Alta Scuola Per Bambini

di Rosalba Cocco “maestrarosy”

Sara e Marco misero a dormire i bambini, rimboccarono le coperte, attivarono la videosorveglianza collegata alla loro stanza da letto che in caso di problemi li avrebbe svegliati, selezionarono un racconto del Buon Sonno, quello preferito dai bambini, e augurarono loro la buonanotte con un bacio sulla fronte: “Domani sarà un giorno importante, dormite bene e fate bei sogni”.
I bambini si scambiarono uno sguardo complice, sorridendo si aggiustarono i cuscini e si coprirono con le lenzuola fino al volto.
Tornarono in soggiorno, giusto in tempo per l’inizio del documentario “L’era spaziale” prodotto dalla BBC, un poco di riposo dopo la faticosa giornata: tra il lavoro, la casa e i bambini, non c’era mai un attimo di tregua. S’inabissarono nel divano concentrandosi sul programma tv.

Era incredibile come il tempo fosse passato così in fretta dallo sbarco sulla Luna fino alla conquista di Marte. La storia sembrava ripetersi come la prima volta, nessuna forma di vita o materiale utile alla Terra era stato trovato, in compenso ne avevano giovato i trasporti interplanetari.
Già da alcuni anni era possibile anche per i civili poter trascorre almeno un giorno nella stazione orbitante attorno alla terra, la sostituzione della ISS con una stazione grande dieci volte tanto, la POS (Planetary Orbiter Station), aveva permesso di trasferire lassù l’attività di tutti gli enti spaziali: il via vai dalla Terra era ormai quotidiano. La velocità raggiunta negli spostamenti aveva così reso disponibile nuovo spazio sia sulla Luna sia su Marte e consentito di trasferire buona parte dell’enorme accumulo di materiali inerti presenti sulla Terra. Un fatto, quest’ultimo, che aveva creato non poche polemiche a livello mondiale, imposto dai venti stati membri più influenti del Consiglio Mondiale delle Nazioni. Il rischio di contaminazione era stato dichiarato nullo, ma la comunità scientifica si era divisa, molti scienziati avevano accolto la notizia con inquietudine, lanciando strali sull’imminente fine del sistema solare.
Tra un ragionamento e l’altro si fece tardi anche per loro, l’indomani toccava a tutti alzarsi prima in vista dell’evento, così si misero a dormire, controllarono che i sensori vigila-sonno fossero attivi e tutto si ammantò di silenzio.
La sveglia suonò presto per i gemelli. Jacopo e Leda, abituati com’erano a dormire senza orari, si stropicciarono gli occhi domandandosi cos’era quell’odiosa novità. La mamma li rassicurò abbracciandoli e li condusse in cucina dopo averli entrambi aiutati a lavarsi e indossare la divisa, non dimenticò di appuntare il chip elettronico che permetteva di sapere in ogni momento dove e con chi stavano i suoi bambini.
Mangiarono allegri e nessuno disse nulla di ciò che li attendeva di lì a poco. D’altronde i bambini erano preparati da tempo e in modo adeguato all’esperienza che li attendeva: il primo giorno di scuola era solo una formalità, i continui collegamenti attraverso la Rete Protetta avevano permesso loro di sperimentare alcune lezioni con i futuri insegnanti, di capire già quali materie avrebbero scelto per il loro curricolo.
Leggere e scrivere con i moderni metodi di apprendimento avrebbe richiesto appena un mese: era sufficiente indossare il guanto-meccanico e avrebbe guidato lui per un periodo, l’importante era, come aveva spiegato l’ingegnere che aveva progettato il sistema, non irrigidire troppo il braccio ma lasciarlo morbido, tempo qualche settimana e quei gesti sarebbero diventati la routine. Così dal guanto si sarebbe potuti passare alla penna-intelligente, che individua subito gli errori e li cancella in automatico, non prima di aver indicato al bambino lo sbaglio e avergli mostrato la correzione.
A quel punto non restava che scegliere il proprio percorso secondo le inclinazioni e ritrovarsi nelle classi di appartenenza.
