – disse.
Norman J. Winston annuì e si alzò, per seguirlo nella Cripta, passando sopra cavi e accanto a schermi giganti e a decine di computer. C’era odore di disinfettante e di elettricità, nell’aria, mentre scienziati e tecnici di laboratorio si passavano informazioni e dati. Si fermò davanti a una torretta che sbucava dal terreno, con un grosso pulsante in cima, si guardò con il capo del laboratorio, che gli diede il via libera alzando il pollice. Premette il pulsante e una piattaforma nascosta nel terreno si sollevò, pigramente, ronzando e lo portò alla passerella in cima, che attraversò con passi sicuri e veloci. Voleva finire in fretta e andarsene da lì quanto prima. Tre giorni dopo ci sarebbe stato il gruppo 155 e voleva passare più tempo possibile fuori da lì. Dalla passerella arrivò alla vetrata che dava sulla Cripta: 10.000 capsule in vetroresina e metallo e cavi e fili e luci e tubi e miracoli tecnologici che contenevano altrettante persone. Tutte sedate, tutte alimentate da un tubo gastroesofageo che conduceva direttamente allo stomaco. Tutte riscaldate da un sistema di ventilazione che poteva raggiungere temperature estremamente elevate. Tutte in attesa di un Salto che non li avrebbe portati in un mondo fantasy o in una guerra virtuale o in una simulazione della loro stessa vita.
Un Salto che non ci sarebbe stato mai.
Ripensò a Brigitte, al suo dispiacere perché lui doveva rimanere su quella Terra così inospitale, mentre loro si godevano quello che lui gli aveva promesso. Ripensò al fatto che quella, come le aveva detto, non era la parte peggiore del suo lavoro. Anzi, per certi aspetti, la invidiava perché lei, in questo momento, era addormentata, in attesa di risvegliarsi sul Nautilus.
La parte peggiore del suo lavoro pendeva dal suo collo ed era la chiavetta per il Salto. Quella che gli venne data il giorno in cui la sua condanna a morte era stata commutata in questo ruolo ingrato.
– Perché io? – aveva chiesto.
– Perché il fine è quello che conta, professor Norman J. Winston – aveva risposto l’Alto Concilio della Federazione. – Perché il mondo sta morendo e dobbiamo prendere tempo. Perché per salvare tanti, dobbiamo sacrificare pochi.
– Perché io? – aveva ripetuto, mentre la chiave gli veniva posata sul palmo della mano aperta.
– Perché duemila persone sono stato l’inizio di tutto, professore. Perché lei ci ha aperto gli occhi e ci ha fatto vedere la strada che ci rifiutavamo di vedere. Perché lei salverà tutti noi e lo farà nell’unico modo possibile. Perché il fine, professore, è quello che conta.
Prese la catenella e guardò quella chiave corta e tozza: la base esagonale si adattava perfettamente alla serratura posata sulla tastiera che aveva davanti. La infilò all’interno e le luci della console si accesero, mentre le macchine della Cripta cominciarono a stridere, come treni pronti a partire, insensibili a chi corre sul binario, cercando di non perderli.
Ripensò a Brigitte. Invecchiando cominciava a essere più sensibile? Forse era il caso di evitare i contatti con le persone che venivano nella Cripta. Doveva cominciare a proteggersi, perché non poteva permettersi debolezze.
Ripensò a Brigitte e alle sue lentiggini. Al suo labbro morso e ai suoi capelli rossi.
Poi premette il pulsante, digrignando i denti.
L’acido molecolare venne riversato lungo i tubi gastroesofagei e cominciò a corrodere i corpi da dentro. Nessuno si svegliò urlando, le droghe di cui erano imbottiti erano troppo potenti. La Cripta però continuava a stridere, come se le urla delle diecimila persone che venivano uccise si incarnassero nei suoi motori, nei suoi ingranaggi.
Premette il secondo pulsante e il calore delle bare cominciò ad aumentare. Un denso fumo si sollevava e gli aspiratori lo buttavano fuori, disperdendo l’odore di carne e sangue e chimica.
Tre minuti e ventotto secondi e diecimila persone erano scomparse dalla faccia della Terra.
– Il gruppo 154 ha fatto il salto – disse, prendendo la cornetta dalla consolle e parlando con il responsabile del laboratorio. – Preparate tutto per il gruppo 155.
La sua voce tremò, per un attimo, e lui si tese. Che lo avessero sentito?
– Va tutto bene, professore? – chiese la voce dall’altra parte del telefono.
– Va tutto benissimo.
– Ha forse qualche problema?
– Nessun problema.
Mise giù il telefono, tagliando le comunicazioni. Inspirò a fondo due, tre volte, mentre cercava di riprendere il controllo di se stesso.
Nessun problema. Il fine è quello che conta.
Una solitaria lacrima cadde sulla consolle.

__________
Fabrizio Casu “Zen”
Nasce a Sassari, studia a Pisa, si innamora a Bologna, fa casino per il resto del mondo. Trenta e qualcosa, distratto, indeciso, buffo (come un pagliaccio). Ha scritto un libro che qualcuno gli ha pubblicato e qualcun altro gli ha comprato (lo trovate qui: www.blonk.it). Lo si può trovare in giro per la rete e scrive ancora qui: After Zen

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...