La città spenta

di Gianni Sacchetto “john(jvb)”

La città non si spense tutta in una volta, no.
Prima fu qualche lampione di periferia o qualche insegna di negozio, nulla di preoccupante.
Poi i lampioni e le insegne iniziarono a spegnersi anche nel centro, e divenne all’ordine del giorno che qualche cinema dovesse rimborsare il biglietto d’entrata a qualche spettatore tradito dall’elettricità proprio sul più bello.
Però nessuno, ancora, si preoccupava veramente di quello che stava accadendo.
Quando però si spense un intero piano dell’ospedale, allora qualcuno iniziò a chiedersi cosa stesse veramente accadendo.
La risposta non tardò ad arrivare.
L’aeroporto si spense tutto, in un attimo, e solo per un miracolo non accadde una tragedia.
Poi casa dopo casa, palazzo dopo palazzo, tutto iniziò a spegnersi definitivamente.
Malati da spostare nelle città vicine, anziani rimasti chiusi in casa, per non parlare delle rapine favorite dal buio improvviso o dei saccheggi ovunque.
Così la città oramai completamente spenta venne abbandonata e si scatenarono le teorie più disparate sulla ragione di quel fenomeno.
Chi descrisse il tutto come riconducibile a cause puramente tecniche, altri invece invocarono la punizione divina per finire come sempre a qualche complotto mondiale ordito con la collaborazione degli alieni.
Semplicemente la città si era stufata degli uomini, di quelli che sputavano per terra o gettavano mozziconi di sigaretta ovunque come se i marciapiedi o le strade fossero degli immensi posacenere.
Ancor più insopportabili erano quelli che si fermavano a fare pipì sui muri per non parlare di chi gettava i rifiuti nel fiume che attraversava buona parte della città.
Così come una moglie sbatte fuori di casa il marito infedele, la città aveva cacciato gli uomini, incapaci di reagire allo scempio di quella che fino a pochi anni prima era la loro casa.

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Gianni Sacchetto “john(jvb)”
Nasce in provincia di Verona nel 1969, lì ci vive ancora, per lavoro disturba le persone telefonicamente, apparentemente cordiale, in realtà è falso e ipocrita.
newjohnontheblog

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(marco manicardi)
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