I genitori avrebbero ricevuto direttamente a casa il rapporto sul rendimento scolastico: se i bambini progredivano in modo sostenuto avrebbero persino potuto saltare una classe, se invece rallentavano c’erano le cosiddette classi parallele, stando più ore a scuola si poteva fare un robusto ripasso delle cose dimenticate, ciò avrebbe richiesto il fermarsi alcuni mesi in una classe diversa ma di solito sul finire dell’anno il gruppo si ricompattava.
Puntuale alle otto, ma in anticipo rispetto all’orario solito, arrivò il servizio navetta collettivo che avrebbe accompagnato i bambini a scuola e i genitori a lavoro. Quel giorno faceva un percorso straordinario perché il ritorno a scuola dei bambini della zona richiedeva più tempo e naturalmente i genitori dei più piccoli volevano trattenersi qualche minuto per accompagnare i figli almeno all’ingresso della scuola. Poi un’addetta all’accoglienza avrebbe pensato a tutto: accompagnare i bambini in aula, aiutarli nelle primissime incombenze e familiarizzare con il nuovo ambiente.
La scuola era un edificio antico costituito da un solo piano, con solide mura di pietra e molto curato. Ristrutturato di recente, era concepito completamente a misura dei bambini, pensato per loro emanava fantasia perfino dai muri, dove scorrevano le immagini dei personaggi delle fiabe classiche, ma anche le storie di successo scolastico dei bambini che la scuola l’avevano finita da un pezzo.
Gli anditi erano percorsi da file di tavoli-monitor, dove i bambini, durante le frequenti pause, con un semplice comando vocale, trovavano i loro libri preferiti, i giochi educativi, o potevano fare un saluto a mamma e papà, sempre attraverso la Rete Protetta.
Neppure l’ora della merenda era un problema, la mamma da casa aveva impostato la scelta di un semplice menù indicando anche gli ingredienti, ogni bambino in possesso del codice personale ritirava direttamente a scuola la sua merenda senza rischi per la salute.
E così, la mattina continuò velocemente in un turbinio di novità, tra una visita ai laboratori e quella alla nuova classe, apparentemente dotata di comuni banchi, era sufficiente accedervi e s’illuminava completamente rivelando moderni monitor interattivi regolabili all’altezza dei bambini. Il momento culminante fu quello della conoscenza della maestra che avendo più classi prime da seguire in contemporanea compariva sotto forma di ologramma tra i gruppi di bambini. Si trattava di una giovane insegnante, reclutata qualche anno addietro tra le più promettenti neolaureate della Facoltà di Didattica Virtuale Formativa. Sobria ed elegante trasmetteva sicurezza anche nella versione olografica.
I giorni passavano e i bambini tornavano a casa carichi di nuove esperienze che raccontavano con dovizia di particolari: non solo imparavano a scrivere e a leggere, ma si divertivano ad accudire gli animali domestici negli attrezzati spazi esterni, coltivavano un piccolo orto, partecipavano al laboratorio di cucina, frequentavano la palestra e praticavano lo sport per il quale erano più portati.
Leda si lamentava anche delle compagne così lontane dal suo banco-monitor con le quali le sarebbe piaciuto scambiare qualche parola in più durante le attività. Jacopo invece, più silenzioso, andava avanti a passi spediti, con la differenza che dopo i compiti, fatti a pomeriggio inoltrato, si ritirava misteriosamente in camera a giocare. Sara e Marco erano molto curiosi di questo strano comportamento, la sera lui era solito ritirarsi nell’osservatorio astronomico nel sottotetto, ma da un po’ di tempo aveva smesso.
Turbati, cominciarono a sorvegliare discretamente.
