Io e Zaniboni

di Paolo Zerbinati

Ho allevato Mammuth su Marte e alle volte non ci credo nemmeno io. Mi pagavano in punti baratto. Ho la casa piena di stronzatine sintetiche e colorate, che cambiano forma in continuazione. E che cosa ci faccio se no coi punti baratto, ci compro mozzarelle blu?

Una volta al mercato della Terra, mentre compravo delle pesche tettarine ho incontrato uno che chiedeva l’elemosina che per me era un marziano.
L’ho messo alla prova e gli ho detto, faza da cul da can da caz, non mi ha risposto e si è seduto.
Vieni da Marte, vero ? Gli ho chiesto.
Vicino Pesaro, mi ha risposto.

Una volta una stronzatina sintetica e colorata, che si dimenticava però di cambiare forma in continuazione, aveva cominciato a mordere le altre stronzatine sintetiche e colorate. L’ho presa, messa in un container per il rusco, e l’ho lanciata nello spazio profondo.

Una volta ho preso il teletrasporto che son finito su un mondo sbagliato, sono andato a prendere un aperitivo con una mia trisnipote. Avevo sbagliato l’anno. Ho raccontato lo stesso agli amici di averle tirato una gran guzzata.
Quando cammino dentro una singolarità e ci sto dentro cento anni e poi esco, succede che gli amici al bar mi chiedano come mai puzzo come se fossi stato via cento anni, anziché i due minuti che mi son serviti per uscire a scoreggiare. Eh eh eh.

Prendo la metropolitana da città A a città B, sulla Luna. Chiudo gli occhi, stringo il buco del culo e mi dico che potrei essere contento se solo potessi tornare sulla Terra. Sarei ancora più contento se il cesso fosse libero.

A me la mozzarella fa cagare, anche quella blu.

Ho adottato un cane, una volta, geneticamente modificato. Mi piace menarli i cani. Gli lego i maroni a un lampione, anche quelli, come il mio, che ne hanno quattro. Anche il mio papà faceva così, solo che io di maroni ne ho due. Dopo un po’ mi sono fatto furbo e mio padre era così ubriaco da non distinguere il mio ologramma da me stesso.

Quando programmo usando i pensieri geometrici, capisco di essere anch’io una figura geometrica.

Una volta ho ricevuto una cartolina nera con scritto Giove By Night, firmata Stronzatina colorata che morde, delle volte.

Una volta volevo scendere al centro della Terra, ma si era bloccato l’ascensore. Una sfiga.

Ho allevato Mammuth su Marte. E non mi è piaciuto nemmeno tanto. Al venerdì guardavo le puttane buttarsi a testa in giù sulla sabbia, a culo nudo.

Una volta mi sono scopato un Mammuth mente i Dodo ridevano. Questa non è vera.

Zaniboni era un mio amico.

Mi hanno multato perché ho parcheggiato l’incrociatore che avevo noleggiato tra due asteroidi instabili, ruttavano, soffiavano, strimpellavano, si mettevano obliqui. Ho anche subito dei danni. Per fortuna avevo la polizza kasko.

Sono andato al Teatro Comunale di Bologna a vedere un classico. Mi son addormentato dentro Ti rullo di Kartoni e mi son svegliato su Un bel dì vedremo.

Una volta al comunale ho visto lo spettacolo di un’ombra riprogrammata in Braille che leggeva Fondazione di Baldini. Non mi è piaciuto. Però quella volta il cesso era libero e ho avuto il mio daffare.

Una volta dalle parti del cratere Modena ho incontrato un labirinto. Mi parve singolare, non ricordarmi in che punto l’ho incontrato  e poi esserne uscito.

Doveva essere una dipendenza da Labirinto, mi ha detto uno mentre entravo nel negozio Mandarina di Piazza Maggiore, che aveva sentito mentre avevo quei pensieri sul labirinto, e intanto si sentiva il rombo dell’astronave Mondo che s’accrocchiava al cielo, quel pomeriggio. Aveva uno specchio al posto del viso, l’uomo che mi parlò.

Zaniboni non è più un mio amico. Ha messo su casa con la stronzatina colorata e a me son rimasti un mucchio di puntibaratto. Ha comprato la casa in amminoacidi. Gli ci vorrà tempo, per tornare come prima, a Zaniboni.

Ho scambiato i punti baratto con degli eurometaforici. Poi gli eurometaforici si sono suicidati. Lo so che a volte non ci si capisce niente, con tutte queste monete più o meno virtuali.

Il labirinto mi ha poi accusato di superbia.

Un giorno il labirinto mi ha chiesto un favore, dovevo impedire l’accertamento nei suoi confronti della Guardia di Finanza. Li ho distratti facendo le boccacce e il labirinto si è nascosto sotto la sabbia radioattiva del cratere Modena.

Dicono che ho una bella lingua.

Una volta il labirinto, in modo sfacciato, mi ha chiesto un cunnilingus.

Zaniboni è uno stronzo.

Uno giorno che stavo bene, e non so perché, ho tentato di buttarmi di sotto, ho provato da ognuna delle quattro finestre del mio appartamento al ventitreesimo piano, ma vacca boia che fregatura. I distorsori di gravità alle finestre erano stati aggiustati da poco.

Il nuovo amministratore di condominio è uno che sta molto attento alla manutenzione delle cose, delle ombre, dell’aria, degli autonomi e, in certi casi, delle persone (purché si siano dichiarate tali).

Per i gatti, i distorsori, non funzionano.

Zaniboni, ho scoperto che non si chiama Zaniboni, ma so che a lui piace pensare che gli altri non lo sappiano.

La mattina, a volte, raccolgo gatti morti e li vendo per farne borse e pellicciotti. Mi ci pago le cene al ristorante etnico.

