Cinquant’anni fa

di Enrico Bergamini

Cinquant’anni fa, ero un ragazzo pieno di voglia di fare. Non mi faceva paura niente, neanche l’idea di dover lavorare tutta la vita. Pensavo che era meglio pensare a cercarsi un bel lavoro, che ti piaceva, perché tanto di andare in pensione non se ne parlava, a quei tempi là, perché si doveva lavorare almeno per cinquanta o sessanta anni filati e poi forse andavi in pensione, che poi era meglio se ti eri arrangiato tu con le cosiddette integrative, a voler davvero star tranquilli. Cinquant’anni fa, non usavo neanche la macchina per fare un favore al pianeta e per risparmiare qualche soldo. Bicicletta, scarpe e autobus. Qualche treno per i viaggi lunghi. Perfetto.
Avevo anche smesso di mangiare la carne, perché mi dispiaceva per le bestie che dovevano morire per finirmi nel piatto. Anche il pesce, avevo smesso, perché sono bestie anche i pesci, a modo loro. Anche le vongole, pensavo.
Mi immaginavo un futuro come nei fumetti, con città futuristiche, con uomini quasi immortali ed estremamente saggi, con macchinari fantastici a disposizione di tutti.

Quarant’anni fa ho iniziato a fumare perché con tutte le cose che mi stavano succedendo nella vita, ho pensato che dovevo far qualcosa per dare l’illusione della tranquillità al mio corpo e al mio cervello. Avevo iniziato con le sigarette poi sono passato ai sigari toscani che fanno meno male ma danno più fastidio alla gente intorno, che la odio tutta.
Quarant’anni fa mi sono sposato con una donna che mi sembrava la femmina più bella del mondo, la più intelligente e a volte anche la più simpatica.
Mi immaginavo un futuro come nei fumetti, con uomini quasi immortali ed estremamente saggi, con macchinari fantastici a disposizione di tutti.

Trenta’anni fa ho avuto un figlio, maschio, bello, sano e con un sorriso che a vederlo ti faceva scordare le cose brutte della vita. Nello stesso periodo mio padre si è ammalato di un male bruttissimo che si è tirato dietro per dieci anni.
Mi immaginavo un futuro come nei fumetti, con uomini quasi immortali, con macchinari fantastici a disposizione di tutti.

Vent’anni fa infatti è poi morto, mio padre.
Vent’anni fa è andata via di casa mia moglie, che era stanca di tutto. Mio figlio, era un bel bambino, sempre sorridente. È andato via con lei. La casa era rimasta a me, che adesso, da solo, mi era sembrata una casa enorme, anche se sono quattro stanze.
Mi immaginavo un futuro come nei fumetti, con uomini quasi immortali, con macchinari fantastici.

Dieci anni fa ho dovuto vendere la casa perché non avevo più un lavoro, e non avevo ancora la pensione e quindi per campare ho liquidato gli immobili, come mi ha detto il notaio.
Dieci anni fa ho trovato un piccolo appartamento in affitto, che condividevo con una ragazza giovane, che studiava e per mantenersi faceva gli Strip sul suo sito internet. Me la sarei fatta se mi avesse ancora tirato l’uccello.
Dieci anni fa ho smesso di fumare. Non avevo abbastanza soldi per permettermelo. Dovevo pagare l’affitto. Non trovavo da lavorare e non avevo ancora la pensione.
Mi immaginavo un futuro come nei fumetti, con uomini quasi immortali.

Cinque anni fa lo Stato mi ha dato ospitalità in una struttura per semi-anziani soli. Perché l’affitto non potevo più pagarlo e non trovavo da lavorare e non avevo ancora la pensione.

Oggi sono ancora qui nella struttura. Ho la mia stanza. Io sono ancora giovane e in forma. Ho solo 98 anni. Ho ancora un’aspettativa di almeno altri 40 anni. Di cui almeno 20-25 in autonoma totale.
Il mio presente ormai è il futuro che immaginavo, o quasi, come nei fumetti, con uomini quasi immortali e basta.

Mio figlio viene a trovarmi quando può, ma deve lavorare. Ha un contratto 24×6, con un giorno intero libero e il resto del tempo lo passa ad assistere una signora anziana non autonoma di 136 anni. È il business della nostra civiltà. Siamo tutti anziani se non vecchi. Ci caghiamo addosso, non stiamo neanche in piedi e facciamo fatica a masticare, ma siamo vivi, ci dicono. Ha anche trovato il tempo di sposarsi, mio figlio, ma con la moglie si vede poco, che lei fa assistenza in un’altra città. Si vedono poco, e per questo si vogliono bene, credo.
Poveretto, mio figlio, al giorno d’oggi, la carne , il pesce, la benzina, la macchina, sono cose che non devi neanche decidere tu se vuoi che facciano parte della tua vita o meno. Lui le ha solo sentite raccontare da me, e qualcosa lo ha visto quando era piccolino. Prima del crollo. Quando è venuto giù tutto il sistema. Di tempo, a crollare, ce ne ha messo un bel po’, a forza di metterci delle pezze ogni volta che saltava fuori una crisi economica mondiale. A forza di mettere delle pezze, il sistema mondiale è riuscito a fare finta di niente. E poi, via, tutto in un colpo. Due settimane e non c’era manovra o sistema che tenesse. Tutti disperati. Noi, qui in Italia, siamo stati fortunati. Eravamo già messi da ridere prima. Fuori dai giochi e dai tavoli importanti da un pezzo. Certi paesi come la Cina e il Brasile hanno avuto disordini, guerre e morti a causa di questo crollo, perché loro stavano bene e volevano starci ancora il più possibile bene. Noi che da un po’ di anni siamo diventati per il resto del mondo la Repubblica Autarchica d’Italia, ci siamo ritagliati il nostro spazio, e tra i paesi del terzo mondo siamo il più ricco. Abbiamo il turismo e la coltivazione della cipolla che ci salvano. Bisogna sapersi accontentare.

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Se stai leggendo questa lettera, significa che in questo momento io sono vivo ma non più in grado di intendere e volere. Ho perso consapevolezza di me e del mio esistere.
Non sono in grado di dirti quanto tempo è passato tra il momento in cui ho scritto queste righe e il momento in cui, adesso, tu stai leggendo. Come da accordi con le autorità, io ho preparato questa mia lettera di “Volontaria esclusione sistema V.I.T.A (Vestizione-Igiene-Terapia-Alimentazione)” affinché gli appositi addetti-volontari si occupino di me e della mia ultima volontà. Se ti hanno consegnato questa lettera ti avranno anche già dato le informazione per raggiungere la struttura in cui risiedo e chiudere la mia pratica.
Come da accordi, questa lettera è stata consegnata a te (mio figlio), agli addetti del sistema V.I.T.A, e al registro nazionale di storia popolare a testimonianza e ricordo di quello che ho vissuto.

In allagato ci sono le informazioni mediche del mio caso, il mio testamento e la liberatoria per l’uso di quanto scritto in questo documento.

In fede

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Enrico Bergamini
Nasce a modena nel 1972 e ancora non sa né quando né dove morirà, ma certamente morirà, gli hanno detto.

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Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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