Presero a osservarlo attraverso il circuito interno di controllo e si accorsero che ogni giorno tirava fuori dalle tasche dei minuscoli foglietti e una piccola matita, con lentezza e precisione si esercitava nella scrittura, smetteva, si fermava, contemplava le minuscole lettere, poi riprendeva sorridente e appagato il suo lavoro. I genitori erano stupefatti, da tanto tempo ormai non circolava carta e meno che mai si vedevano in giro matite di grafite.
Da chi aveva avuto Jacopo quei materiali e in che guaio si sarebbe cacciato a scuola se ciò si fosse venuto a sapere? Ma lo sguardo del bambino tra l’appagato e il trasognato impedì loro di turbarlo in alcun modo. In fondo non c’era nulla di male, loro stessi conservavano ben sigillata una vecchia scatola con i ricordi della scuola: resti di vecchi quaderni, penne colorate profumate, timbri di ogni forma, il tampone dell’inchiostro e una memoria piena di foto di allora. Se i bambini li avessero trovati chissà che cosa avrebbero pensato di quella scuola dalle pareti dipinte di verde, i banchi e le sedie di legno e metallo, la lavagna di ardesia, dove l’odore del gesso si mescolava a quello dell’inchiostro delle penne indelebili e della carta dei quaderni a righe e a quadretti. A quel tempo i bambini scrivevano seduti gomito a gomito e la chiacchiera era continua e incessante.
Meglio non dire nulla, meglio fare finta di nulla, era stata una grande fortuna essere ammessi all’Alta Scuola Di Formazione Per Bambini, altrimenti sarebbero dovuti andare nella Scuola Di Formazione Di Secondo Livello dove le strutture e i metodi non erano certo all’avanguardia come in quella Alta. Meglio controllare con discrezione e lasciare che a Jacopo passasse da solo la voglia di esercitarsi con le mani.
Qualche tempo dopo, dalla scuola giunse, tramite mail della Rete Protetta, un messaggio che recitava: “Gentili Genitori siete convocati tramite Rete Protetta alle ore diciotto di sabato 23 p.v., per discutere di una questione che riguarda Vostro figlio Jacopo. Certi che non mancherete all’appuntamento per il suo bene, porgiamo Cordiali Saluti” F.to Il Team Educativo dell’Alta Scuola Di Formazione Per Bambini.
Si guardarono tristemente: l’ora della verità era giunta. Far finta di nulla non era bastato, chissà che provvedimenti aveva in mente la scuola. Occorreva un piano B. Marco e Sara si guardarono perplessi, nessuno dei due aveva mai pensato a un piano B per la scuola. Forse era proprio ora di farci un pensierino serio.
Sabato arrivò in fretta, si accomodarono nello studio, i bambini erano ancora in giardino e sarebbero stati lì ancora un po’ prima dell’ora di cena. Attivarono il collegamento e dalla scuola risposero immediatamente, li stavano aspettando. Dall’altro capo in video-collegamento c’erano la maestra e il Direttore. Salutarono cortesemente e la maestra andò diretta alla questione. Raccontò che qualche giorno prima Jacopo era stato sorpreso con alcuni ritagli di carta scritti a mano libera che mostrava orgogliosamente ai compagni. Chiese ai genitori se erano al corrente che il programma dell’Alta Scuola sconsigliava espressamente di contaminare il metodo proposto con l’utilizzo di strumenti ormai considerati vetusti e perfino deleteri per i bambini. Sara e Marco riferirono di aver avuto la sensazione che c’era qualcosa di strano, ma di non aver mai percepito nulla di quanto accadeva. La maestra disse che non ci sarebbe stato nessun provvedimento, ma se la cosa avesse dovuto ripetersi l’eventualità dello spostamento del bambino in altra struttura sarebbe diventato un fatto concreto. Sara e Marco s’impegnarono formalmente a risolvere la questione entro breve tempo.
Chiusero la comunicazione e si guardarono ancora con preoccupazione. Un bel dilemma si trovava lì davanti a loro e nessuna idea per uscirne fuori, come si diceva un tempo, salvando capra e cavoli.
L’indomani sarebbe stato domenica, un giorno in più per pensare e vedere di risolvere questa situazione pazzesca: rischiare di perdere la frequenza all’Alta Scuola per qualche letterina!