Mi piacciono i tortellini e il bollito, li compro al mercato nero, da quando sono stati vietati.

Conosco delle persone che si dichiarano androidi. Ho controllato al Pubblico Registro il corredo genetico e non era vero, se non parzialmente. Conta la percentuale per potersi dire androidi oppure no.

Al pubblico registro bisogna fare la fila e sono molto antipatici. Ho dovuto pagare dei bolli, superare un bel po’ di spam pubblicitari, accettandoli, in qualche caso registrandoli, altri ancora mandandoli a memoria, se no avrei dovuto pagare un sacco in bolli, diritti d’accesso, forse avrei dovuto cedere anni di vita previsti e amminoacidi. Io ci tengo ai miei amminoacidi.

Quando viaggio nel tempo torno che sono molto stanco. Non mi piacciono le bibite gassate, ma i gelati invece sì.

Per colazione mi piace l’alga di rorscharch, i succhi di melandra, e delle volte i cereali giovani.

Su Ibanez IV, l’unico pianeta vivibile oltre sistema solare, ci si arriva con un viaggio complicato fatto di innesti, broadcasting proteici, telescatologia (pare che uno stato neuropsichico dato da una scarica di insulti aiuti il viaggio), sospensione orale (alcuni erroneamente prendono pillole, anziché smetterla di parlare).

So che è insolito ma là mi capita di guzzare tutta notte, ci sono le donne più affascinanti, che io sappia.

Ibanez IV è un pianeta di quelli detti tre quarti, dove le notti durano pochissimo, anche per via della rivoluzione su di sé bloccata in parte dalle recenti procedure di terraformazione.

La procedura della filastrocca è il più conosciuto tra i metodi di terraformazione. Coinvolge universi paralleli,  suppone l’invisibilità della terza dimensione, e prevede il consumo di una tazza di caffè nero bollente, da moka, e degli spettatori seduti dietro a una membrana fumogena.

Zaniboni ha preso casa su Ibanez IV, prima che diventasse mio cugino. Ha fatto anche questo Zaniboni, è diventato mio cugino.

Mi piacerebbe essere Zaniboni e se fossi lui inviterei il me che sono io ora e che sarebbe non si sa chi dopo che io sono diventato Zaniboni, ecco quello lì lo inviterei al mare.

Che a me, il me che sono adesso, mi piacerebbe che se io fossi Zaniboni andare al mare con lui.

A me se no il mare non mi piace. Tutto quel sale che viene ributtato sulle spiagge ha delle conseguenze se sei nudo.

Qualcuno vende metapelli al mercato nero. Ecco, un giorno ne comprerò una anch’io per andare al mare a Casalborsetti, tra le rovine, ad accendere fuochi fatui, a sognare Murene e Gnocche bionde, a recitare ad alta voce le poesie di Justin Bieber III, che tutte poi si girano.

Un giorno ho fatto un viaggio in un futuro perpendicolare e ho visto un me stesso anziano che guardava dentro un altro futuro non suo e che piagnucolava e diceva Mamma Mamma e voleva tornare bambino.

Dopo quella volta lì sono andato in una clinica per disintossicarmi dai viaggi nel tempo. Mi han fatto fare, sotto stretto controllo medico, una dieta a base di attualità, di sesso anale e studio del latino.

La psicologa aveva le tette grandi e mi sono ricordato che in un futuro anteriore l’avrei sposata.

Passavo i pomeriggi a giocare a scacchi, a advanced doom e a Fifa 2152. Delle volte, di nascosto, pensavo al futuro, ma rilevatori mi scoprivano sempre.

Non è vero che mi scoprivano sempre, ma nella frase che ho scritto prima avevo esaurito lo schermo antilettura e non potevo scrivere diversamente. E ora, dopo che ho riattivato la schermatura, mi piace così.

La sera mi addormentavo dentro Moby Dick, Capitan Harlock e La biciclettata dei biribolini. “Son biribolino anch’io” la fischio ancora, certe volte, ed è una specie di richiamo colto del passato.

La prima cosa che ho fatto, uscito da lì, è stato riprendere i rudimenti della mia vita fuori da lì. Sono andato in un bar, dalle parti di Piazza Costituzione a Bologna, a bere una birra e a conversare di figa e di calcio con una mutata che stava registrando i suoi pensieri inermi per una serie da vendere in micromemorie singole. Ognuna numerata, fuori sequenza, però. Sta lì il gioco, aveva cercato di spiegarmi. Ma, gli chiesi, la spiegazione, o meglio i pensieri su questa spiegazione fanno parte del gioco, sono registrati? Bè poi vengono rimaneggiati un po’, prima di essere venduti. Ci sono i curatori, gli autori, che mettono assieme il materiale, lo alterano

Gli chiesi di venire su da me. Mi disse di lasciare stare, ordinammo un’altra birra e finì che mi fece vedere le foto dei lupi nani che teneva sotto il letto.
Sono carini, vero?

Realizzai, guardando l’aria vuota che aveva lasciato la mutata di fianco a me, che di Zaniboni mi ero stufato e che ero pronto per la mia nuova vita.

Poi ho comprato la memoria passata di un lettore di questa stessa mia storia, per vederla con gli occhi di chi l’ha letta, dopo che l’ho inviata in un viaggio nel tempo a ritroso.

__________
Paolo Zerbinati
Crede di aver mandato quattro pezzi agli amici di Barabba. Però non ne è sicuro. Se qualcuno li legge, o anche solo vuol provare a farlo, e poi ne vuol parlare con lui, può scrivergli a: paolo.zerbinati.46028@gmail.com. Se no, è lo stesso. Questa è da intendersi un po’ come la sua biografia, come richiesto.
Paolo Zerbinati

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(marco manicardi)
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