Tre procedure

di Stefano Amato

…ecco, “toglimi la musica dalla testa” dici tu, d’accordo, dico io, se ne può parlare, sei venuto nel posto giusto, non mi chiamano Orecchinuove per caso. Me lo sono meritato quel soprannome, me lo sono guadagnato sul campo, come si suol dire, a forza di togliere la musica dalla testa delle persone, correndo anche grossi rischi, come puoi immaginare, perché togliere la musica dalla testa delle persone è illegale, lo sai bene, no? Anzi, magari lo sai più che bene, magari ti mandano quelli del governo per incastrarmi, ma come vedi io mi fido di te, e quindi tu ti devi fidare di me. “Toglimi la musica dalla testa” mi hai detto – se ne può parlare, ti ho detto io, o mi sbaglio?
Vediamo le braccia, solleviamo questa manica, ecco, hai già provato la silenziatrice, lo sapevo, tutti quelli che vengono da Orecchienuove hanno già provato la silenziatrice, è normale. Fai un’iniezione e la musica se ne va dalla testa per un quarto d’ora, peccato che da allora non puoi più fare a meno del silenzio, e prima che te ne rendi conto sei dipendente dalla silenziatrice, guarda, il tuo è un caso da manuale, ne ho conosciuti a centinaia come te. Ora sdraiati, devo farti qualche domanda. Certo che viviamo in un mondo strano, non sei d’accordo? Prima le persone hanno una gran paura del silenzio e fanno di tutto per toglierselo dalla testa, e quando dico “di tutto” so di cosa parlo, tu non eri ancora nato – aspetta, sdraiati più in alto, ecco, così – quando ero piccolo io se volevi ascoltare un po’ di musica dovevi infilarti nelle orecchie degli aggeggi chiamati auricolari. Una cosa scomodissima, ma tanta era la paura del silenzio che vedevi dappertutto gente con quei cosi nelle orecchie, mentre correva, mentre passeggiava, mentre andava al lavoro, mentre mangiava, una cosa da pazzi. E ora eccoci qua, di nascosto, a cercare di ripristinarlo, il silenzio. Aspetta, devo chiedertelo: soldi ne hai? Perché la procedura costa, e molti dipendenti da silenziatrice pensano che Orecchienuove sia un ente no profit, un paladino del silenzio, tipo. Guarda, te lo dico subito, io sono paladino solo di me stesso, quindi o hai i soldi, oppure ci salutiamo qui. Ehi, che modi, che bisogno c’è di fare così? Vabbè, c’è di peggio nella vita che raccogliere soldi dal pavimento. Buffo, stavo pensando: un tempo si diceva che il denaro sarebbe scomparso, e invece eccolo ancora qui fra noi, bei biglietti di canapa che non hanno mai fatto male a nessuno. Chi avrebbe immaginato, al contrario, che un bel giorno in California quel coglione avrebbe brevettato un affare che s’innesta nella testa e trasmette musica ventiquattro ore su ventiquattro? E tutti, in massa, a svenarsi per farsi impiantare quell’attrezzo nel cervello. Era la moda del secolo. Come abbia fatto, poi, qualcosa di facoltativo a diventare obbligatorio, nessuno lo sa. Cioè, è lo… lo… lo… lo zeitgeist, cambia il modo di pensare, le multinazionali ci mettono lo zampino, spunta una proposta di legge, qualche anno di propaganda, ed ecco, all’improvviso per ottenere un po’ di sano silenzio ti tocca infrangere la legge. Tutto a un tratto ti ritrovi a farti impiantare una memoria appena nato, in ospedale, come se fosse un vaccino. Con la scusa che è per il tuo bene, e per la sicurezza nazionale, e tutte quelle fesserie.
Ok, tornando a noi: questi sono un mucchio di soldi, non voglio sapere dove li hai presi, ma devo chiederti che tipo di procedura vuoi. Mmmh, andiamo bene. Vabbè, di solito non tollero ignoranza, ma con tutti questi soldi ti meriti il menù. Allora, c’è la procedura base, cioè quella che scelgono di solito i dipendenti da silenziatrice perché non possono permettersi altro, in pratica prendo la playlist notturna e te la espando su tutte le ventiquattro ore, e questo è quanto di più vicino al silenzio i drogati possono permettersi. Ok, ok, come non detto, dovevo comunque dirtelo, è la prassi, non c’è bisogno di arrabbiarsi. Poi c’è la procedura avanzata, è un po’ più complicata da spiegare, se venivi preparato risparmiavamo tempo, ma vabbè, fa niente. Dunque, c’era una canzone di John Cage, un tempo, che poi è stata messa al bando. E ti credo: erano quattro minuti e trentatré secondi di puro, pericolosissimo silenzio. Musica d’avanguardia, la chiamavano. Comunque, io non faccio altro che formattarti la memoria e sostituirla con un loop infinito di quella canzone. Un paio d’ore, e tu torni ad ascoltarti pensare, che ne dici? Devo avvertirti però che mentre con la prima procedura ce la caviamo con una multa, con la seconda te ne vai dritto all’ospedale, dove non solo quei buontemponi ti ripristinano la playlist, ma ti aumentano anche il volume, così, tanto per gradire (quello che fanno a me meglio che non te lo dico). Sì, sì, tranquillo, le statistiche sono a nostro favore: di John Cage, come io chiamo quelli che si sottopongono alla seconda procedura, ne scoprono circa uno su cento. Questa è la buona notizia. La cattiva è che le ultime novantanove procedure sono andate lisce, ah ah ah! Ok, scusa, lo faccio per sdrammatizzare. La terza e ultima procedura è anche quella definitiva: in parole povere ti apro la testa, ti estraggo fisicamente la memoria, la butto nella spazzatura, ti ricucio il cranio e amen. Sì, è un po’ invasiva come procedura, ma d’altronde che diritto hanno loro di infilarti del silicio nella testa e trasmetterti musica ventiquattro ore su ventiquattro? Cioè, uno avrà pure diritto a un po’ di silenzio, no? Come dici? Oh, io per me ho preferito la procedura numero due. Anche perché, devo dirtelo, con la terza dovrai dire addio a un sacco di cose, non potrai prendere mezzi pubblici, entrare negli uffici governativi eccetera, altrimenti ti scoprono al volo che nella testa ti manca qualcosa e apriti cielo, rischi di non raccontarlo a nessuno, non so se mi spiego. Ma ripeto, questi sono un sacco di soldi, tu mi dici quale procedura vuoi, e io eseguo. Vuoi pensarci un po’ su? Vuoi che ti lascio da solo a rifletterci? Ok, fai pure con calma, io vado a posare i soldi, tu resta pure sdraiato. Che storia, ragazzi: prima facciamo di tutto per evitare il silenzio. Adesso facciamo di tutto per averne un po’. Dico io, se lo avessimo apprezzato quando ce l’avevamo, ci saremmo risparmiati un sacco di noie. Lo diceva pure una canzone, quand’ero piccolo io: Enjoy the silence, goditi il silenzio. Appunto, dico io. Ma bando alle ciance, torno subito, nell’attesa tu mettiti comodo, non so, ascolta un po’ di musica, ah ah ah! Come, scusa? Aspetta un attimo. Cos’è, uno scherzo? Oh, no. Merda, lo sentivo che eri uno sbirro. Ascolta, forse possiamo metterci d’accordo. Posso pagare. Ti prego, no. Ti prego. Ti prego. Ti pr…

__________
Stefano Amato
È nato e vive a Siracusa. Ha pubblicato racconti e romanzi. Lavora in una libreria.
Stefano Amato

Annunci

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...