La solita suoneria musicale della domenica diede il buongiorno ai bambini che arrivarono in cucina affamati. Si sedettero al tavolo della colazione mangiando con gusto, le briciole circondavano le tazze e Jacopo cominciò a tracciarvi dei segni con l’indice, Sara se ne accorse, gli bloccò la mano e chiese cosa stava facendo, lui si schernì e sviò il discorso con la richiesta di altro latte. Il segreto era svelato e il bimbo ne era consapevole, gli occhi gli si riempirono di lacrime e guardando la mamma, e sembrò farsi ancora più piccolo. Lei lo circondò con le braccia e gli disse sottovoce che tutto si sarebbe risolto.
Salì in soffitta e andò a prendere la scatola sigillata, la aprì e ne mostrò il contenuto ai bambini. Leda si fece rossa e guardando il fratello gli ricordò che lo aveva avvisato. Sara dal fondo della scatola tirò fuori un quadernetto giallo, sulla copertina c’era scritto in bella grafia “Una storia di scuola”. Cominciò a leggere, il suo viso si dipinse con un sorriso lieve, alla mente le tornarono quegli anni di scuola, si materializzò davanti ai suoi occhi una bambina che amava la scuola e che mal tollerava le regole, ma che con gli anni aveva capito e imparato. Pensò che Jacopo era come quella bambina, aveva solo bisogno di tempo poi avrebbe trovato la sua strada.
Il bambino si fece pensieroso, guardò la mamma e aggiunse che tutti i compagni scrivevano di nascosto, qualcuno addirittura disegnava anche, altri ancora lo facevano con l’aiuto dei genitori. Sara era sbalordita, mai avrebbe pensato che ancora ci fosse chi scriveva a mano libera, ma in fondo questa era una buona notizia, significava che del passato non tutto era perduto.
Da allora trascorse un periodo tranquillo. Jacopo si era rassegnato a mettere da parte il suo talento manuale e i genitori segretamente speravano che prima o poi da adulto lo avrebbe recuperato. Non sarebbe stato né il primo né l’ultimo a veder spuntare capacità che l’educazione rigida aveva represso.
Ma a loro insaputa una silenziosa rivoluzione cresceva. Insegnanti e Dirigente dell’Alta Scuola erano impegnati in una caccia al fogliettino vergato a mano senza precedenti. Inutili erano stati i tentativi di tenere sotto controllo una faccenda che aveva ormai superato i muri di confine della scuola per contagiare tutto il sistema scolastico. Prima timidamente, poi con maggior convinzione la stampa online e i media raccontavano dei misteriosi ritrovamenti di carta: foglietti incollati nei buchi delle serrature delle porte, negli interstizi delle tastiere dei computer, sotto ai tavoli-monitor, perfino dietro la tavola dei water e ovunque ci fosse un piccolo anfratto si poteva trovare un messaggio dei bambini.
Così ci fu un giorno in cui il Ministero per la Formazione non poté far più far finta di nulla e neppure allontanare i piccoli intemperanti bastò più, divenne necessario affrontare la situazione con tutta l’autorevolezza di cui disponeva. Con tutta evidenza qualcosa nella progettazione dei nuovi percorsi sperimentali di apprendimento della lettura e della scrittura era andato storto, la convinzione che i bambini non avessero più necessità di impugnare la matita e di poter essere educati attraverso il guanto-meccanico prima e con la penna-correttiva poi si era rivelata un colossale errore. Nessuno aveva fatto i conti con la curiosità dei bambini. Era dall’avvento dei Nativi Digitali che non si registrava un comportamento così anomalo nelle scuole.
Il Ministero fu così costretto a correre ai ripari, fece di necessità virtù e riesumò una scoperta di qualche anno addietro ritenuta inutile, un anonimo ricercatore aveva trovato il modo di riutilizzare le fibre degli abiti usati, dopo averli ridotti in poltiglia li miscelava con alcune sostanze di cui non aveva rivelato il nome ottenendo un foglio molto sottile simile alla carta, la cui produzione era terminata da vent’anni a causa di un tarlo-roditore che aveva mangiato tutte le foreste a destinate alla sua produzione.
Nel giro di poco tempo, alle normali aule dotate di tavoli-monitor ad attivazione vocale si affiancarono le aule per la scrittura molto simili a quelle di un tempo, i bambini potevano scegliere in quale modo imparare a leggere e a scrivere: quasi tutti chiesero di imparare in tutt’e due i modi, tanto le lettere dell’alfabeto erano sempre le stesse con entrambi i metodi.
E Jacopo, chiederete voi…
Jacopo è diventato uno scrittore per bambini e un bravo disegnatore, ha aperto una casa editrice e pubblica libri di carta-stoffa e libri in formato elettronico. Tanti quanti sono i gusti al mondo.

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Rosalba Cocco “maestrarosy”
Nel mondo del lavoro approda da subito come maestra, prima Infanzia e poi Primaria. Da tre anni cura un blog di didattica con sporadiche incursioni nella scrittura di racconti e filastrocche per bambini. Dicono di lei che prima o poi farà saltare in aria la scuola coi suoi esperimenti scientifici, e un po’ è vero perché ho un animo sovversivo.
Crescere creativamente

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 1. ennesimo ebook. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Alta Scuola Per Bambini

  1. Rosalba ha detto:

    Grazie Many!

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