Un racconto inadeguato

di Gianluca Chiappini “chiagia”

Se fossero esistiti ancora i giornali, il mattino dopo, i titoli cubitali avrebbero parlato di un evento sorprendente e inaspettato. Mentendo, in verità, perché le avvisaglie di una catastrofe mondiale erano chiare a tutti da mesi, se non addirittura da anni.
Almeno da quando, alla fine del 2020, i governi di tutti i Paesi del mondo si erano riuniti nel Congresso di Kuala Lumpur per trovare una soluzione ai noti problemi: l’esaurimento dei combustibili fossili, l’inadeguatezza dell’energia nucleare, l’inquinamento che soffocava le città.
Erano rimasti chiusi nel lussuoso albergo per cinque settimane, consumando peraltro importanti quote di quello che restava di energia e cibo, per concludere infine con l’Appello Comune, l’unico straccio di documento sotto il quale tutti furono d’accordo ad apporre la loro firma.
La gente doveva limitare i consumi, dissero. Il divieto dell’uso delle automobili per motivi non autorizzati si sommava al già deciso blocco di bus, aerei e treni e avrebbe reso di fatto impossibile ogni possibilità di spostamento. Le scuole venivano sospese a tempo indeterminato e quasi tutte le fabbriche, escluse le rimanenti centrali elettriche, dovevano fermare la produzione. Le attività commerciali dovevano essere limitate alle ore di luce.
Nei mesi successivi all’Appello Comune ci furono sommosse in molte parti del pianeta.
Caddero governi e spesso gli eserciti impegnarono preziose risorse nel mantenimento della calma. Alla fine la gente si adattò alla nuova situazione, che ben presto però rivelò tutta la sua fragilità…

“Signor Dick, mi scusi…”
Mi voltai di scatto e vidi la faccia imbarazzata di Roy. Che anche se era indubitabilmente il mio Nexus preferito non aveva ancora capito che mai e poi mai mi doveva interrompere mentre scrivevo. Sembrò incurante del mio fastidio e prese ad elencare le incombenze della giornata, a partire dal racconto che dovevo finire entro sera.
Nella stizza del momento mi sfuggì che stavo lavorando proprio su quel racconto quando mi aveva disturbato. Me ne pentii subito, anche perché sapevo che a quel punto mi avrebbe chiesto di leggerlo e poi avrebbe, come ogni volta, commentato in modo straordinariamente preciso e fastidioso tutte le mie incongruenze.
Il fatto di essere stato sui bastioni di Orione e in mezzo universo prima di venire a casa mia non era stato sufficiente a dotarlo della necessaria empatia per capire la suscettibilità di uno scrittore.
Stavolta ebbe da ridire sulla poca credibilità – ingenuità, la definì – di un mondo così incapace di indirizzare le proprie risorse verso la ricerca di fonti energetiche alternative, di controllare l’inquinamento. Un mondo così stupido da autodistruggersi. E poi addirittura vidi spuntare un risolino sulle sue labbra quando lesse che nel duemila si utilizzavano ancora le auto a benzina.
Avrei voluto dirgli che quella si chiama fantascienza proprio perché parla di mondi diversi da quello in cui siamo noi, ma mi resi conto che aveva ragione. Quel racconto appariva così artificioso da non essere neppure divertente. In ogni caso non era all’altezza della mia fama e andava eliminato.
Quando finalmente Roy si allontanò dall’oloschermo detti un’ultima lettura e infine lo cancellai con un battito delle ciglia. Poi, con un altro battito, scrissi al Many che per quest’anno non avrei partecipato.

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Gianluca Chiappini “chiagia”
Non usa i social network. Ha aperto il blog quando i blog erano già morti. Ignora cosa sia un tumblr. Non appena capirà come si estrae la tastiera si comprerà un iPad. Intanto le tavolette di creta se le fa trascrivere suLa Pipa di Magritte”.

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(marco manicardi)
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